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Maria Putzolu

 Gonnosfanadiga - Festeggiamenti contenuti, ma ricchi di storia e di storie

Oggi erano centotré le candeline per festeggiare il compleanno di Maria Putzolu.

Era il 1918, quando nacque a Gonnosfanadiga, il 24 maggio. Una donna dinamica, che fino da quando era ragazza andava a lavorare in campagna, dove in particolare si impegnava nella raccolta delle olive. Le piaceva fare il pane in casa.

L’episodio più segnante della sua vita capitò quel maledetto 17 febbraio 1943, quando scampò al bombardamento che colpì il paese di Gonnosfanadiga, dove purtroppo perse due sorelle.

«Oggi le abbiamo regalato la torta, l’abbiamo salutata all’aperto mantenendo le distanze e la mascherina– raccontano i quattro nipoti, molto legati alla nonna – c'è ancora paura per il Covid e non abbiamo voluto lanciare un messaggio sbagliato, anche se i 103 anni andrebbero festeggiati».

E allora quale migliore occasione, se non il compleanno, per condividere un ricordo della lunga vita della festeggiata?

«Quando eravamo bambine mamma ci riportava sempre che gli adulti raccontavano le leggende popolari e si parlava di una certa sennora de genna, una donna che si diceva uscisse all’improvviso in aperta campagna – raccontano le figlie, di quando Maria Putzolu aveva circa dodici anni – questa località era un bosco molto fitto e ombroso e le bambine avevano paura ad attraversarlo, per paura che uscisse questa figura. La famiglia di nostra mamma aveva un frutteto in cui si raccoglievano le pesche e una sera, per rientrare a casa, dovettero per forza passare in questo boschetto. C’era un cagnolino che aveva annusato le caviglie di mamma e lei, credendo trattarsi proprio di questa sennora de genna, si era spaventata a morte. La corbula con le pesche che portava in testa si era rovesciata a terra e i frutti rotolati in strada e andati completamente distrutti. Per lo spavento non erano nemmeno riuscite a capire la dinamica dei fatti: da piccoli si cresceva con questi personaggi di fantasia, che però mettevano paura reale ai bambini».

Infatti, la figura de sa sennora de genna era una di quelle finzioni alle quali si ricorreva anche per scopo educativo, per ammonimento ai bambini: in questo caso non fare scappare i bambini in campagna o verso i monti.


Valentina Vinci © riproduzione riservata


Foto in evidenza: Maria Putzolu


 

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