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Lettera di un residente in viale Trieste a Sanluri

Caro direttore

Ho fatto un sogno all’incontrario. Era un sogno bellissimo.
Ero in un paese dove ogni cittadino fa la sua parte, paga le tasse, rispetta le regole, fa la raccolta differenziata, non distrugge la cosa pubblica, non lancia bottiglie di vetro nei marciapiedi e ai bordi delle strade; dove chi porta a spasso il suo cane porta con sé anche l’apposita paletta corredata di busta e guanti per la raccolta degli escrementi dell’amico a quattro zampe. Dove si lascia l’auto a casa quando si deve andare in palestra, si fa un percorso breve e non si devono trasportare carichi pesanti. Dove si parcheggia correttamente e non sui passi carrai o sui parcheggi per disabili (a patto che non si autocertifichi la propria disabilità mentale); dove, qualora si urtasse per una manovra sbagliata un’auto parcheggiata e non si trovasse il conducente, si lascerebbe un biglietto di scuse con numero di telefono e indirizzo sul parabrezza dell’auto danneggiata. Tutte piccole cose il cui elenco potrebbe continuare all’infinito. Piccole cose che contribuiscono a determinare il senso civico e il rispetto per gli altri.
Vivevo in un paese in cui anche l’amministrazione comunale fa il suo dovere. Progetta le opere pubbliche e le esegue senza sbandierarle su Facebook come se si trattasse di un regalo ai cittadini, e non di un semplice dovere.
Poi mi sono svegliata: sono andata, facendo un percorso a slalom tra gli escrementi canini, a ritirare il bidone che avevo messo fuori per la raccolta differenziata e mi sono resa conto che me l’hanno rubato per l’ennesima volta. Intorno niente bidoni ma spazzatura a terra e buste rotte. Ho provato ad uscire con l’auto ma ero in trappola tra quattro altre auto a pochi centimetri dalla mia. Mi sono guardata attorno sperando di sognare ancora, e invece il cantiere infinito che da ben sei mesi ci riempie di polvere e di domande era ancora lì: incompiuto, incomprensibile e, a quanto pare, inspiegabile.
Non che noi cittadini non abbiamo fatto nulla, prima per chiedere spiegazioni e poi per protestare, con una lettera sottoscritta e protocollata il 2 luglio, cui l’Amministrazione tutta avrebbe dovuto rispondere. Invece no: dopo gli articoli sui massimi giornali locali (poco dettagliati e scopiazzati qua e là dalla nostra sottoscrizione), solo espressioni di “solidarietà e vicinanza” e promesse di sconti su TARI e TASI.
La Cina ha impiegato cinque anni per progettare e realizzare un ponte «transoceanico» di 36 chilometri, il più lungo al mondo. Ma la Cina non è nuova a questi record: infatti 1.500 operai hanno impiegato solo 9 ore per costruire la ferrovia della nuova stazione di Nanlong utilizzando 23 escavatori.
Quando mi sono svegliata non ero però in Cina: ero in Viale Trieste a Sanluri, dove 3 operai (TRE) e un microescavatore da ben sei mesi “riqualificano” 150 metri di strada secondo un progetto che non si è mai visto e che ci lascia ogni giorno increduli e stupefatti: quote sbagliate, tubi rotti e rappezzati, passi carrai che si delineano impercorribili (per entrare in casa ognuno di noi dovrebbe, a quanto pare, operare da 4 a 5 manovre, a meno che non debba superare il valico dei mille cordoli di granito che ne “abbelliscono” i contorni). Facendo i dovuti conti, per completare la strada (350 metri circa), ci vorranno minimo tre anni. Intanto le attività commerciali chiudono.
Il primo cittadino non risponde. Né agli appelli pubblici né a quelli privati (che pure gli potrebbero dare meno fastidio). Promette una convocazione dei residenti ma questa convocazione tarda ad annunciarsi (eppure l’indirizzo in calce alla lettera di protesta era scritto ben chiaro).
Forse l’unica spiegazione è che neanche gli amministratori o i tecnici sappiano bene cosa si sta facendo, come e perché. L’unica spiegazione è che questo progetto esecutivo tenuto gelosamente nascosto per tutto questo tempo contenga delle falle che è troppo complicato esternare.
Però sui social ci sono tanti “like” sull’argomento, tanti applausi per il “coraggio” degli amministratori.
Forse ricordo male, ma “coraggioso” è chi risponde delle sue azioni. Chi ammette di aver sbagliato, se lo ha fatto, e dispone di porre un rimedio al più presto.
Ma, si sa, i “like ” delle tifoserie sui social fanno bene all’autostima e alle prossime elezioni.

Paola Congia

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