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Seminari di Ju Jitsu in Sardegna: intervista al maestro Giancarlo Bagnulo

Il prossimo fine settimana, in Sardegna, si terranno due importanti seminari di Ju Jitsu: sabato 23 marzo a Olbia e domenica 24 marzo a Guspini .

A condurre i due stage, il maestro di fama internazionale Giancarlo Bagnulo. In programma, vari argomenti, tra cui i “settori” del “Metodo Bianchi” e tecniche di Tambo Jitsu, contestualizzati alle applicazioni nella difesa personale.

Negli ultimi anni, soprattutto per via dei social, le arti marziali sono spesso ridotte a mode del momento. Cosa pensa il maestro Giancarlo Bagnulo in merito, e in merito al Ju Jitsu in Sardegna?
«Il discorso è molto vasto – risponde Bagnulo –. C’è da evidenziare un concetto: il Ju Jitsu in Sardegna non è arrivato ora, perché è un “movimento”, seppur variegato, attivo da vari decenni. Insomma, non è un’attività che nasce oggi, solo perché oggi qualche giovane lo condivide in pompa magna su facebook. Addirittura parte dagli anni ’70 con personaggi importanti che hanno fatto la tradizione del Ju Jitsu, non solo nell’isola. Mi viene in mente il Maestro Dioguardi, Briano o, in qualche maniera, nel suo piccolo, anche lo stesso Bagnulo. In tutto questo tempo, la Federazione e alcuni EPS hanno fatto un enorme lavoro, per divulgare l’aspetto tecnico e culturale del Ju Jitsu.  Oggi la diffusione di diversi stili di ju jitsu sia tradizionali che moderni, quali il JJ Metodo Bianchi, l’Hontai Yoshin Ryu, il Brasilian JJ e altri, è molto attiva in tutta la Sardegna. Lo stesso dicasi per attività correlate come le scuole di spada come il Katori Shinto Ryu o di scuole che trattano l’uso di armi non letali come il Tambo Jitsu.
Inoltre, in questi anni, non sono mancati i progetti tecnico-culturali, che hanno coinvolto anche Maestri stranieri di grande prestigio come la Maestra Keiko Wakabayashi, il compianto Maestro Shoji Sugiyama e il Maestro Pere Calpe».

Sport e agonismo. «L’agonismo è certamente importante – continua il maestro – ma lo ritengo un aspetto secondario rispetto allo studio dei principi, della pedagogia, dell’autodifesa e della cultura che sono insiti nel Ju Jitsu. In questo momento di grande uso dei mezzi di divulgazione social, bisogna porre particolare attenzione alle informazioni che arrivano in modo da saper filtrare le indicazioni corrette e, quindi, evitare di generare percezioni confuse e scorrette. Da poco ho letto che, in Sardegna, diversi giovani si stanno impegnando nelle attività agonistiche. Va bene che i giovani si esprimano cosi, e che possano impegnarsi in qualche maniera ad evitare la sedentarietà dilagante . D’altra parte, però, non può essere “esaltata” una situazione collegata a organismi non riconosciuti, aventi si un riconoscimento internazionale, ma che è frutto di accordi che non vedono coinvolte le organizzazioni nazionali ufficiali riconosciute dal nostro Comitato Olimpico.
Il Ju Jitsu agonistico internazionale, in questo momento, riconosce, come rappresentante per l’Italia, una associazione di tipo privato; questo comporta una destabilizzazione che gli addetti ai lavori ben conoscono, una situazione alla quale la Federazione sta cercando di contrastare utilizzando tutti i mezzi in suo possesso fintanto quelli legali.
Si è arrivati al paradosso che chi partecipa sotto la sigla, che rappresenta l’Italia nella JJIF, non ha alcuna possibilità di riconoscimento a livello nazionale da parte del Coni.
Poi, è chiaro, ognuno porta l’acqua al proprio mulino. Però, far passare sui social il messaggio che in Sardegna il Ju Jitsu sia in mano a quattro giovani rampanti, è forviante oltre che demoralizzante, soprattutto quando si fa del Ju Jitsu una sorta di palcoscenico, dove si svolgono campionati internazionali istituiti da enti privati (costituiti da poche palestre), e ai quali partecipano tre atleti, che poi si fregiano del titolo di campioni di Ju Jitsu e ostentano la medaglia sui social per il “mi piace” di mamma e papà. Capisco che non sia facile, in un’epoca come questa, non mettersi in mostra. Ma, tutto questo, inquina la nobile arte marziale».

Le scuole? «In tutta la Sardegna ci sono ottime scuole di Ju Jitsu.
Dovendo consigliare un genitore, non mi affiderei però solo ai social per scegliere la più adatta. Controllerei la formazione di insegnanti e istruttori, e verificherei il loro percorso: ad esempio, con chi hanno sostenuto gli esami di Dan e quali i corsi di formazione tecnica. Lo dico, perché alcuni percorsi sembrano “ambigui”. Il Ju Jitsu, quello vero, invece deve rimanere onesto, pulito, chiaro, e continuare a basarsi sui principi e sulla cultura di quest’arte plurisecolare».

Saimen Piroddi ©riproduzione riservata

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