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Sanluri, il sindaco Urpi: “L’impresa chiede soldi in più per i lavori in viale Trieste”

È in corso una trattativa tra il Comune di Sanluri e l’impresa esecutrice dei lavori di riqualificazione in viale Trieste. La quota dell’appalto potrebbe aumentare fino al 15 percento, perché “durante gli scavi, l’impresa si è accorta che alcuni sottoservizi erano messi malissimo e che i soldi non bastano”.
Lo ha dichiarato il sindaco Alberto Urpi in Consiglio comunale, in risposta al consigliere Luigi Pilloni che ha chiesto spiegazioni sull’appalto, sui rallentamenti dei lavori iniziati oltre sette mesi fa e sulle responsabilità per i disagi e danni lamentati dagli abitanti e dalle attività del Viale.
«Qualcosa dev’essere sfuggita di mano – ha esordito Pilloni, ricordando che la ditta aggiudicataria sarebbe dovuta essere “una piccola media impresa” e che, per un ribasso del 27 percento rispetto al prezzo base (849mila euro), aveva accettato di svolgere i lavori a corpo, e non a misura. «È scritto nell’avviso di avvenuta aggiudicazione – ha precisato il consigliere –. Quindi, secondo me, l’impresa non dovrebbe ricevere nulla. Anche perché il 15 percento non sono due soldi: si tratta di circa 150mila euro. Anzi, a fronte di tutto quello che ne è venuto fuori, se fossi uno dei cittadini interessati, con un’attività lì, individuerei tutti gli elementi per fare causa».
Ha contestato il sindaco Urpi: «Una ditta ha tutto il diritto di avere delle riserve. Quando si realizzano sottoservizi non si può sapere quanti, dove e come siano. Solo dopo aver scavato, l’impresa si è accorta che c’erano impianti di 30, 40, 50 anni fa, messi malissimo».
Dichiarandosi “dispiaciuto e in grande difficoltà”, ha poi detto: «Ogni notte ci addormentiamo pensando a viale Trieste e ci svegliamo con viale Trieste. Ma il problema, con la p maiuscola, esula da aspetti politico-amministrativi. Questi imprevisti si sarebbero verificati anche se ci fosse stato un altro sindaco».
Anche per l’assessore ai lavori pubblici Massimiliano Podda, la politica non può entrare in merito all’organizzazione lavorativa dell’impresa e poco, o nulla, può fare per limitare i disagi “inevitabili” arrecati da cantieri edili. «Non ci compete limitare i disagi – è intervenuto l’assessore –. C’è una filiera di figure professionali attorno al cantiere: l’ingegnere, il direttore dei lavori, che anch’egli è un ingegnere e conosce il suo mestiere, il responsabile della sicurezza, ecc. Tutte persone che stanno cercando di risolvere. E, finché non scadono i tempi previsti, non possiamo parlare di ritardi».
Sui “danni”, invece, ha aggiunto: «Nessuno nega che le attività siano in difficoltà. Ma l’unica che ha chiuso, ha chiuso prima che iniziassero i lavori. Inoltre, se l’attività ha una sua clientela, il cliente continua ad andare, anche se crea disagi raggiungere l’esercizio in auto».
Del tutto insoddisfatto delle risposte, il consigliere interrogante ha chiesto al segretario di mettere a verbale che avrebbe atteso l’esito della perizia. Poi ha dichiarato: «Ritengo che un ente sovraordinato al Comune, ossia la Corte dei Conti, debba verificare con attenzione come sono stati sviluppati e applicati tutti gli atti».
Nessuna risposta è stata data sul cronoprogramma richiesto. Solo un’esortazione a rivolgersi agli uffici per avere chiarimenti dettagliati e tecnici. E nessuna osservazione è stata fatta in merito ai cartelli affissi davanti agli ingressi del cantiere, che sono ancora privi dei dati della concessione edilizia, da esporre obbligatoriamente per legge.
Fuori dall’aula, al consigliere Massimiliano Paderi è venuto in mente che, in casi simili, la politica può intervenire, anche con una delibera di Giunta, indirizzando i responsabili degli uffici comunali “a sollecitare l’impresa affinché svolga i lavori con celerità, viste le lamentele e preoccupazioni mosse dai cittadini”.

m.p. ©riproduzione riservata

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