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Premiazione Dessì

 Villacidro - La premiazioni dei vincitori, le motivazioni e gli ospiti della serata

Fabio Stassi, e Valerio Magrelli hanno vinto la trentasettesima edizione del Premio Giuseppe Dessì.

Nella cerimonia di premiazione, che si è svolta a Villacidro, sono stati assegnati anche i tre riconoscimenti fuori concorso, già annunciati: Il Premio Speciale della Giuria alla drammaturga e regista Emma Dante e il Premio Speciale della Fondazione di Sardegna, assegnato al giornalista e scrittore Matteo Collura e all'attore e regista Michele Placido.

La serata è stata presentata dal poliedrico Neri Marcorè, attore, conduttore, musicista e imitatore che ha dialogato con i finalisti, commentando le pagine delle loro opere con più di una incursione nel registro dell'ironia. Durante le fasi della premiazione, spazio anche per alcune proposte musicali tra il blues e le sonorità mediterranee eseguite dal cantautore tabarchino Matteo Leone.

Per la sezione Narrativa il premio è andato a Fabio Stassi, già finalista al Dessì alcuni anni fa, per Mastro Geppetto (Sellerio): una riscrittura di Pinocchio, uno dei romanzi maggiormente tradotti all'estero e che ha contribuito a formare l'immaginario di tutte le generazioni cresciute dopo la sua pubblicazione, nel 1883. L'autore in quest'opera ha concentrato tutta la sua attenzione su Mastro Geppetto, ossia su tutte le disavventure che occorrono al creatore-padre del burattino-figlio in cerca del suo Pinocchio. Ne è uscito un racconto di grande crudeltà e cinismo, dove l'autore ha puntato le luci su una figura fortemente emarginata e vittima delle cattiverie dell'intera società che gli ruota attorno, a partire dal suo paese.

Per la sezione Poesia è stato premiato Exfanzia, di Valerio Magrelli (Einaudi). Un'opera sorprendente fin dal titolo, exfanzia evoca l'infanzia ma il cambiamento dell'iniziale, quell'in sostituito con ex, pone le riflessioni poetiche al di fuori da quella stagione della vita: ciò non significa cancellare la consapevolezza di ciò che ogni persona è stata, ma raggiungere piuttosto il focus attraverso un punto di vista anziano, capace di guardare da lontano il periodo infantile. Parlare dei vecchi compagni di scuola o guardare una vecchia foto avviene quindi attraverso una nuova prospettiva, grazie al filtro di una maturata consapevolezza.

Gli altri finalisti della triade riservata alla Narrativa, anch'essi saliti sul palco a illustrare i loro lavori erano Raffaele Nigro con Il cuoco dell'imperatore (La Nave di Teseo), un romanzo storico classico nella sua sostanza, dove si propone una poderosa documentazione su Federico II vitalizzando il racconto con il tocco dell'invenzione del narratore, che raggiunge il traguardo di una gustosissima leggibilità; e Paolo Colagrande, con Salvarsi a vanvera (Einaudi), un romanzo ambientato nel 1943 durante l'occupazione del territorio italiano da parte delle truppe tedesche, raccontato dal punto di vista della figlia di un ebreo che deve mentire le sue origini, cambiarsi il nome e assumere comportamenti menzogneri per sopravvivere.

Per la sezione Poesia gli altri finalisti erano Silvia Bre con Le campane (Einaudi), componimenti tutti incentrati sulla forza suggestiva del suono e della capacità evocativa che ha sulla nostra memoria; e la raccolta di poesie Apolide (Mondadori)  di Mary B. Tolusso  dove si fa riferimento a una carenza di connessioni tra l'identità che si ritiene di avere e il luogo da cui si proviene: una sorta di percorso di ricognizione del mondo condotto a partire da dettagli solo apparentemente insignificanti.

Come già annunciato, il Premio Speciale della Giuria è stato assegnato alla drammaturga e regista Emma Dante, mentre al giornalista e scrittore Matteo Collura e all'attore e regista Michele Placido è andato il Premio Speciale della Fondazione di Sardegna, partner del Premio Dessì.

