Ades

 Regione - Anche da Guspini l’apporto per una vera transizione, condivisa ed eco-sostenibile

Il battesimo, per la nuova sigla, Ades, è avvenuto alla sua prima uscita pubblica, sabato scorso, in occasione del Sit in alla sede della Regione in viale Trento, a Cagliari, ma la gestazione durava da qualche mese.
Il nuovo soggetto che unisce attorno alla questione energetica una ventina tra comitati popolari, associazioni, partiti, gruppi politici e singole individualità, lavora per l’affermazione di un modello di transizione energetica effettivamente democratico ed ecologicamente compatibile.

Il percorso di confronto e organizzazione del coordinamento è passato da diversi incontri pubblici di formazione e informazione, uno dei quali si è tenuto a Guspini, lo scorso dicembre con ospiti provenienti da tutta l’Isola, in prosecuzione dei lavori aperti a Bauladu.

Ades esplicita la sua visione della transizione energetica attraverso un modello di produzione e distribuzione decentralizzato, diffuso e democratico, basato sulle comunità energetiche. Un processo che deve essere preparato da assemblee e incontri pubblici di auto-formazione e di costruzione di progetti collettivi di autonomia energetica incentrati su rinnovabili e sostenibilità, riduzione dei consumi ed efficientamento energetico, risparmio delle risorse e riciclo.

Tutti punti che sembrano in contrasto con quanto sta invece avvenendo su scala nazionale e soprattutto isolana, dove le ingenti risorse messe a disposizione dal Pnrr hanno risvegliato l’appetito di chi vede nella produzione di energia pulita una nuova fonte di ricchezza da sfruttare, mantenendo il ruolo delle comunità e della collettività fuori da ogni processo decisionale e autorizzativo.


«Il ruolo che rischia di recitare la Sardegna nel prossimo futuro energetico- hanno spiegato i vari interventi che si sono succeduti nel Sit in di Cagliari - è relegato a quello di una mera piattaforma produttiva, dove le installazioni di fonti rinnovabili non eco sostenibili, sono completamente gestite da pochi gruppi multinazionali, in un contesto legislativo che favorisce la speculazione e non impone il rispetto per il territorio, dove al contempo si perseguono politiche energetiche obsolete e controproducenti per il contrasto ai cambiamenti climatici, quale è l' articolata infrastrutturazione relativa alla metanizzazione dell'isola».

Un futuro, insomma, che va deciso in Sardegna, e che non può prescindere dalla contrarietà alle scelte più impattanti: le fonti fossili, la metanizzazione la geotermia industriale, la cattura della Co2, al nucleare e al consumo di suolo e acqua. Tutti No a cui Ades fa corrispondere altrettanti : agli impianti da fonti rinnovabili che siano sostenibili e di piccola taglia, all'idroelettrico da dighe esistenti, alla geotermia a bassa entalpia (a basso impatto nel sottosuolo).
Per seguire le attività dell’Assemblea per la democrazia energetica in Sardegna e conoscere i prossimi appuntamenti, è possibile visitare la pagina Facebook di Ades.

 

Redazione I.S.P. © Riproduzione riservata

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