Keller

 Villacidro - Medio Campidano - La cronaca recente riapre l’agonia della ex Keller

Dai binari arrugginiti della Keller sono arrivati alle cronache nuovi spunti di una vicenda che ha segnato in modo indelebile il territorio. Prima per averlo ferito, con quasi trecento posti di lavoro persi, poi per averlo ingannato, alimentando false speranze di riapertura per più di un decennio.

Gli ultimi sviluppi della vicenda riguardano ciò che resta dell'ex fabbrica di treni: l’area, i capannoni, gli edifici, il residuo dei macchinari (comprese le 43 carrozze in disfacimento) sono tornate nelle disponibilità della Curatela fallimentare.

Il Consorzio Industriale di Villacidro, che nel 2017 aveva riacquisito area e stabilimento dopo il fallimento del 2014, ha revocato l’atto di acquisizione, in virtù di una serie di considerazioni dettate dal mutato scenario degli ultimi anni, che hanno fatto venire meno i presupposti di quella acquisizione che venne avviata a costo zero.

Quanto questa revoca inciderà sul contenzioso tra Curatela fallimentare e Consorzio, lo si saprà a breve, dall’esito dell’udienza in Corte d'Appello del prossimo 8 luglio.

Nel frattempo la notizia ha scosso i sindacati: le segreterie regionali Fiom-Fsm-Uilm, con un comunicato di fuoco hanno additato il presidente e l'intero Consorzio industriale di Villacidro come gli unici responsabili del mancato riavvio della fabbrica.

Questi i fatti che hanno innescato le cronache recenti, ma nella realtà la situazione sulle sorti della ex fabbrica di treni non sono cambiate. Nessuno l’ha voluta acquisire, sia quando era di proprietà della curatela, sia quando è passata al Consorzio. Non ci vorrebbe molto a capire che così com’è non è appetibile. Basterebbe un bagno di realtà.

La gente, di Villacidro e del Medio Campidano lo sa.
Lo ha capito da tempo che non uscirà mai più una carrozza da quella fabbrica sempre più destinata a divenire la rappresentazione plastica di un’avventura industriale corsara, che ha drenato contributi pubblici per decenni lasciando al territorio uno scheletro inservibile, o riutilizzabile unicamente a caro prezzo.

Lo sanno i tanti ex lavoratori che pure per anni hanno seguito le promesse di riapertura sostenute dai loro rappresentanti sindacali. In cambio hanno ricevuto sussidi, sotto varie forme, ma un vero futuro all’insegna della dignità di una regolare occupazione, mai.

Tanti, troppi tra loro si sono trovati costretti ad alimentare il mondo del lavoro sommerso: è stato questo il nuovo, enorme, indotto della ex Keller. Un indotto che impoverisce ancora di più il Medio Campidano perché non restituirà mai pensioni e servizi, a loro e ai loro figli.

Per altri, pochi, lo sbocco lavorativo è stato nel settore della grande distribuzione, l'unico comparto che a Villacidro ha prodotto occupazione nell’ultimo decennio, sia pure spesso precaria e assai lontana dalle garanzie della contrattazione collettiva.

La realtà è che una storia nata male non poteva che finire peggio. Scomodando De Andrè, che dedicava un suo brano all’uccisione di Pier Paolo Pasolini, anche per la Keller si tratta di “Una storia sbagliata”.
Probabilmente lo era fino dal suo concepimento, perché realizzare treni su un isola in mezzo al Mediterraneo è un po’ come costruire navi in cima alle Dolomiti.

Marco Cazzaniga (Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.) © Riproduzione riservata

 

 

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