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Cecilia

 Gonnosfanadiga - Sardegna - Salvata grazie a un'amputazione, ha scelto la sua vita

Una storia che invita a riflettere. Cecilia è una cagnolina che all'inizio dell'anno era stata trovata impigliata a una rete in aperta campagna.
Non si saprà mai da dove o da cosa stesse disperatamente scappando, e nemmeno per quanto tempo rimase impigliata: chi l'ha trovata la ricorda sotto shock, magrissima, con la zampa posteriore ferita e il corpo che sfregava sulla terra cosparso di piaghe.

Dopo il ritrovamento, le volontarie del Rifugio Amici degli Animali di Gonnosfanadiga la ricoverarono in una clinica: la sua situazione era grave, non mangiava, non beveva e le ferite della zampa non guarivano. Un mese dopo si rese necessaria un'amputazione.
Piano piano Cecilia finalmente si riprese e, più fortunata di altri ospiti del rifugio, trovò prontamente adozione.

«Ad aprile ci fu questa bella adozione - ha raccontato Caterina Uccheddu, presidente dell’associazione - ma quella tra le mura di una casa non era la sua vita: ce l'avrebbe fatto capire in seguito».

Dopo un mese infatti, Cecilia fuggì dall’abitazione. Per mesi le ricerche proseguirono senza sosta, da parte della sua adottante e delle volontarie del rifugio, ma nonostante ciò, di lei nessuna notizia.
«Qualche mese fa - ha proseguito Caterina Uccheddu - grazie al volantinaggio senza sosta ci è stata segnalata “aggregata a un gregge", addirittura a decine di chilometri dalla casa che aveva abbandonato». Cecilia si era dapprima avvicinata, poi, una volta accolta nella nuova situazione era ben presto divenuta la condottiera del gregge: ora conduce fieramente la suo nuova esistenza.

«Una gioia - ha continuato la presidente del rifugio - sapere che Cecilia avesse ritrovato il suo gregge. Non certo il suo originario, ma quello in cui grazie alla sua anima randagia è stata riammessa e dove può vivere seguendo la sua indole di cane pastore. Lei ci ha regalato un bellissimo insegnamento: non sempre quello che noi vogliamo per loro è quello che loro desiderano e noi dobbiamo rispettare le loro scelte».

Poi Caterina Uccheddu ha concluso: «Voglio porgere un ringraziamento particolare alla madre adottiva e all'allevatore che ha avuto il pregio di avvicinare Cecilia senza forzare la situazione: lei era spaventata e piano piano le è stato concesso di tornare a quello che, evidentemente, è un suo habitat ideale».

Infine, come tutte le belle storie che si rispettano, l'insegnamento: «Noi l'abbiamo salvata le abbiamo dato un nome, siamo stati un veicolo perché potesse ritrovare la libertà che lei voleva. Dobbiamo imparare a rispettare le scelte di queste creature, anche quando la loro vita è nelle nostre mani».

Redazione Isp © Riproduzione riservata

Immagine in evidenza:
Cecilia con il suo nuovo gregge

Foto sottostanti: l'odissea di Cecilia e la sua nuova vita felice

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