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Sardara: il sindaco diffida l’ex sindaco Mascia per l’uso del logo comunale non autorizzato

«Signor sindaco mi denunci pure», ha scritto su facebook l’ex sindaco di Sardara Angelo Mascia, protagonista dell’interrogazione presentata ieri sera in Consiglio comunale, per aver postato sui social il logo del Comune senza autorizzazione.
Lo scorso 17 marzo, Mascia aveva pubblicato lo Stemma in un post, in cui esprimeva una critica sulla Giunta comunale composta, fino al mese scorso, da soli uomini e, ora, anche da una donna. Lo statuto comunale però parla chiaro: occorre l’autorizzazione per usare, o riprodurre, lo stemma e il gonfalone del Comune.
Così, la minoranza ha chiesto al sindaco Roberto Montisci quali provvedimenti intendesse prendere l’amministrazione comunale “per tutelare la propria immagine”.
La diffida
Per l’uso indebito del logo, il 26 marzo il sindaco Montisci ha diffidato Mascia a rimuovere, “con decorrenza immediata”, l’immagine dello stemma. In risposta all’interrogazione, ha dichiarato: «Il cittadino ha comunicato subito, anche ai suoi followers, di averlo rimosso. Quindi per me la questione finisce qui».
“Non è così”, ha smentito il capogruppo di opposizione Roberto Caddeo, facendo notare al pubblico sgomento che lo stemma del Comune fosse ancora pubblico sul profilo facebook. «Sono trascorsi quasi due mesi – ha replicato Caddeo – e il logo non è stato rimosso. Sono superati i termini della diffida. Invito il sindaco a procedere, a dare incarico a un legale affinché tuteli l’immagine del Comune». Per il consigliere interrogante, a rendere più incresciosa la situazione è il ruolo istituzionale ricoperto in passato dall’ex sindaco. «Ha rappresentato la comunità di Sardara – ha precisato Caddeo – conosce bene lo Statuto, soprattutto perché è stato prodotto quando lui era sindaco. È gravissimo. Non può fare come vuole. Tutti i cittadini, compresi i consiglieri comunali, devono chiedere l’autorizzazione al sindaco se vogliono adoperare il logo».
“Una svista”
Interpellato dalla redazione, l’ex sindaco Angelo Mascia ha dichiarato di non essersi reso conto di averlo lasciato in uno dei suoi profili e lo ha prontamente rimosso. Venuto a saperlo, il sindaco Montisci ha definito la disattenzione “una svista” e ha ribadito quanto dichiarato in Consiglio.
Mascia però commenta così la discussione consiliare: «Con gli innumerevoli problemi del paese, lavoro, servizi che non funzionano, illuminazione pubblica fuorilegge, incuria del centro abitato, gli amministratori comunali trovano il tempo di occuparsi di queste cose. In particolare la minoranza, anziché dare suggerimenti e presentare interrogazioni sui problemi irrisolti del paese, chiede di denunciare un cittadino che ha avuto il coraggio di rimarcare, attraverso lo stemma del Comune, simbolo di legalità, il mancato rispetto della legge che prevede che, in giunta comunale, nessuno dei due sessi sia rappresentato in modo inferiore al 40 percento. È di certo corretto ottemperare alle diffide del sindaco perché, nel territorio comunale, rappresenta la legge. E ho adempiuto al mio dovere. Però anche il sindaco deve rispettarla».
È invece “legittima”, secondo il sindaco, la composizione della Giunta. «Sulla rappresentanza di genere – ha dichiarato fuori dall’aula – siamo in regola con il decreto legislativo n.267 del 2000, il Testo unico degli enti locali. Così come lo siamo stati per tre anni con l’ex assessora Simona Ibba. Metà dei comuni italiani si trova nella stessa condizione».
A dargli manforte, il capogruppo di minoranza: «Il sindaco dovrebbe per caso fare l’autostop per trovare donne che lavorino in Giunta? Le donne vanno messe nelle condizioni di fare politica. Non le si devono riservare dei posti». Poi però ammette: «Se fossi stato sindaco, probabilmente mi sarei dimesso per non sottostare a una norma che ritengo vada contro la volontà popolare. I cittadini chiamano ad amministrare il proprio Comune soltanto gli eletti, quelli che si sono voluti candidare. E a me questa norma non sembra facilmente applicabile nei comuni tipo Sardara, dove si candidano poche donne e spesso, quelle che si candidano, non vengono neppure votate».

m.p. ©riproduzione riservata | Seguici su Telegram

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