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Piazza addobbata

 Arbus - Come lo scorso anno nessun pellegrinaggio a S. Antonio di Santadi

13 Giugno, ad Arbus e in tutta Italia si festeggia Sant’Antonio: come già nel 2020, anche in questo 790° anniversario della morte di Sant’Antonio di Padova (in realtà un religioso portoghese appartenente all'Ordine francescano) la ricorrenza sarà condizionata dalle misure anti Covid. L’ultima edizione integrale della festa risale al 2019, nel 2020 ci fu solo il trasferimento, in forma ridotta, del simulacro da Arbus alla borgata di Sant’Antonio di Santadi.

È una festa antichissima, la cui origine viene collocata dallo storico Goffredo Casalis sicuramente già prima del 1800. Anche Giuseppe Vaquer, autore del libro su Arbus nel 1895 racconta di una festa nella quale al mattino si preparano dei carri trasformati in letti e sormontati da una volta ovale, le traccas.

«Sant’Antonio è una grande celebrazione di devozione popolare, legato a momenti di vita della comunità – racconta Anna Maria Dessì, insegnante – la festa ha arricchito i ritmi lenti della vita agro pastorale, rappresentando il momento di incontro della gioia e dell’affidamento nei confronti di un testimone, Sant’Antonio. Rappresentava anche lo scioglimento di un voto: i contadini correvano dei rischi nel trasferimento dei loro prodotti in questo lungo tragitto. Oggi abbiamo molte possibilità di incontri, anche a distanza, allora invece c’erano solo queste occasioni per ritrovarsi. Attraverso questa festa la comunità si racconta: i canti, is coggius e i vestiti che venivano utilizzati sono elementi per riconoscersi in una comunità».

Arbus si è comunque preparata e vestita a festa, inondata dai profumi dei fiori de s’arromadura, i colori delle bandierine che addobbano il centro del paese e il suono de is coggius in movimento.

«Sant’Antonio tocca il cuore degli arburesi – spiega Don Daniele Porcu, parroco della parrocchia di San Sebastiano ad Arbus – è una festività che proviene dal mondo agricolo ed è arrivata ai giorni nostri. Attorno alla chiesa di San Sebastiano e alla chiesetta di Santadi si rivive la storia dell’identità della comunità, in cui si fondono fede e tradizione: da più di tre secoli sono luoghi di incontro e condivisione per rinfrescare lo spirito. Seppure con le ristrettezze che le norme di buon senso e delle autorità hanno indicato, è comunque festa. Dal primo giugno la comunità è impegnata nella preghiera della tredicina in onore del santo e dopo la festa liturgica di oggi, ci sarà il trasferimento del simulacro verso Santadi, sabato 19 giugno. È un voto che si rinnova, una storia di affidamento della vita personale e comunitario al santo. Anche se distante dalla motivazione originaria e dalle sue radici che affondavano nel mondo agropastorale, la festa continua a mantenere i segni della tradizione: benedizione delle campagne, l'offerta e la benedizione del pane».

Don Daniele si sofferma poi sul significato attuale della festa, alla luce delle limitazioni: «quest’anno non sarà possibile vivere il pellegrinaggio nel suo percorso esteriore, da Arbus a Santadi. Ma il pellegrinaggio è prima di tutto interiore: uscire da sé stessi, dalle proprie abitudini, bandiere, interessi e tornaconti per acquisire uno stile autenticamente cristiano di edificazione del bene: la festa di Sant’Antonio non sia una parentesi annuale ma la riproposizione di un esempio, imitandone le virtù, nell’oggi concreto della vita. Alla sua intercessione sono state istituite le prioresse che tutto l’anno svolgono un servizio silenzioso e nascosto per la comunità. Il comitato, nato in seno alla parrocchia, sulla base dei documenti diocesani, è il suo prolungamento nell’organizzazione della festa».

Valentina Vinci © riproduzione riservata

Nella foto in evidenza: La piazza della chiesa addobbata

Immagine seguente: Un particolare della processione del 2018 (foto Fabrizio Vinci)

Processione 2018

 

 

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