Le motivazioni dei premi

Per la sezione Narrativa: «Il romanzo Mastro Geppetto di Fabio Stassi (Sellerio editore) è una contro – favola, un apologo di sofferenza e di disperazione. Esemplare per intensità e scavo sociale e morale. In realtà la favola di Pinocchio è sempre stata piuttosto amara ed è stata edulcorata successivamente in prospettiva pedagogica. Come ben diceva Pietro Pancrazi nella presentazione del proprio Esopo, la letteratura favolistica di tradizione esopica poco concede alla consolazione. È una letteratura per adulti, di radicale bilancio esistenziale. Il libro di Stassi si colloca in questa alta scia moralistica, di letteratura che affronta di petto il tema del destino personale e collettivo. Il personaggio della favola non è pertanto Pinocchio ma Geppetto, l’uomo che cerca con tenacia una propria paternità, una sorta di laico san Giuseppe, che resta ai margini della storia pur essendosi prodigato con ogni mezzo per farla progredire.
Nel libro di Stassi, Geppetto è la vittima predestinata, un uomo burlato e messo in croce, tra tradizione letteraria della beffa toscana di età umanistica e ottica evangelica, marginalità e segregazione. Geppetto è l’uomo solo per eccellenza, senza figlio, senza amici, senza fate. Gli unici che lo aiutano e lo sostengono sono altri miserabili come lui.
Uno dei molti meriti di Stassi è di avere portato fino in fondo questa parabola, senza lieto fine, evitando quella “pornografia rosa” denunciata tante volte da Ennio Flaiano. Pertanto romanzo di grande rigore morale sostenuto da uno stile asciutto eppure mosso e partecipe, mimetico nel seguire e rappresentare il percorso verso l’abisso compiuto dal protagonista, maschera triste e nello stesso tempo sorprendente pagliaccio. I riferimenti culturali, letterari e cinematografici, possono essere tanti. Ma altro merito di Stassi è di averli rivisitati e rielaborati in modo originale, imprimendo loro forza personale e potenza etica. Unite a una ragguardevole espressività linguistica.
Per queste ragioni la giuria ha ritenuto il libro Mastro Geppetto meritevole del XXXVII premio Dessì per la narrativa».

Per la sezione Poesia: «Valerio Magrelli è una delle voci più riconoscibili e accreditate del panorama poetico contemporaneo. Le poesie che ha raccolto in Exfanzia sono centrate sull’io, di cui registrano, in chiave totalmente anti-lirica e anti-idillica, soprattutto l’insofferente reattività di fronte alle occasioni quotidiane di frustrazione, di fastidio e di danneggiamento che la vita e la società ci largiscono nostro malgrado. L’esemplarità di questo libro, antipatico e coraggioso, sta proprio nell’interpretare e dar sfogo all’esasperazione impotente e rabbiosa che suscita nelle persone oneste e corrette il trovarsi, sole e smarrite, in un mondo di ladri e di piraña, alle prese, bene che vada, con gente ottusa e idiota. Magrelli non fa nulla per addolcire questa visione: il disprezzo, lo sdegno, l’odio, il livore, sono i sentimenti dominanti di una raccolta che trova proprio nel travaso di bile, salvo qualche raro intermezzo, il suo basso continuo, il suo registro unificante.
In conflitto col mondo, reso misantropo dall’accanirsi della vita contro di lui, il poeta ha sviluppato un’autentica fobia nei confronti di quanti gli hanno fatto “il sangue amaro”, come recitava già il titolo di una precedente raccolta, e non esita a scagliare contro di loro anatemi e maledizioni, augurandosi addirittura la morte piuttosto che doverli sopportare più a lungo. La poesia di Magrelli nasce da un trauma; se la vita è una “piaga”, la poesia è il “pus” che ne fuoriesce: uno dei pochi sollievi, ma inevitabilmente torbido, limaccioso, coi segni e i reperti della lotta sanguinosa, carico ancora di dolore. E questa è appunto la cifra riassuntiva di una scrittura solo apparentemente estemporanea e umorale, in realtà sorvegliatissima e capace di ogni escursione metrica e linguistica: quella cui sembra alludere, raccogliendo una suggestione etimologica, il titolo del libro, perché, se l’“infante” è il bimbo che non ha ancora imparato a parlare, l’ex-fante è l’uomo che, avendo subìto troppe crudeltà dalla vita, non può più parlarne in termini lusinghieri, celebrativi, con la solennità prevista dal verbo latino fari, anche se la condanna a soffrire senza motivo, legato a una ruota di tortura, che è il sentimento stesso della vita per Magrelli, aleggia sui suoi testi come il “fato”.».

