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Amilga Quasino: dalle avversità può nascere "la svolta"

Qualcuno vi ha mai detto che siete troppo gradi per fare una cosa? Che oramai il vostro treno è passato, che ci dovevate pensare prima? Quante volte avete sentito che l’età poteva essere un ostacolo per realizzare un vostro sogno?

Non è questo il caso di Amilga Quasino, che di particolare non ha solo il nome ma anche la storia.

«Sono la nipote di una delle prime donne che si è avvalsa del divorzio, la cui figlia ne ha usufruito e che anche io ho fatto lo stesso. Credo che in senso matrilineare ciò abbia un significato profondo, ovvero, il divorzio è uno strumento importante che serve per imparare a riprendersi nuovamente la vita fra le mani quando si realizza che il nostro valore non ha possibilità di emergere e di brillare. Quando si è sopraffatte dall’altro e si sente la necessità di prendersi la responsabilità della propria libertà e della propria sacrosanta esistenza, si può scegliere se alzarsi da sole e ricominciare, oppure continuare a restare in una situazione avvinghiante e venire erose giorno dopo giorno, non solo dalle altre persone ma anche da sé stesse con sentimenti di auto svalutazione. Ma senza il lavoro questo non è possibile: ho avuto l’esempio in famiglia di donne sole che sono riuscite con enormi sacrifici a tirare su le figlie, e io non avrei voluto essere da meno».

Il divorzio o la separazione sono tematiche complicate da affrontare ancora ai giorni nostri, ma se si pensa che la nonna di Amilga è stata una delle prime donne ad usufruire di questo diritto ti viene da sommergerla di domande. Immaginiamo sempre le donne di quei tempi come delle donne di casa, ben poco indipendenti, che di certo non andavano contro al marito.

«Dal punto di vista sociale il XX secolo è stato il secolo dell’emancipazione femminile. Liberarsi da catene culturali imposte dal passato per prendere coscienza di sé e poi aprire finalmente la fioritura personale, fare conoscenza con la propria vera identità, non più schiava di obbligazioni sociali tacite, ecco, questo è quello che ha fatto mia nonna, nata ai tempi della Prima guerra mondiale. Mia nonna faceva la sarta, la sarta d’arredamento: aveva tre giovani lavoranti e produceva su misura tende e rivestimenti di poltrone e divani su commissione. Mia mamma ha studiato e lavorato come segretaria, e poi ha aperto un’agenzia commerciale per conto suo. Io ho seguito gli studi per perito aziendale e corrispondente in lingue estere, e poi un corso di taglio e cucito, tanto per restare in tradizione. Successivamente sono stata assunta in una multinazionale ricoprendo poi vari ruoli nel settore commerciale, dedicandomi alla relazione uno-a-uno e poi in gruppo, e in rete».

Tre donne, tre periodi storici diversi, tre storie di indipendenza, di sacrificio e di emancipazione personale.

«Ecco, ti posso dire quindi che la linea femminile della mia famiglia è stata molto influente sulla mia formazione e sulla mia realizzazione professionale. Mia mamma ha iniziato a lavorare “da grande” verso i quarant’anni e ha sempre studiato la sera, ma devo dire che anche mio padre ha deciso di realizzarsi professionalmente “da grande” all’età di cinquant’anni, abbandonando il lavoro precedente di amministratore per sostenere l’esame di stato e diventare avvocato, per fare il quale aveva studiato da ragazzo. È evidente che a entrambi il divorzio aveva fatto bene».

Ma la storia di Amilga non si ferma con il divorzio: «Ho 55 anni suonati, e di solito le persone a questa età sognano di saltare a piè pari i due lustri che li separano dalla pensione. Fatto sta che io, con trent’anni di esperienza lavorativa alle spalle, un figlio ormai adulto e indipendente, quindi sdoganato, mi sono trovata nel 2008 a fare i conti con la crisi economica e quindi licenziata di punto in bianco per esuberanza di personale. Diciamo che di momenti critici nella vita ne ho vissuti parecchi, ma quando si arriva a una certa età non si immagina che si debba tornare indietro. Ci si aspetta che a quarant’anni una persona possa raggiungere una certa stabilità e invece tutto da capo».

Sembra quasi che il destino avesse altri programmi per lei. «Una delle mie ex datrici di lavoro, porgendomi la lettera di licenziamento in quanto non accettavo la nuova proposta che prevedeva il demansionamento e mi obbligava al tempo pieno anziché al part-time (che per me era condizione fondamentale avendo un figlio a pieno carico) mi disse: "Mi dica signora, ma che lavoro pensa di trovare? Che lavoro vorrebbe fare? Non lo sa? Allora quando deciderà che lavoro vuole fare da grande me lo venga a dire che sono proprio curiosa!" Ecco, questa è stata la frase che mi ha fatto scattare la molla e mi ha portato a riscattare la mia vita una volta per tutte. Devo ringraziare ancora questa signora, nonostante la sue parole assai poco cortesi, mi ha offerto l’occasione per ritrovare il senso della dignità che mi ero abituata a tenere sotto al livello di minima coscienza».

Qua inizia la sua sfida, si iscrive all’università per realizzare il suo sogno di diventare psicologa, si laurea a 55 anni, con un bimbo piccolo, e inizia la sua nuova vita. Conosce un uomo, anche lui con tanti progetti, si innamorano e si sposano dopo soli 7 mesi, fortunatamente questa volta il suo matrimonio è armonioso e felice.

«Prospettive per il futuro ne ho a iosa: sto frequentando un corso di perfezionamento in musica e Musicoterapia in neurologia, ho in programma per l’anno prossimo di frequentare la scuola di specializzazione quadriennale in psicologia della salute, e l’apertura di uno studio associato per la progettazione del benessere dell’individuo, del gruppo e della società per poter lavorare secondo l’approccio sistemico basato sulle relazioni e sul linguaggio, anche quello non verbale, dove la gestione delle emozioni possa essere il punto cruciale per prendersi e riprendersi lo spazio per sbocciare nel mondo».

Mi è piaciuta la storia di Amilga perché tante volte ho pensato di essere troppo grande per fare determinate cose, tante volte mi sono - per così dire - tarpata le ali da sola. Amilga è stata per me una ventata di coraggio e determinazione.

Tutto questo per dirvi, cari lettori, che non è mai troppo tardi nella vita per realizzare i propri sogni: se la vita che state vivendo non è quella che desiderate potete impegnarvi per cambiarla, e se vi capita qualcosa di brutto c’è sempre un modo per fare di quell’esperienza negativa un punto di rinascita.

Federica Vacca © riproduzione riservata


Immagine principale: Amilga Quasino

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