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Orlane Lasme, foto di gruppo

 Villacidro - L’incontro con una viaggiatrice francese approdata al progetto di ospitalità sociale dell’École de Madame Foile

È da poco partito un nuovo progetto di ospitalità sociale alla piccola comunità-alloggio che accoglie donne vittime di disagi e sofferenza, una realtà terapeutica e sociale che funziona, punto di riferimento insostituibile per Villacidro e il territorio circostante.
Orlane Lasme, tra le prime visitatrici, ha passato solo tre giorni nella casa famiglia di Villacidro ma sono stati per lei di un’intensità indimenticabile.

Così come lo sono stati per le abitanti della casa famiglia l’École de Madame Foile, una comunità di donne a modo loro in viaggio, in un percorso di riaffermazione del proprio modo di essere e della propria adeguatezza nel mondo, che passa attraverso l'arte e la condivisione della vita quotidiana.

Orlane, la giovane francese di Strasburgo, ha conosciuto questa proposta grazie al circuito La Voyageuse . com, al quale Veronica Usula, artista e fondatrice dell’École, ha aderito per ampliare i confini della comunità. Si tratta di un’organizzazione che si pone l'obbiettivo di incentivare l'emancipazione delle donne attraverso i viaggi, e mette a disposizione una piattaforma che permette alle viaggiatrici di incontrare donne di fiducia presso cui alloggiare serenamente.

Il mini soggiorno a Villacidro per Orlane è stato qualcosa di positivamente scioccante: «si è trattato di un’esperienza formidabile e toccante. Ero incuriosita e ho scelto di venire qui perché non c'è una realtà come l'École de madame foile in Francia. La cosa straordinaria è che qui non c'è distinzione di ruoli. Ho partecipato a tutte le attività della casa assieme alle altre donne, ma abbiamo trovato anche tempo per andare al mare, fare escursioni e apprendere i principi della tessitura: sono rimasta sbalordita dalla magia della tintura naturale e dall’utilizzo delle lane al telaio».

Già, perché la tessitura, come ha commentato Veronica Usula: « è un po’ metafora della vita: ogni filo è fondamentale affinché il tessuto sia perfetto e per noi il tessuto è la vita comunitaria che portiamo avanti all'interno della casa».

A Orlane non interessava viaggiare come turista, ma sperimentare lo scambio umano ed entrare in profondo contatto con i luoghi visitati: «È stata un’opportunità di conoscenza reciproca approfondita: per conoscere davvero l'altro è indispensabile viverci a contatto e per me è stato un viaggio ricco di emozioni. Quest'esperienza molto toccante la porterò dentro di me, tanto che ritornerò presto, l’ho già promesso, e porterò mia figlia con me».

Veronica Usula, inseguiva da tempo il desiderio di fare conoscere la realtà dell’École anche fuori dai confini villacidresi e isolani, e ora che con l’aiuto delle “sue donne” ha terminato di restaurare la casa, le porte si sono ulteriormente aperte all’esterno: «desideriamo che questa scelta sia davvero un'apertura verso il mondo, ciò che faremo è semplicemente coinvolgere chi vorrà farci visita nello stile che contraddistingue l'École».

Uno stile narrato dalla variopinta originalità della casa e dalla cordiale bizzarria delle sue abitanti: una comunità che da una decina d’anni cura il disagio attraverso la creatività e la fantasia, praticando le arti della tessitura, filatura e tintura vegetale. Tutto è realizzato in una pratica collettiva che si è mostrata un potente antidoto contro l’esclusione, in tutte le sue forme.

Le donne dell'École sanno cosa sia l’esclusione, l’hanno toccata con mano per via di storie di emarginazione e di disagio familiare che hanno imposto una rotta sofferente alla propria vita. Ora inseguono il riscatto, per alcune vicino, per altre ancora da raggiungere: «la guarigione, non in termini medici, ma interiori - ha ricordato Veronica Usula - avviene quando la donna può vivere finalmente se stessa e diventa felice. Anche per questo motivo abbiamo deciso di chiamare la camera dell'ospitalità, che offriremo a chi verrà a farci visita, “il rifugio di Elisa”, perché quella piccola camera ha per tutte noi un significato particolare: è stata un grande mondo che ha permesso a una donna di fare un percorso eccezionale».

La fondatrice della microcomunità ha poi concluso: «Anche per noi la visita di Orlane si è rivelata è un'esperienza molto forte. Non capita spesso in territori come il nostro, ai margini dei percorsi di viaggio essere un centro di attrazione ed entrare in contatto con culture e vissuti diversi. La presenza di orlane è stata per tutte noi una possibilità relazionale eccezionale, con meccanismi di comunicazione differente, sia per la lingua sia perché portatrice di una cultura differenti dalla nostra: uno scambio reale».

Sensazioni condivise anche dalle abitanti della casa; per Graziella: «Orlane ci ha donato tanta semplicità, merce rara di questi tempi»; per Sandra: «è come se l'avessimo sempre conosciuta, come avere scoperto di avere una nuova sorella»; per Michela: «ci siamo sentite tanto valorizzate per quello che facciamo. Orlane era sbalordita per le lane e per la tintura, che per noi sono la quotidianità. Come per il mare: non era mai stata in Sardegna e ci ha anche fatto capire quanto siamo fortunate a stare nell'Isola».

R. Isp. © Riproduzione riservata

Immagine in evidenza: Orlane Lasme tra le donne dell'École de Madame Foile, mentre apprende l'uso di un telaio didattico)

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