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La storia di Giulia ed Eleonora, per sempre unite da un sogno

Voglio iniziare la mia rubrica, la mia nuova avventura, parlando di un sogno, il sogno di Giulia. Giulia è una bimba che a soli dieci anni ha perso la vita per un tumore al cervello. Le cure, la speranza, i viaggi e i soldi non sono serviti, i sogni di una piccola anima annientati da una cosa più grande di lei.

Ha combattuto Giulia, ha pregato, ha pianto e riso tanto, ha stretto le sue manine a quelle dei genitori con tutte e forze che aveva. Loro, che per amore si erano lanciati in viaggi della speranza, che avrebbero dato la loro stessa vita per lei: ma nulla è servito, nulla ha salvato Giulia. Come può una mamma sopravvivere a un dolore così grande? Come può una persona andare avanti? Tante volte guardando le foto di Giulia ho pensato alla mamma, Eleonora Galia.

Tante volte non ho trovato il coraggio di scrivere la loro storia, così sofferta, così dolorosa soprattutto agli occhi di una giovane mamma come me. Ma ogni storia vale la pena di essere raccontata e ancor di più la loro. Quindi ora voglio omaggiare una grande donna, ma ancora di più una grande mamma dedicando proprio a lei la prima storia della mia rubrica, perché nessuna storia deve essere dimenticata e nessuno muore se vive nel cuore di chi lo ama.

Non racconterò di come Eleonora porti avanti il sogno di Giulia, perché di questo se ne è già parlato tanto. Se non conoscete l’associazione che porta il suo nome, sappiate che si occupa di aiutare i bimbi in difficoltà, regalando giochi, culle e tanto altro. E fa tutto ciò perché Giulia era così, il suo sogno era aiutare gli altri, un sogno che era come lei, semplicemente speciale. No, non mi dilungherò in questo, perché sarebbe facile e forse banale.

Parlerò di Eleonora, perché è lei che io guardo con occhi di stima, perché è lei la sopravvissuta. Le ho domandato come fosse possibile sopravvivere a una figlia, come il cuore di una mamma potesse continuare a battere, e lei mi ha risposto così:

«Quello che vorrei che la gente capisse sul significato di perdere un figlio, è che nessuno è mai preparato a un simile dolore. È per questo che mi preme ricordare, per prima cosa, un concetto tanto essenziale quanto meraviglioso: bisogna godersi ogni istante passato in compagnia di coloro cui vogliamo bene. Nulla è certo in questa vita, nulla è garantito, neppure che i figli sopravvivano ai genitori.
Se c’è un aspetto che accomuna tutti coloro che hanno vissuto la tragedia della perdita di un figlio, è il sentimento di solitudine e incomprensione che si prova in un primo momento. In molti si sentono isolati poiché credono che nessuno possa comprendere il loro dolore.
Perdere un figlio vuol dire avere la sensazione che il nostro progetto di vita stia sfumando via, insieme ai nostri obiettivi. Tuttavia, prima o poi arriverà il giorno in cui ci accorgeremo che vale ancora la pena di vivere, per mantenere vivo il suo ricordo.
‌Perdere un figlio porta il mondo a fermarsi dalla sera alla mattina. È qualcosa che va contro natura, e la nostra mente non riesce ad assimilarlo. E si rimane fermi, senza aria, come se ci avessero risucchiato l’anima…
Il pensiero più ricorrente che farà un genitore sarà il classico “nulla ha più senso”. E la paralisi vitale, emotiva e motivazionale finirà per intrappolarlo in un circolo di sofferenza cronica.
Dire che la morte di un figlio può essere superata non è vero. Superare vuol dire vincere, e nessuno può né deve passare sopra l’assenza ed il vuoto che si radica in noi, diventando parte della nostra essenza di persone.
La morte di un figlio si assimila, si piange e si accetta. Si impara a vivere con quel vuoto, ma si diventa consapevoli che quella tristezza vivrà per sempre nel nostro cuore.
Che ci si creda o meno, arriva un giorno in cui il dolore non sarà più così straziante, in cui potremo respirare senza che ci faccia del male, camminare senza che la nostra anima pesi e respirare senza che il cuore pianga.
Perché ricominciare a vivere vuol dire onorare la memoria di chi non c’è più. Vuol dire capire che lui è dentro di noi, che ricordarlo significa rendergli omaggio, e sentire che l’amore si impossessa di noi».

È proprio questo che ha fatto Eleonora creando l’associazione “Il sogno di Giulia Zedda” che, come detto, dona giochi, accessori a mamme e bimbi in difficoltà. Anche in questo modo Eleonora ricorda la sua bambina.

Ma io voglio chiudere il mio articolo con qualcosa di ancora più personale, voglio rubare un ricordo ad Eleonora, un ricordo di Giulia, il più tenero, il più personale e lo voglio regalare a voi in modo che Giulia rimanga sempre nei cuori di tutti coloro che leggeranno.

«Natale, aria di festa, calore familiare, tavola imbandita. Amavo tanto il Natale. Lo amavo perché eri tu a rendere ancora più speciale la festa più bella dell'anno. Già sin dai primi giorni di dicembre, eri in attività. I presepi da ideare per regalarli, gli addobbi natalizi da tirare fuori. Quanta attenzione nel tuo fare. La casetta del presepe, il Bambinello, i pastori, tutto, le tue abili manine e la tua gioia indefinita, davano un tocco magico. Ogni addobbo dell'albero, un sorriso, mi catapultavi come un vortice nell'allegria che il Natale, nella gioia che il Bambinello, porta.
Nel mio cuore solo la nostalgia dei tempi felici, la tristezza che non sarai più con me, a contare i giorni per arrivare alla notte Santa. Non farai più la sentinella della mezzanotte, non ci saranno più i tuoi gridolini di gioia nell'aprire i piccoli oggettini che avevi preparato per noi. Ora solo il vuoto di addobbi che rimarranno custoditi, il ricordo di passeggiate con il calore della tua mano, alla ricerca di piccoli regalini da fare a tutti.
Avresti, se solo si fosse potuto, regalato un pensierino a chiunque. Vedo scorrere i giorni, il mio cuore si stringe ancor di più, non ci sarà più un Natale, non ci sarà una tavola imbandita e tu a recitare le poesie del Bambino Gesù. Sarà un giorno come sempre, dove i ricordi e la struggente dolorosa tua assenza saranno miei compagni.
Ma so che mi spingerai a sorridere, ad accogliere quest'altro Natale senza di te, so che da lassù la tua vocina mi sussurrerà... Mamma è Natale!»

Federica Vacca ©riproduzione riservata

 

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