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Pensionata in bicicletta

di Mauro Marino, esperto in economia

Tra le cose che si chiedevano a Mario Draghi quando è diventato Presidente del Consiglio, oltre a risolvere il terribile problema della pandemia, attuando un piano vaccini degno di questo nome e oltre alla presentazione del recovery plan all’Unione europea entro il 30 aprile 2021, c’era anche quello di attuare quelle riforme che i cittadini italiani aspettano da oltre vent’anni.
In particolare le riforme della Giustizia, della pubblica amministrazione, del fisco, della scuola e della previdenza.

Parlando della riforma della previdenza questa è di assoluta necessità, in quanto alla fine dell’anno scade la cosiddetta quota 100. La famigerata legge istituita a titolo sperimentale sotto il governo gialloverde per i tre anni 2019-2020-2021 e che dava la possibilità a chi avesse almeno 62 anni di età sommati a 38 anni di contributi di poter accedere al pensionamento.

E’ stata una legge molto controversa e che si è rilevata in parte un flop, in quanto nelle intenzioni degli ideatori avrebbe dovuto creare un ricambio generazionale con la prevista uscita dall’ambito lavorativo di quasi un milione di persone e la contestuale assunzione di almeno 500 mila giovani.
Questo non si è assolutamente verificato. Infatti, si prevede che i lavoratori che usufruiranno di tale istituto saranno non più di 500 mila e le assunzioni non arriveranno al numero di 200 mila. Il fatto positivo è che a fronte dei 20 miliardi di euro di costo previsti se ne risparmieranno circa la metà.

Alla fine dell’anno se non si interviene a livello legislativo ritorna, in quanto mai abolita, la contestatissima legge Fornero. La legge istituita dal Governo Monti e voluta dall’Europa per arginare la spesa previdenziale che aveva raggiunto in Italia cifre esagerate.
La legge Fornero prevede che per accedere al pensionamento siano necessari 67 anni di età, per cui l’intervento legislativo è assolutamente necessario altrimenti in una sola notte dal 31 dicembre 2021 al primo gennaio 2022 si creerebbe uno scalone di cinque anni per poter andare in pensione.

E’ rimasto poco tempo, meno di nove mesi. Ma c'è una grande opportunità. Con quasi tutto l’arco costituzionale presente al Governo è un’occasione unica per poter varare una legge previdenziale di ampio respiro, strutturale, e che tenga conto di tutte le molteplici peculiarità che essa necessita.

Quindi pensare ai giovani che sono i più penalizzati in ambito previdenziale perché hanno carriere discontinue, alle donne che svolgono da sempre il doppio lavoro in casa e  in ufficio, a coloro i quali svolgono lavori usuranti, ai lavoratori precoci e ai disoccupati sopra i 60 anni di età che per vari motivi non riescono più a rientrare nell’ambito lavorativo.

Separando previdenza da assistenza, operando una flessibilità in uscita e diminuendo le imposte ai pensionati si potrà avere una legge duratura e con la certezza del diritto per dare finalmente alle persone quella serenità necessaria per operare le proprie scelte in ambito previdenziale.

Mauro Marino, esperto in economia © riproduzione riservata

 

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