Sardara - Il giardino didattico ai piedi del Monreale raccontato dalla sua ideatrice, la naturalista Alessandra Caddeo
L’amore per l’ambiente, la voglia di fare rete e l’uso della natura come strumento educativo: sono queste le ragioni principali che tre anni fa hanno portato Alessandra Caddeo, naturalista originaria di Sardara, a dare vita al Giardino di Poppi. Un progetto tanto giovane quando ambizioso e sempre più al centro della comunità grazie a iniziative riservate agli appassionati, ai turisti e soprattutto ai bambini.
L’ideatrice del progetto risponde ad alcune domande sul Giardino di Poppi e sulle sue ambizioni.
Come è nata l’idea di un giardino didattico?
L’idea è nata a inizio 2020, poco dopo lo scoppio della pandemia. Da naturalista ho sempre lavorato a stretto contatto con l’ambiente e durante il lockdown ho sentito molto la mancanza della natura. Mi sono resa conto di quanto la mia passione per l’educazione ambientale e la sensibilizzazione su questi temi fosse concreta, così ho deciso di creare il mio giardino. Insieme a mio padre, che mi ha trasmesso la passione per la natura e a cui il giardino è dedicato, abbiamo individuato un terreno tra Santa Mariaquas e il castello di Monreale, in una zona di macchia mediterranea spontanea e ben riparata in caso di incendi. Quell’area è ricca di specie protette ed è adatta alla creazione di biodiversità: mi è sembrato subito il posto perfetto da dove iniziare.
Il progetto si chiama “Il Giardino di Poppi”: c’è una storia dietro a questo nome?
Poppi è il diminutivo di poppixeddu, mio padre mi diede questo soprannome da bambina. Quando è nata mia figlia Chloe, è stato quasi naturale per me darle lo stesso soprannome. Il giardino ha una forte connotazione familiare per me: nei primi mesi di vita del giardino ho contattato l’illustratrice Sara Cristofori per creare il personaggio di Poppi, ispirato a mia figlia. Attraverso la figura di Poppi ho voluto che il giardino avesse una vera e propria protagonista, dai pannelli alla cartellonistica, a cui i bambini potessero sentirsi vicini.
Da dove deriva la scelta di avvicinarsi soprattutto ai più piccoli?
Da naturalista amo raccontare la natura tramite il gioco e l’educazione. I bambini di oggi non sono più abituati a osservare, non hanno le stesse abilità manuali rispetto alle scorse generazioni e in molti non riconoscono le varietà di piante. Dopo la nascita di mia figlia ho quindi deciso di tornare a vivere a Sardara con l’obiettivo di arricchire il paese, offrendo qualcosa alle nuove generazioni e ai bambini. Sono molto orgogliosa di aver importato nel giardino l’albero bottiglia: si tratta di una pianta del Sudamerica, diffusa in Brasile e in Argentina, chiamata così per il suo fusto dalla base molto larga. Attraverso un albero dalla forma così particolare, partendo quindi da qualcosa di simpatico, si possono illustrare ai bambini le caratteristiche strutturali delle piante.
Quali sono stati i primi riscontri nella comunità?
Il contributo della comunità è cruciale sin dalla nascita del progetto. Basti pensare che i primi lavori nel giardino li ho ripagati grazie a una raccolta fondi. Anche l’amministrazione comunale e la Pro Loco hanno subito capito il potenziale del giardino didattico per portare in paese diversi visitatori stranieri. Nei mesi scorsi, per esempio, il giardino ha accolto i rappresentanti di due delegazioni polacche con cui abbiamo piantato duecento piante di lavanda per poi creare dei sacchetti profuma biancheria. Lo scopo del Giardino di Poppi è anche questo: sensibilizzare i potenziali turisti e diventare per loro un punto di riferimento, raccontando la storia del nostro territorio attraverso l’ambiente.
Quanto è importante la biodiversità all’interno del Giardino di Poppi?
Ovviamente far convivere piante di natura diversa non è semplice, ma di fatto è fondamentale se si vuole costruire un ambiente biodiverso. Alcune sezioni del giardino sono totalmente riservate a piante importate, mentre in altre zone permane la macchia mediterranea. Queste zone riservate alla macchia mediterranea vanno tutelate ed è importante tenerle al riparo dagli incendi, non a caso gli interventi sulla macchia mediterranea si limitano all’inserimento di alcuni pannelli esplicativi in legno.
Com’è cambiato il Giardino di Poppi negli ultimi due anni?
Rispetto agli inizi il giardino si è allargato tanto. La novità principale è la piccola casa di legno costruita grazie all’aiuto di mio padre e di alcuni amici, così come il canale di scolo, con cui riutilizziamo l’acqua dei bagni per irrigare alcune siepi di oleandro, e un piccolo pannello fotovoltaico che vogliamo installare nei pressi della casa per educare i bambini alla sostenibilità e alle energie rinnovabili.
Quali sono i prossimi obiettivi per il Giardino di Poppi?
Stiamo lavorando ad alcuni percorsi di ortoterapia per gli anziani e le persone con disabilità, con lo scopo finale di rendere accessibile a tutti la cultura botanica del nostro territorio. Il progetto più ambizioso è legato alla creazione di un’area dedicata alla magia e alle figure mitologiche della tradizione sarda, tra cui le janas. In questa sezione ci sarà spazio per una serie di casette di piccole dimensioni e dalle forme bizzarre, che serviranno da introduzione ad alcune piante legate al mondo magico. Non mancheranno le erbe di San Giovanni, in particolare l’iperico, così come il ginepro, che secondo la tradizione veniva usato dalle streghe come unguento per assumere le sembianze di mosche o gatti, e la mandragola, pianta tossica e velenosa. Come ho detto, però, ho tanti altri progetti in mente e spero di poterli realizzare nei prossimi anni per diventare un punto di riferimento per la comunità e il settore naturalistico.
Amedeo Onnis © Riproduzione riservata
Immagine in evidenza: foto scattata in occasione della recente visita della delegazione polacca al "Giardino di Poppi" (pagina facebook Giardino di Poppi)



