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 Medio Campidano - Apicoltori e commercianti in allarme: «Un problema economico, ma soprattutto ambientale»

La produzione di miele è in continua decrescita e il Medio Campidano non fa eccezione: tra l’utilizzo dei fitofarmaci e il cambiamento climatico si è giunti a un crollo produttivo di oltre il 50 per cento.

Grande la preoccupazione tra gli apicoltori della zona, come testimonia Laura Pilloni, hobbista di Guspini: «L’apicoltura è una passione che ho fin dai temi dell’università. Da allora non mi sono più separata da queste adorabili creature nonostante qualche puntura! Sono nel settore da dieci anni e ho constatato già da tempo quanto sia diminuita la produzione di miele a mio parere a causa del clima impazzito. Nella mia zona, il territorio di Guspini, non ha fatto freddo durante l’inverno e questo ha comportato uno scombussolamento per le piante e i fiori dove le api vanno a bottinare. Le fioriture ci sono ma sembra che abbiano poco nettare».

Sulla stessa scia si è posta anche Alessandra Magari, apicoltrice di Gonnosfanadiga: «Amo definirmi un'allevatrice di api perché ho a che fare con il micro-nomadismo che comporta piccoli spostamenti degli alveari finalizzati a produrre tutte le tipologie di miele che il territorio può offrirci. In questi ultimi anni ho iniziato a notare quanto sia stato difficile per le api poterlo produrre per via delle temperature troppo elevate che hanno causato la scarsità di nettare e, purtroppo, anche la morte di almeno il 40 per cento delle api, nonostante il nostro intervento con la nutrizione di soccorso».


Il titolare dell’azienda GoldenB di Sanluri, Mauro Spano, ha posto l’accento sui risvolti economici locali che questa crisi determina: «Per la macchina economica dei nostri paesi la crisi produttiva del miele è deleteria soprattutto in relazione all’insostenibile concorrenza del miele di provenienza cinese o contraffatto, a prezzi stracciati».

Massimo Licini, tecnico apistico dell’agenzia regionale Laore e responsabile dell’Unità operativa territoriale di Medio Campidano e del Sulcis, ha sottolineato che tutto il territorio della provincia è una zona assai votata alla produzione di miele di altissima qualità: «Ci sono circa quaranta aziende nel Medio Campidano che producono miele, soprattutto tra Segariu, Arbus, San Gavino e Gonnosfanadiga. Io credo che sia più che una crisi produttiva una vera e propria crisi commerciale della vendita di miele. Mi spiego meglio: io vengo da tre generazioni di apicoltori e ho sempre visto un’alternanza di anni nei quali si avevano produzioni notevoli ad altri dove, invece, la produzione calava. Prima per raggiungere una certa redditività erano sufficienti 250 alveari dai quali si potevano produrre 120/130 quintali di miele; adesso per ottenere la medesima quantità di prodotto si deve aumentare il numero delle unità produttive a minimo 400 alveari».

Dati, purtroppo, che rispecchiano una tendenza in atto a livello nazionale: sempre meno produzioni e calo delle vendite di oro giallo, significa che si rischia di assistere alla sparizione del ronzio delle api.

Alessia Vacca © Riproduzione riservata

Immagine in evidenza e seguenti: particolari di api negli alveari (foto Alessandra Magari)

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