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Strade, specchio di un territorio, di una società e della sua classe dirigente [rubrica satirica]

In queste settimane, nei paesi che trattiamo giornalisticamente (Sanluri, Sardara e dintorni), si è parlato spesso di strade.
Argomento sempre molto presente sulla bocca dei politici, specialmente in prossimità delle votazioni. E fin qui tutto bene.
Bisogna però forse stare più attenti quando se ne parla, e quando si fanno promesse.
Almeno poco poco.
Per prima cosa, sarebbe sempre carino ricordarsi che si parla di soldi pubblici, e quindi l’argomento o l’azione amministrativa non dovrebbe essere trattata come se fosse un favore personale rivolto alla popolazione.
Non fanno, lor signori amministratori e dipendenti degli enti pubblici, alcun favore a nessuno: fanno il proprio dovere, quello per cui sono pagati (coi soldi dei cittadini), quello per cui si sono proposti e sono stati votati, o assunti.
Poi bisognerebbe ricordarsi bene cosa sono le strade e, quindi, perché esistono e quale funzione sociale hanno.
Ogni strada è un mondo a sé: con una propria (micro) società, un vicinato, un proprio apparato commerciale, con una propria storia e funzione.
Aspetti non tecnici, che sembrano non venire presi in considerazione dagli amministratori.
Si veda, ad esempio, la ormai tristemente nota viale Trieste a Sanluri, dove i lavori (annunciati in pompa magna, con bando, sirene, riunioni, razzi spaziali, zeppelin, mucca dei Pink Floyd e striscioni agganciati agli aerei che sorvolavano il paese), sono iniziati il 17 gennaio scorso.
La strada, da allora, è chiusa per oltre metà della sua lunghezza e il cantiere ha già tolto la vita ad alcune attività commerciali. E altre pensano di non potercela fare. Sappiamo perché ci hanno confidato che da mesi non incassano niente, o quasi, che si stanno indebitando, e che quindi potrebbero dover chiudere. Proprio l’altro giorno, una commerciante raccontava di aver chiesto un prestito per fronteggiare i mesi che verranno. Non è paradossale?

“Vogliamo parlare di come sono stati gestiti e tenuti sotto controllo i parcheggi selvaggi? – lamentano gli abitanti – O la raccolta dei rifiuti, la pulizia di quel metro di marciapiede rimasto?”.
Altre domande però nascono spontanee: gli amministratori avevano tenuto in considerazione tutto questo? Sanno che altrove una strada così la si disfa e rifà in un mese?
Sanno che, dopo il mancato incasso di mesi e mesi di lavoro, non far pagare i tributi comunali equivale a dare un’aspirina a chi ha bisogno della chemio?
Sanno che i lavori pubblici, per quanto comprensibili possano essere i disagi, non devono mai danneggiare il cittadino e la comunità, né in termini sociali, né in termini commerciali?
Forse l’anno prossimo, in campagna elettorale, quando (e se) la strada sarà terminata, sarà inserita nella lista dei lavori svolti “per migliorare Sanluri”. Ma quale prezzo avranno dovuto pagare gli abitanti e le imprese ?

Anche a Sardara l’altro giorno, in un incontro pubblico, si è parlato di strade, più precisamente della provinciale Sardara – San Gavino, per annunciare gli imminenti lavori.
Per farci un’idea di come siano apparsi gli amministratori e i tecnici, come dire, un po’ lontani dal modo di percepire della gente e, viceversa, dell’opinione pubblica nei loro confronti e in quello degli enti, basti pensare che, quando un cittadino ha espresso dubbi sull’efficacia dell’intervento, il referente della Provincia gli ha risposto “A Lei, la vedo troppo pessimista”, andando dunque sul personale, anziché rimanere sull’istituzionale.
Come se poi non ci fosse da essere pessimisti, date le mille promesse negli anni e durante le campagne elettorali precedenti, e dati i morti che quella strada conta.
Come se non ci fosse da esserlo, considerato lo stato in essere, vergognoso e ridicolo, di tutte le infrastrutture e i servizi del territorio.

In merito, si è espresso l’autorevole Mario Rossi che, in esclusiva ai nostri microfoni, ha dichiarato: “Lo stato delle strade e la capacità di tenerle in ordine sono lo specchio della politica di un territorio. Guardandoci intorno, non è difficile ipotizzare che sarebbe molto bello se qualche politico o amministratore del nord Europa venisse fin quaggiù (pagato, eh!) a insegnare ai nostri amministratori come si amministra, che non si fanno promesse se non possono essere mantenute, che amministrare bene è un dovere e che non bisognerebbe ostentare ogni cosetta realizzata, per ricevere l’applauso del ‘fan’ di turno. Corsi di addestramento per insegnare a rispettare, e non a intimorire, i cittadini che sollevano critiche. Sarebbero soldi spesi bene, altroché sagre e festicciole”.

Saimen Piroddi    [rubrica satirica]

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