Letizia Tuveri

 Serrmanna - Intervista all’ultracentenaria "Donna Rosa"

Oggi Letizia Tuveri, di Serramanna, compie 103 anni.
Si è lasciata intervistare nella Comunità Integrata Residence Villa Trexenta a Selegas, struttura nella quale è ospite da circa dieci anni, e ha raccontato con emozione alcune esperienze della sua vita, e dispensato preziosi consigli, che secondo lei tutti dovrebbero seguire.

Per onorare il traguardo delle 103 candeline, oggi è stata celebrata una Messa e si è tenuta una festa con tutti gli altri ospiti della struttura, gli operatori, i suoi familiari e il sindaco di Selegas.

Buonasera Letizia. Come sta innanzi tutto?

«Deu no ti intendu (Io non ti sento). Come sto… Bene, arrimàda innoi! (Ferma qui). Vedi, sono in carrozzina, non mi posso muovere, ho subito molte operazioni, mi hanno ricostruito tutto. Tranne il cervello, quello è originale e funziona ancora bene».

L’importante è quello. Racconti qualcosa di lei ...

«Io sono nata a Serramanna il 15 dicembre 1920. La mia era una famiglia benestante, sono andata a scuola fino alla quinta elementare, cosa molto rara per quei tempi, e poi ci siamo trasferiti a Cagliari. Ma ho cambiato molte case. A Cagliari, quando ero ancora una bambina, una vicina di casa ha chiesto a mio padre il permesso di portarmi con sé per insegnarmi a fare la sarta. Io andavo da questa signora, ma di sartoria non facevo proprio niente, attaccavo solo un bottone ogni tanto. Mi faceva fare le pulizie, mi metteva a lavare i vetri, il pavimento e non mi dava neanche un soldo. Quando mio padre l’ha scoperto, mi ha portata via da lì. Poi ho fatto molti lavori: lavavo le scale, facevo la guardiabarriere, ho lavorato alla fiera, come pasticcera. Se chiedi in giro, io ero la più brava pasticcera di Cagliari. Non ero assicurata, mi davano una miseria, ma mentre lavoravo cantavo sempre, la mia passione. Tu non lo sai, ma io sono una cantautrice».

E scrive anche poesie?

«Sì, le scrivevo. Ma mi hanno rubato gli occhiali e non ci vedo, quindi non ne scrivo più».


È stata sposata?

«Ho sposato un uomo che nemmeno conoscevo, solo perché era benestante come me e andava bene alla mia famiglia. Avevo 19 anni. Abbiamo avuto sei figli. Prima ti sposavi senza neanche conoscere chi avevi davanti, non si guardava che persona era, ma quello che aveva. Oggi è diverso, puoi scegliere».

È credente?

«Sono molto credente, ho fede. Io da giovane andavo ad attittai is mottus, a raccontare la vita dei defunti. (S’attittu, nelle comunità della Sardegna, indica la riunione funebre dell’intera parentela e delle attittadòras, le préfiche, donne scelte per la funzione del lamento funebre, che narrano e cantano le gesta e la vita del defunto, ndr)».

Oggi è il suo compleanno: è contenta? Bisogna festeggiare ...

«Boh, così mi hanno detto. Questi (parlando all'orecchio) pensano che io sia rimbambita: mi hanno detto che domani compio 150 anni, ma io mi ricordo di essere nata nel 1920. No potzu essi crescia tottu in un’otta (non posso essere cresciuta all’improvviso). Poi guarda cosa mi hanno messo, questo maglione de beccia (da vecchia): io voglio l’abito da sera».

Quindi le piace essere elegante?

«Certo. Io metto soprannomi a tutti, anche a me ne hanno dato uno: Letizia, la Donna Rosa. Perché uso le rose finte e le indosso nei vestiti, nei capelli. Come il mio cerchietto. Bellino, vero?»

Letizia, ci svela il suo segreto per arrivare a 103 anni, così bella e pimpante?

«Nessuno, non ho segreti. Non lo so perché ci sono arrivata. Però il primo consiglio è: non sposarti, assolutamente. Io non ho avuto una vita facile, né molto felice. In passato ho accettato tutto, perché non sapevo come cambiare situazione, anche se non mi piaceva. Invece ribellatevi sempre, quando qualcosa non vi va bene».

Rachele Casu (Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.) © Riproduzione riservata

Immagine in evidenza e seguente: la festa di compleanno, oggi a Selegas, per i 103 anni della signora Letizia Tuveri

Letizia Tuveri;

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