Premio Speciale a Emma Dante: «Il percorso di Emma Dante è stato sempre contrassegnato da grande forza, originalità e coraggio. Regista, attrice, drammaturga, fin dalla sua formazione all’Accademia di Arte Drammatica di Roma ha cercato di conciliare la cultura nazionale con le tradizioni, i testi, i dialetti (liberamente ricreati e interpretati) della sua Sicilia. Vicina al teatro d’avanguardia, giovanissima recepì la lezione dell’Odin Teatret, colpita dalle geniali proposte di Kantor. Ha poi lavorato con il Gruppo della Rocca e con Roberto Guicciardini; passando, dopo il laboratorio torinese, a nuove esperienze con Cesare Ronconi. Ognuno di questi incontri ha contribuito in modo determinante ma autonomo alla sua formazione, fino alla creazione, nel 1999, di una sua compagnia.
Attenta alla realtà sociale, ai mondi familiari, Emma Dante ha sempre raccontato nelle sue pièces la fatica del vivere e la realtà di mondi poveri e degradati, mescolando sapientemente il tragico con il grottesco e la denuncia con la pietas. Ma oltre a numerosi testi autonomi, ha saputo anche ideare spettacoli tratti da opere letterarie di successo sia del passato (la Medea di Euripide) che del presente (basti ricordare Dürrenmatt, García Márquez, Landolfi...), e creare regie divertenti e fantasiose per le settecentesche favole di Gasparo Gozzi. Importante anche la sua attività in campo musicale che, avviata con la regia della Carmen di Bizet, che inaugurò alla Scala la stagione 2009/2010, è proseguita con la Cenerentola di Rossini, il Macbeth di Verdi, l’Angelo di fuoco di Prokof’ef (per non citarne che alcune).
Spesso accompagnato da dibattiti e polemiche per l’anticonformismo e la provocazione, il suo impegno creativo l’ha portata a eccellere anche nel campo della scrittura narrativa (il suo primo romanzo vinse nel 2009 il Super-Premio Vittorini-Siracusa) e nel cinema. In particolare va ricordato il suo ultimo film (del 2019, ricavato da un suo testo teatrale), Le sorelle Macaluso, che ha avuto un importante successo di pubblico e critica, con il quale ha ottenuto il Nastro d’argento 2021 per la migliore regia.
Riconoscendo all’unanimità a Emma Dante il Premio Speciale 2022, la Giuria del Dessì ha voluto sottolineare la sua straordinaria, inventiva e coinvolgente attività di drammaturga e regista, attestare l’ammirazione per la sensibilità e la dolente umanità delle sue storie, e complessivamente mettere in risalto la forza di una vocazione e di una passione civile che hanno fatto della sua figura di donna intelligente e risoluta un modello e un sicuro punto di riferimento anche per le più giovani generazioni.».

Premio speciale della Fondazione di Sardegna a Matteo Collura e Michele Placido: «Dal libro al film. Il gioco delle parti: vita straordinaria di Luigi Pirandello di Matteo Collura (Longanesi 2010; TEA 2013), diventa un film diretto da Michele Placido, del quale gli stessi Collura e Placido sono gli sceneggiatori. Il film che mancava, questo sulla vita del drammaturgo premio Nobel, nato dall’intesa perfetta tra lo scrittore e il cineasta. Da lungo tempo Michele Placido aveva in animo di girare un film sulla vita di Luigi Pirandello e il momento è arrivato con la lettura della biografia-romanzo di Matteo Collura. Dal regista e dallo scrittore apprendiamo che finalmente verrà fatta luce sulla vita di Pirandello: sul suo fascismo, tutt’altro che episodico e ambiguo, sulla follia della moglie Antonietta, sul rapporto con i tre figli, di cui fu al contempo vittima e carnefice, sull’amore ossessivo e a senso unico per l’attrice Marta Abba, sua splendida musa e sua dannazione.».

Immagine in evidenza: Neri Marcorè tra l'assessore alla cultura di Villacidro Christian Balloi e Marianna Orrù, in rappresentanza della Fondazione di Sardegna

Immagine seguente: Fabio Stassi (foto Luisa Cuccu)

Fabio Stassi
Immagine seguente: Valerio Magrelli (foto Luisa Cuccu)

Valerio Magrelli
Immagine seguente: Emma Dante (foto Luisa Cuccu)

Emma Dante

 

Immagine seguente: Michele Placido (foto Luisa Cuccu)

Michele Placido

 

Immagine seguente: Matteo Collura (foto Luisa Cuccu)

Matteo Collura

 

R. Isp. © Riproduzione riservata

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