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Sardara: pericoli e incidenti

In un primo momento avevo pensato di non denunciare il fatto, né agli organi competenti, né tramite stampa.
Poi, però, ho ritenuto possa essere utile descrivere l’incidente, accadutomi ieri sera, sulla mia bicicletta nel centro storico di Sardara, a pochi metri da Sant’Anastasia.
Un incidente che avrei potuto evitare, certo, perché tutto si può evitare. Ma anche no.
Nel caso specifico, altri avrebbero potuto e dovuto evitare i presupposti d’incidente.
Transitavo in via Dante, quando all’incrocio con via Sant’Anastasia, una stradina che conduce all’area archeologica, mi sono imbattuto nella griglia della caditoia per lo scolo delle acque piovane, posizionata sull’intera carreggiata (non l’ho potuta evitare), nella stessa direzione di marcia e con gli spazi di larghezza superiore alle ruote della bici.
Tant’è che la ruota anteriore non ha potuto sottrarsi al fato: c’è caduta dentro, mi sono cappottato e, dopo un volo di oltre due metri, sono atterrato sul basalto della strada.
Per prontezza di riflessi e non pestare faccia e nuca, ho fatto in tempo ad allungare le mani; ma le braccia, le gambe e la schiena non hanno avuto la stessa fortuna.
In epilogo alla peripezia, mi è volata addosso la bici.
Pestato, abraso qua e là e una bici che necessita di un meccanico.
Fortuna ha voluto che mi siano venuti in soccorso gli amici che vivono proprio là davanti e che le arti marziali (Ukemi – cadute del judo) mi tengano ancora atletico e abbastanza allenato e agile da riuscire a cadere nel migliore dei modi.
Rimane però la delusione di appurare che, nonostante le numerose denunce giornalistiche, la cittadina termale non sia ancora un paese con una viabilità sicura.
Da cittadino, potrei chiedere un risarcimento danni al Comune, presentare un’interrogazione consiliare (lo statuto comunale di Sardara lo consente anche ai singoli cittadini), o segnalare l’accaduto alla polizia municipale. Ma perché dovrei?, mi sono chiesto.
Non è la prima volta che si segnalano pericoli per pedoni, ciclisti e disabili: segnaletica obsoleta, sbagliata, confusionaria, a volte non a norma, o inesistente.
In passato, sul giornale ho scritto anche delle caditoie pericolose per le bici e le carrozzine per bambini o disabili, in tutto il centro abitato. Non vedo, pertanto, cos’altro ci sia da dire o fare se amministratori, vigili e uffici tecnici non leggono, o non considerano importanti, le denunce sulla stampa che parla e si espone per tutti.
Ma, si sa, spesso si preferisce fare propaganda in pompa magna, che impiegare risorse e soldi pubblici per migliorare le condizioni di una comunità, tenendo pulito il suolo pubblico e proteggendo cittadini e turisti dai pericoli.
Pericoli sotto gli occhi di tutti, anche della minoranza che, da organo di controllo, bene farebbe a “bombardare” i Consigli comunali con interrogazioni e mozioni, ripetendole anche ciclicamente, se è necessario, ossia fin quando i problemi non vengono risolti.
Dovrebbe; ma, specialmente nell’ultimo periodo, anch’essa pare meno grintosa che mai.
Che dire, allora?
Se la spiacevole avventura ciclistica può servire almeno a sensibilizzare chi di dovere e contribuire così a migliorare il paese termale, allora continueremo a segnalare pericoli, incurie e illogicità che, in un comune con un’eredità archeoculturale come quella di Sardara, hanno un peso triplo.

Saimen Piroddi  ©riproduzione riservata

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