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Bonus 600, 800, buoni spesa, casse integrazioni, prestiti alle imprese: “È tutta una bolgia”

Milioni di lavoratori, costretti a interrompere la propria attività da quasi tre mesi per l’emergenza Covid-19, sono in attesa dei sussidi annunciati col decreto legge di marzo. In tanti chiedono quali motivi impediscano le erogazioni dei pagamenti e soprattutto come riusciranno a campare nei prossimi giorni.
“Non abbiamo più soldi, neanche per fare la spesa”, “Se non ci danno liquidità: come faremo a riaprire il negozio?”, “Hanno dato soldi a chi non ha mai smesso di lavorare e noi, che non incassiamo un euro da mesi, siamo in attesa. Non è giusto”.

Medio Campidano
Tra le più disparate e disperate dichiarazioni, anche quelle degli abitanti del Medio Campidano, uno dei territori italiani più martoriati dalla crisi economica degli ultimi vent’anni. Ora l’emergenza sanitaria l’ha costretto all’ennesimo sacrificio, dandogli il colpo di grazia.
Migliaia di partite Iva, lavoratori autonomi, disoccupati, dipendenti, imprese e famiglie con reddito basso attendono le indennità promesse dal Governo: bonus 600 euro, sussidi della Regione, casse integrazioni in deroga, prestiti bancari da 25mila euro e il decreto di aprile (non ancora emanato), che dovrebbe allargare gli aiuti ad altre categorie, tra cui quella dei lavoratori in nero.

I consulenti fiscali non hanno dubbi sulle cause dei ritardi: la burocrazia farraginosa, la difficoltà a comunicare con l’Inps e non aver dato in mano ai professionisti il compito di occuparsi della mole di lavoro ricaduta sugli impiegati pubblici.
Non sta funzionando nulla. È tutta una bolgia – dichiara senza mezzi termini il consigliere comunale di Sardara e commercialista Roberto Caddeo –. Aspettando il “poco tempo” di Conte, è decorso un altro mese. Contattare l’Inps è complicato e non ci spieghiamo quale criterio abbiano adottato per istruire le pratiche del bonus 600 euro: tre milioni e mezzo di domande nel giro di pochi giorni; e migliaia di domande, presentate più di un mese fa, sono ancora in attesa di esito. Situazione analoga per le casse integrazioni in deroga. Ed è ancor peggio per i prestiti da 25mila euro alle imprese: più di 30 domande inoltrate dal mio studio e poche risposte”.
A sostenere la visione del consigliere Caddeo, diversi suoi colleghi che fanno sapere che, mentre l’agenzia dell’entrate ha un canale telematico (“Civis”) dedicato ai professionisti, con l’Inps non sempre riescono a comunicare in modo diretto.
Alcuni di loro ritengono che il compito andasse lasciato in mano ai professionisti, “sia per alleggerire il carico dei funzionari pubblici, sia per non consentire a chiunque di presentare domande senza avere competenza, né i requisiti per beneficiarne”.
“Milioni di accessi hanno mandato in tilt il sito – spiega il consigliere di Sanluri Massimiliano Paderi –. I professionisti sarebbero entrati uno per volta, senza intasare. Avrebbero inserito i dati corretti, presentando solo le domande dei clienti che ne avevano diritto. E tutto sarebbe andato in porto senza intoppi, tutti avrebbero i soldi e l’Inps ora si starebbe dedicando al resto: casse integrazioni, disoccupazioni e ordinario. Così, invece, hanno fatto fare un doppio lavoro”.

Siamo al paradosso – aggiunge – Soggetti con conti bancari a sei, sette cifre, hanno chiesto i 600 euro. E altri, come un mio cliente di Samassi, pur potendone beneficiare, non li ha voluti chiedere. Mi ha detto che ‘non avendo mai smesso di lavorare, non aveva bisogno di portarli via allo Stato’”.
I soldi non sono sufficienti per tutti?
“I soldi ci sono – risponde categorico Paderi – Il Comune di Sanluri, ad esempio, ha 370mila euro da spendere per gli 800 euro della Regione, ma non li ha ancora erogati perché quasi tutte le domande sono incomplete e da ripresentare. Il Comune di Cagliari, infatti, per alleggerire il peso ai propri impiegati, ha commissionato professionisti esterni che possono inviare le pratiche anche via telematica”.
Decreti e ordinanze in deroga
Per Caddeo, il vero caos deriva soprattutto dal non aver mandato tutto in deroga alle norme vigenti. Spiega: “Decreti e ordinanze si accavallano con le altre leggi in vigore. È necessario derogare le norme originarie, come per l’ordinanza della Protezione civile andata in deroga al codice degli appalti. Altrimenti non si velocizzano i procedimenti e si verificano ritardi nelle erogazioni”.
Casse integrazioni e merito creditizio
Scenario simile per i dipendenti fermi allo stipendio di febbraio, che aspettano sconfortati la cassa integrazione di marzo, e per le imprese che auspicavano di riaprire con la liquidità dei prestiti da 25mila euro.
“Il decreto – dicono indignati – prevede di dar credito a tutti. Ma di fatto, se si lascia ad esempio la clausola del merito creditizio, le banche sono costrette a verificare se il richiedente ha un protesto, una rata di finanziamento non pagata, un’ipoteca su un immobile. E, per far questo, chiedono gli ultimi bilanci, le ultime dichiarazioni, chi sei, chi non sei, perché non hai pagato, perché ti trovi in questa situazione. Se lasciano il merito creditizio, il Governo deve dire che i soldi si danno solo ai bravi pagatori. Così uno, se non lo è, si rassegna”.
Puntano il dito contro i legislatori, ritenendoli “colpevoli di non conoscere la complessità burocratica, di non aver agito come i politici nordeuropei e di aver promesso, solo a parole, bonifici immediati a tutti”.
“La politica, è chiaro, non conosce la burocrazia – ribadiscono –. Però, ogni giorno si presenta in televisione, sui giornali o sui social, a dire ciò che invece non si rileva nella realtà. E se non si conosce qual è la procedura e non si cambiano le procedure, dove si vuole andare?”.

Marisa Putzolu  ©riproduzione riservata

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