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Una donna alla direzione di “Antas”: intervista ad Alessandra Ghiani

Vive a Sanluri la direttrice di “Antas”, la rivista che descrive, con immagini e racconti, le bellezze e peculiarità della Sardegna.
Alessandra Ghiani, originaria di Segariu, ha 44 anni e dirige il bimestrale fondato nel 2014 da Claudio Pia, Simone Riggio e Pierpaolo Fadda, il giornalista baruminese scomparso a giugno scorso.
L’abbiamo incontrata per discutere di giornalismo nell’era di internet e della velocità digitale (velocità spesso superiore a quella del pensiero). E per conoscere una delle rare donne sarde ad avere in mano le redini di un giornale cartaceo.

Nel territorio sardo e locale esistono i giornalisti “cani da guardia della democrazia”?
«Non so se i giornalisti che operano sul territorio si lascino ammaliare da chi ha un determinato ruolo in società. Mi occupo prettamente di cultura e sicuramente voi conoscete meglio questa realtà. So però che la critica serve sempre a fare meglio, a crescere. E credo che oggi, per un giornalista, sia difficile ottenere informazioni cristalline. Si parla di trasparenza, ma c’è e non c’è: c’è perché la legge lo prevede, ma si ferma esattamente dove la legge non lo prevede. E a volte anche prima.
È vero che, al di là dei giornalisti iscritti all’Ordine, c’è tanta gente che scrive e dichiara di essere giornalista e poi, in verità, non lo è. Pertanto, talvolta occorrerebbe fare da “cane da guardia” per scovare e distinguere il giornalista vero da quello che non lo è, e che si spaccia come tale. Quando collaboravo con la testata e non ero ancora iscritta all’Ordine, ci tenevo molto a indicare che non mi definissero giornalista».

Il cartaceo è in crisi: quali sono le cause e le sfide per superarla?
«Sicuramente l’avvento di internet e del digitale ha dato una bella mazzata. Però, secondo me, il colpo di grazia ce lo stiamo dando da soli con contenuti sempre più poveri. Il lettore va educato. Che sia lettore di un giornale, un quotidiano, una rivista o un libro. Più pubblichi porcherie, più il lettore si abitua a quelle porcherie. Non chiederà altro.
Credo, e soprattutto spero, che cultura e approfondimento possano essere un metodo efficace ad affrontare questa crisi perché abbiamo bisogno di riprenderci il tempo e lo spazio per noi stessi.
Se nell’online mi dai un contenuto “mordi e fuggi”, una sintesi, e quindi m’invogli a leggere l’approfondimento sul cartaceo, bene. Altrimenti, non serve a niente se i contenuti del cartaceo e dell’online son gli stessi».

“Il lettore va educato e abituato a non leggere porcherie”: cosa intendi?
«Mi occupo spesso di letteratura, sono un’accanita lettrice, conosco diversi ottimi scrittori e ne presento tanti. Nel tempo, ho visto un regresso nella qualità delle pubblicazioni. Oggi in troppi si affidano al self-publishing, dove manca una figura che valuti la correttezza linguistica e lo spessore letterario dello scritto. Non c’è più l’esempio dei grandi letterati di un tempo. Che non vuol dire scrivere come loro, o con un linguaggio ricercato, ma dimostrare di aver imparato qualcosa da loro. Intanto scrivendo in un italiano corretto, e poi tenendo conto della struttura del romanzo e delle sue regole. Molti pensano che scrivere sia frutto di grande passione, di istinto. E non si rendono conto che uno scrittore, degno di questo nome, studia tantissimo per imparare le regole del mestiere. Tutti pensano di poter dire la propria, anche perché spesso viene dato questo potere persino nell’ambito giornalistico. Infatti, non di rado troviamo, anche nei giornali, poca cura dei testi, interviste spesso superficiali, imprecisioni di cui si lamentano in tanti.
È più apprezzabile leggere una notizia anche con un po’ di ritardo ma scritta bene e non contestabile, che dare in pasto notizie non curate e non verificate, creando tutto un sistema fondato sulla cialtroneria, alla quale i lettori poi si abituano».

