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Sardara, centro anziani: “Nessuna revoca. Una nuova gara entro il 30 aprile”

Un blitz dei carabinieri del Nas al centro anziani di Sardara, dove alloggiano 20 ospiti, ha dato forma a un’interrogazione consiliare, sottoscritta dal gruppo di opposizione e rivolta all’assessora alle politiche sociali Gessica Pistis.
Discussione consiliare. I consiglieri hanno chiesto chi fosse responsabile delle irregolarità nella Comunità per anziani di via Pascoli, riscontrate durante l’ispezione verbalizzata il 10 gennaio scorso. «Numero insufficiente di operatori socio sanitari in turno – ha riportato il capogruppo di minoranza Roberto Caddeo – (dovevano essere in tre e invece ce n’era uno solo), carenze circa le ore settimanali lavorate dall’educatore professionista e criticità igieniche che richiedono urgenti e indifferibili provvedimenti». Ha poi chiesto cosa intendesse fare l’amministrazione comunale per risolvere le problematiche evidenziate dall’Arma.
«Abbiamo preso subito provvedimenti – ha assicurato l’assessora Pistis –. Avevamo già investito 40mila euro per il Centro. Ora, con il contributo ministeriale per la messa in sicurezza degli edifici pubblici, ne aggiungeremo altri 50mila con i quali intendiamo ripristinare gli impianti, anche di riscaldamento, ed eliminare le macchie di muffa rilevate dai militari. C’è stato anche l’adeguamento immediato alle nuove norme del lavoro, con l’aumento del personale qualificato e delle ore svolte».
Non del tutto soddisfatto, il consigliere interrogante ha contestato la giustificazione, secondo cui il gestore non si fosse ancora adeguato alle norme, entrate in vigore a luglio scorso, solo perché “in attesa che il Comune prorogasse la convenzione” (a novembre scorso).
Richiesta di revoca. Caddeo ha quindi chiesto di verificare che non ci siano “presupposti per revocare la convenzione” alla cooperativa, precisando: «Se occorreva garantire 30 ore settimanali per ciascun Oss, e due di loro non erano ancora assunti e l’unica figura assunta era assicurata solo per 12 ore settimanali, c’è una carenza del servizio, da luglio fino a dicembre, di 78 ore settimanali. Significa che non si è garantito il servizio pagato e soprattutto che non c’è rispetto dell’anziano».
«Non c’è nulla da revocare – ha ribadito fuori dall’aula l’assessora Pistis –. Il bando sta scadendo, ed entro il 30 aprile si provvederà a un’altra gara d’appalto».
La cooperativa. Interpellata dalla redazione, si è pronunciata anche Luisa Tuveri, presidente della cooperativa sociale “Terza Età” che gestisce il servizio da quasi 28anni. E ha descritto un altro quadro della situazione. «Abbiamo 20 ospiti – ha dichiarato Tuveri –, alcuni dei quali da oltre 15 anni. Ci siamo messi subito in regola e ora siamo: oltre me, otto OSS, un coordinatore, due educatori, un animatore e un operatore generico. Abbiamo regolarizzato le ore. Non è la prima volta che i Nas effettuano un sopralluogo: vengono almeno due volte l’anno. Ho sbagliato e ammetto le mie responsabilità. Ma non ci hanno sanzionato o fatto chiudere, come invece sta avvenendo in altri centri del territorio». Sentendo il peso di non poter ospitare un numero maggiore di ospiti, Tuveri ha aggiunto: «La struttura non è accreditata a ricevere ospiti non autosufficienti e quindi spesso sono costretta a dimettere quelli non idonei. Da aprile scorso ad oggi, ho perso quattro unità. Gli ho fatti trasferire in altri centri più consoni a loro, ma senza poterli reintegrare con nuovi ospiti».
Spese di gestione. Ha poi elencato i costi del servizio, garantito dalla retta di ciascun ospite, pari a 1.355,34 euro al mese. «Da questa cifra – fa sapere – devo togliere 1.142,83 euro al mese d’affitto per il Comune, 500 euro al mese di corrente elettrica nei mesi invernali, perché in inverno usiamo il gasolio (circa 12mila euro all’anno). In estate, con il condizionatore, spendiamo di più. L’anno scorso abbiamo pagato circa 12mila euro d’acqua, solo 8.000 euro nel secondo semestre. Ogni mese, spendiamo 5.000 euro di catering per 20 ospiti e 1.500 euro, ogni tre mesi, per la manutenzione degli ascensori. Senza contare i costi del personale: oltre duemila euro lordi a dipendente. Più i corsi di formazione obbligatoria dei lavoratori. Paghiamo tutto di tasca nostra. Il Comune non ci dà niente».

m.p. ©riproduzione riservata

 

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