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Premiazione Desert Paradise

 Villanovaforru - Comunicato stampa diffuso integralmente

Si è chiusa ieri (24 settembre) la IX edizione del Life After Oil International Film Festival, concorso cinematografico dedicato in modo specifico ad ambiente e diritti umani.

Il paese della Marmilla ha ospitato con successo le cinque intense giornate in cui quest’anno era articolato il programma della manifestazione fondata e diretta da Massimiliano Mazzotta.

Sette le categorie premiate, a cominciare da quella di lungometraggi e mediometraggi ambiente con il riconoscimento intitolato a Giuseppe Ferrara. A vincere il documentario “Desert Paradise” dell’olandese Ike Bertels che si concentra su una comunità di una città della Namibia legata all’estrazione di diamanti.

I tre giurati della sezione - il regista Marco Antonio Pani, il direttore del Green Montenegro International Film Fest Blagota Marunovic e la regista Simona Risi - hanno anche assegnato una menzione speciale alla produzione tedesca “The Recycling Myth”, inchiesta sul riciclo della plastica firmata da Tom Costello e Benedict Wermter.

Il premio Valentina Pedicini per i lungometraggi e mediometraggi diritti umani è andato invece a “Feminity”, storie difficili di donne iraniane raccontate da Mohsen Ostad Ali, che ha convinto più delle altre opere selezionate la giuria formata da Beniamino Saibene, presidente del Milano Film Festival, da Heinz Hermanns, direttore dell’Interfilm International Short Film Festival di Berlino, e dal critico Simone Tricarico.

Per quanto riguarda i cortometraggi ambiente sempre dall’Iran arriva il vincitore: “Vadiyar” di Marjan Khosravi La giuria composta dal regista Paco Mariani, dalla giornalista Agnese Cossu e dalla critica cinematografica Daniela La Torre ha dato inoltre una menzione speciale a “Sentience” girato in Cina dall’australiano Elliot J. Spencer.

Per i cortometraggi diritti umani il regista Daniele Atzeni e le attrici Francesca Buffoni e Francesca Murru, che componevano la giuria, hanno voluto premiare l’ungherese “Branka” diretto da Akos K. Kovacs con una menzione per il francese “4AM” di Mehdi Fikri. Tra i lavori di animazione, con la giuria formata da una rappresentanza di Fridays for Future e UniCa Lgbt dell’Università di Cagliari, l’ha spuntata “Nothing Left” dell’inglese Frankie Sutton.

Un gruppo di migranti richiedenti asilo presenti nel centro di accoglienza straordinaria di Villanovaforru, che avevano il compito di valutare i corti sperimentali, ha scelto invece l’indiano “Awakening of the Goddess” realizzato da Debjani Mukherjee. Infine nella categoria a tema libero World Panorama il premio, assegnato da un gruppo di studenti dell’Istituto di istruzione superiore “Vignarelli” di Sanluri (dove si sono svolte delle proiezioni mattutine), è andato ad “Aparat” dell’iraniano Hasan Najmabadi.

Come sempre sono state anche assegnate delle menzioni da associazioni che collaborano con il festival: Emergency Sassari ha premiato “Yemen’s Dirty War” dei francesi Nicolas Jaillard e Guillaume Dasquié; Italia Nostra ha puntato su “Sentience” di Elliot J. Spencer; Medicina Democratica ha scelto “Tricked Into Surgery: India’s Hysterectomy Scandal” di Mathilde Cusin; Wwf Sassari invece “Arbores” di Francesco Bussalai.



Qui le motivazioni dei premi


Immagine in evidenza e seguente: alcuni momenti delle premiazioni a Villanovaforru (Foto Gigi Cabiddu)

Premiazione Feminity


I comunicati stampa sono importanti, come il lavoro di chi li scrive: per questo, quando riteniamo utile divulgarne il contenuto attraverso le nostre pagine, abbiamo scelto di farlo in modo riconoscibile e distinto dagli altri articoli di nostra produzione, riportandoli integralmente, nel rispetto della filiera dell'informazione. (Redazione Il Sardington Post)

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