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Setzu «È quando tutto tace che bisogna preoccuparsi maggiormente», ricorda il sindaco

«Credo che la Sardegna,se resterà inascoltata, si debba sollevare . Per troppo tempo il popolo sardo è stato calpestato: è ora di dire basta».

È questo lo sfogo di Francesco Cotza, primo cittadino di Setzu, contro la Sogin, la società di stato delegata alla realizzazione del deposito unico delle scorie radioattive, che ignorando il "no" di centinaia di comuni, associazioni e perfino della Regione, sta procedendo con il suo progetto di collocare anche in Sardegna un deposito per lo stoccaggio delle scorie.

Negli ultimi mesi i vari enti locali sardi hanno lavorato e presentato osservazioni, argomentate su solide basi scientifiche, per dimostrare che la Sardegna non dispone dei requisiti richiesti per ospitare i rifiuti radioattivi. Tra questi anche l’Unione dei comuni della Marmilla, all’interno della quale non solo i sindaci dei paesi inseriti a gennaio nella Carta nazionale delle aree potenzialmente idonee (Genuri, Las Plassas, Pauli Arbarei, Segariu, Setzu, Turri, Tuili, Ussaramanna, Villamar), ma anche tutti gli altri, hanno deciso di incaricare dei professionisti per redigere atti e documenti a sostegno della loro contrarietà.

Ciononostante, nei giorni scorsi la Sogin ha annunciato sulle maggiori testate nazionali e regionali, un seminario nazionale per l’approfondimento degli aspetti tecnici relativi al Deposito Nazionale e Parco Tecnologico per le scorie nucleari, provocando un sollevamento di scudi generale da parte di tutte le istituzioni locali.

«Io ritengo -ha aggiunto Cotza  - che questo argomento dovrebbe essere seguito con attenzione da tutti i sardi. Ora sembra già dimenticato, ma è proprio quando tutto tace che bisogna preoccuparsi maggiormente, e la Sogin ce ne ha dato la dimostrazione. Una simile eventualità metterebbe a repentaglio il futuro dei prossimi 300 anni di un’intera regione. Ci parlano di arricchimento del territorio, ma quale arricchimento può avere un così caro prezzo da pagare come la nostra salute? La Sardegna si sta proiettando su un sito regionale completamente Unesco, che vuole mettere in risalto le proprie risorse storiche, archeologiche e naturali. Lo stesso comune di Setzu, assieme all’amministrazione di Tuili, Gesturi e Genoni, lavora da tempo al progetto del futuro parco della Giara.
Ma se tra dieci anni avremo a 3 chilometri di distanza un sito nucleare, che futuro possiamo dare ai nostri progetti, alle nostre comunità? La Marmilla è già un territorio povero, particolarmente in crisi. La nostra bella vita, buona vita, è l’unica cosa che ci rimane e dobbiamo essere agguerriti nella sua difesa. Credo proprio che le persone si debbano muovere in maniera decisa nel caso in cui le nostre necessità vengano ignorate e si vada avanti in questa direzione. Io sono una persona pacifica però una simile decisione non è accettabile, perché mette in ginocchio un’intera regione».

Durante i seminari online organizzati da Sogin saranno esposti i pro e i contro per i territori che ospiteranno questo deposito. In questa occasione, la regione Sardegna avrà modo di ribadire nuovamente il proprio categorico dissenso.

Dopo la conclusione del procedimento, a novembre, ulteriori valutazioni potranno essere inviate solo da soggetti portatori di interessi qualificati entro i successivi trenta giorni. Dopo di che, alla fine dell’anno, sarà decretata l’ubicazione finale del sito.

T. Giada Podda © Riproduzione riservata


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