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Mietitura tradizionale

 Gonnosfanadiga - Grano sardo dalle terre "improduttive", corteggiate dal termodinamico

Falcetto e covoni legati a mano: è la mietitura tradizionale.
Condotta proprio nel campo di grano di Pauli Cungiau, coltivato sulle terre dove gli appetiti delle multinazionali dell'energia avrebbero voluto una centrale termodinamica.

Suoli che nei progetti degli investitori erano stati definiti improduttivi, per meglio convincere i proprietari a cederli in cambio dei guadagni facili.
L'iniziativa è di Gianfranco Usai, coltivatore gonnese che in difesa della sua azienda aveva già preso parte alla lotta contro il progetto della centrale termodinamica: 232 ettari nelle campagne tra Gonnosfanadiga e Guspini, diverse aziende agricole che rischiarono la cancellazione per far posto a una centrale termodinamica (a specchi solari) da 55 Megawatt, tra le più grandi in Europa.

La multinazionale, con sede a Londra, per quattro anni ha sostenuto il progetto con determinazione, attratta dalle centinaia di milioni di incentivi pubblici.
Un progetto che una grande stagione di mobilitazione popolare era riuscita a bloccare, salvando così un pezzo importante di economia agricola che avrebbe subìto altrimenti un grave danno delle risorse idriche e ambientali, senza benefici occupazionali e sociali per il territorio.

Gianfranco Usai, ostinatamente, su quei terreni ci ha seminato varietà di grano duro Nuraghe e Karalis, per affermare, anche simbolicamente, la sardità di quei suoli: per nulla in cambio li avrebbe ceduti agli speculatori delle finte rinnovabili.

«I soldi finiscono e la terra resta sempre» è lo slogan caro a Usai, coniato proprio durante la protesta, che lo ha sempre visto in prima fila. A quello slogan oggi aggiunge una riflessione: «una centrale elettrica può arricchire qualche persona, forse con il grano non si arricchisce un piccolo produttore come me, ma di certo ci possono mangiare tante famiglie».

Luciana Mele, fondatrice a Gonnosfanadiga di Terra che ci appartiene e protagonista di quella protesta con altri comitati e associazioni commenta: «Questo raccolto è un grande orgoglio: la prima mietitura nei terreni che fino a qualche anno fa, sembravano inesorabilmente destinati a quella cattedrale nel deserto. Una sfida che a Gonnosfanadiga ho iniziato in perfetta solitudine come assessora all'Ambiente, diventata ben presto la battaglia di molti e infine la vittoria di tutti: l'intera Sardegna, con i comitati e le associazioni ambientaliste ha contribuito a quel successo. La dimostrazione che quando si marcia tutti nella stessa direzione, si raggiungono risultati anche impensabili. L’esperienza di Usai ci ricorda che il territorio è un bene della comunità, fatto di paesaggio, biodiversità, cultura e identità».

Felicitazioni per la valenza simbolica della mietitura anche da Italia Nostra, attraverso le parole del coordinatore regionale Mauro Gargiulo: «Questa mietitura dovrebbe farci meditare, perché rende tangibili alternative, forme di colture tradizionali, non intensive. Magari di nicchia, ma che sfuggono alla massificazione delle produzioni. Va reso merito alla caparbietà di questo agricoltore e a tutte quelle persone che hanno portato avanti quella battaglia: se non ci fossero state, quei terreni oggi sarebbero la fornace della Sardegna».

Gargiulo invita poi a non abbassare la guardia e lancia un appello alle comunità che rischiano di non rendersi conto di essere defraudate del loro capitale naturale: «questa mietitura è un simbolo ancora più importante in questo momento, dove è in corso un vero e proprio assalto al territorio della Sardegna. Con la nuova disponibilità di fondi per l'incremento del fotovoltaico e dell'eolico l’Isola sarà soggetta a un saccheggio indiscriminato e una buona parte delle terre destinata alla produzione di energia. Una distorsione della destinazione dei suoli, senza ritorni per l'economia locale: un danno enorme, perché senza disciplina e pianificazione adeguate, questa invasione mira solo agli obbiettivi di produzione di energia elettrica».

Marco Cazzaniga © riproduzione riservata

Nella foto in evidenza e nelle seguenti: momenti della mietitura (foto Franco Putzu)

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