Sei orgogliosa, come donna, di essere una tra poche a dirigere un giornale cartaceo sardo?
«A volte tendo a sminuire un po’ il fatto, perché sono così di natura: siccome lo faccio io, mi sembra di non fare una cosa tanto eccezionale. Mi piace sempre ricordare che sono arrivata qui grazie a Pierpaolo Fadda, ma anche al direttore di Mediterraneaonline Gianmarco Murru e al mio insegnante di italiano delle scuole medie, che mi ha messo in contatto per la prima volta con Pierpaolo quando stava cercando persone valide per la rivista. Non so se avesse pensato a me come sostituta, però di fatto mi ha indirizzato e preparato a dirigere un giornale. E ho scritto sempre, per ogni numero di “Antas”. La scelta di affidarmi la direzione è stata dell’editore Claudio Pia, anche in virtù del fatto che, avendo lavorato a stretto contatto con Pierpaolo, potevo garantire una certa continuità».

E di essere direttrice-donna in una realtà fatta più a misura d’uomo?
«Credo di essere una direttrice fortunata. Non è mai capitato di dovermi confrontare-scontrare con qualcuno della redazione. Mi ha scelto l’editore, i componenti del direttivo sono uomini e, in redazione, tutti mi riconoscono l’autorevolezza. C’è da dire che non sono una direttrice intransigente, della serie “quello che dico io è sacro e non può essere in alcun modo contestato”. Propongo la scaletta, però ragioniamo assieme sugli argomenti che possono essere più interessanti per i lettori. Ho bravi collaboratori, persone molto disponibili e qualificate. E, nella mia vita privata, mio marito mi sostiene e incoraggia in questo ruolo».

Senti il peso della direzione?
«Man mano che vado avanti, sì. In passato, non avevo la percezione che occorresse lavorare tanto e tutti i giorni per una rivista a cadenza bimestrale. Ma è un lavoro che mi piace tantissimo. È bello avere il giornale tra le mani e sentire i collaboratori soddisfatti. Ricevere i loro ringraziamenti e ricambiare, poiché senza i loro preziosi contributi la rivista non esisterebbe».

A maggio “Antas” compie cinque anni: come festeggerete?
«In effetti non ci avevo pensato, anche perché siamo più incentrati sull’anniversario della morte di Pierpaolo, e pensiamo di organizzare qualcosa. Cercheremo di aggiungere anche questa ricorrenza. Poi vedremo come».

Chi è Alessandra Ghiani?
«Ho avuto un percorso personale insolito. Dopo aver frequentato le superiori a Sanluri, mi sono laureata in Lettere, ho fatto corsi d’informatica e ho lavorato in quel campo per tre anni, occupandomi di comunicazione e di grafiche per app, come quella del Ctm di Cagliari. Tutto questo non era finalizzato a ciò che mi sta accadendo ora.
Non penso a un disegno, o a una fatalità, però è comunque curioso come a volte gli eventi di una persona vadano a incastrarsi alla perfezione. L’unione delle competenze acquisite nel tempo mi permette di affrontare con più serenità il lavoro di oggi. Inoltre, anche se è difficile conciliare le proprie passioni con gli impegni professionali, sono ancora una grande lettrice, ho pubblicato diversi racconti, due volumi fotografici su Segariu e, nel 2012, ho vinto il concorso letterario “CartaBianca”».

C’è ancora possibilità che i giovani s’inventino qualcosa per non andar via dall’Isola?
«Dipende da cosa si desidera. Se si cerca una vita tranquilla dal punto di vista economico, in Sardegna è molto difficile. In generale, gli stipendi non sono mai adeguati alla mansione svolta e i riconoscimenti tardano ad arrivare. Occorre comunque fare sacrifici e accettare dei compromessi anche per andare a vivere all’estero e avere una sicurezza economica.
Per quanto mi riguarda, ricoprire questo ruolo prestigioso non era nei miei programmi. Ho fatto davvero di tutto nella mia vita: durante gli studi universitari ho lavorato anche nella ristorazione e, in alcuni contesti lavorativi, mi sono dovuta mordere spesso la lingua. Di certo, non mi è stato regalato nulla. Non ho sgomitato, ma allo stesso tempo non ho mai chiesto niente a nessuno per ottenere dei risultati.
Dipende quindi da cosa si desidera: se si vuole la tranquillità economica, è bene cercare fortuna altrove, mettendo però in conto che, anche se all’estero si guadagna bene, stare lontani dalla Sardegna è sempre uno strappo al cuore».

Marisa Putzolu ©riproduzione riservata

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