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Sardara, la minoranza: “I ritardi della PA hanno impedito ad alcuni di partecipare al bando Lavoras”

“Non tutti i cittadini di Sardara sono stati messi in condizione di partecipare al bando regionale Lavoras”. Lo ha dichiarato l’opposizione, attribuendo la causa ai ritardi della pubblica amministrazione. «Il 21 novembre – ha spiegato il capogruppo di minoranza Roberto Caddeo – il Comune ha divulgato l’avviso per presentare le domande entro il 27 novembre: sei giorni distribuiti su due settimane, inclusi il sabato e la domenica, quando gli uffici sono chiusi. E siccome occorrono tra i cinque e gli otto giorni per il rilascio dell’Isee, il documento basilare per partecipare e non perdere 25 punti, alcuni hanno rinunciato a candidarsi perché non avevano il documento, né il tempo per ottenerlo e consegnarlo al Centro per l’impiego entro i termini stabiliti dal bando».
La minoranza ha quindi chiesto spiegazioni, in Consiglio comunale, su come mai l’avviso non fosse pubblico già dal 19 novembre (data in cui è stato inviato al Comune), e su alcuni aspetti da “rivedere” per consentire a tutti una posizione paritaria e evitare chiacchiere in paese. «La gente – ha riferito Caddeo – ha pensato che sembrasse quasi un bando mirato per qualcuno. E, visto il nostro ruolo di responsabilità, dobbiamo fugare le critiche derivanti da certi elementi richiesti nel bando. Ad esempio, la consegna delle domande poteva avvenire a mano o tramite Pec, non una qualsiasi, ma soltanto ‘del lavoratore interessato’. Mi chiedo quanti disoccupati o singoli cittadini abbiano una propria pec. Un altro aspetto da evidenziare è la garanzia della rotazione per far lavorare tutti, quando di fatto il bando impone la candidatura di determinate qualifiche professionali, precludendo chi non le possiede».
Ha contestato il sindaco Roberto Montisci, che ritiene priva di fondamento l’insinuazione secondo cui si “sia potuto fare qualcosa per agevolare qualcuno”. «L’ufficio tecnico ha pubblicato il 21 novembre – ha dichiarato il sindaco – ma il servizio Informacittadino lo ha pubblicato il 19. Quindi la comunicazione è stata data nei termini fissati dalla norma: in cinque giorni lavorativi, fino a un massimo di dieci giorni solari. Dal 19 al 27, sono nove giorni solari». Inoltre, secondo il primo cittadino, chi cerca un lavoro consulta i siti online di SardegnaLavoro e del Cpi di San Gavino, nei quali il 12 novembre era pubblico un preavviso che indicava i documenti necessari a presentare la domanda e l’annuncio dell’imminente comunicazione dei termini di partecipazione. «Quindi – ha aggiunto Montisci – chi era sfornito di Isee avrebbe potuto chiederlo prima. Anche se poi, in genere, i disoccupati sanno che è uno dei documenti richiesti per sussidi, prestazioni previdenziali, assistenziali e per essere assunti, soprattutto nei cantieri. Non lo chiedono alla fine dell’anno. Ad ogni modo, quando mi avete fatto notare il problema dell’Isee, ho chiesto alla direzione Aspal una proroga che però, come presumevo, non è stata accolta».
Dura la replica dei consiglieri che chiedono modifiche al procedimento ordinario del bando Lavoras. «La proroga è un’eccezione – ha ribadito Caddeo –, non la regola. Il mancato coordinamento degli uffici comunali ha creato confusione. Perché, se leggo un avviso col timbro del Comune, datato il 21 novembre, mi convinco che sia quella la data di valenza. Non vado a pensare che da altre parti mi abbiano avvisato prima. Il procedimento posso in essere dal Comune, in collaborazione con il Centro per l’impiego, non ha prodotto gli effetti che doveva produrre. Chiediamo quindi, e speriamo, che per i prossimi bandi gli uffici, facenti capo agli enti preposti, lavorino coordinati e tutti dicano la stessa cosa e contemporaneamente. O che perlomeno consentano di allegare l’Isee alla domanda anche dopo i termini di scadenza del bando. Intanto quanti giorni sarebbero in più? Tre, quattro?».
Il sindaco, ritenendo “utile” la discussione, ha rassicurato: «Gli stessi dirigenti di Aspal si sono accorti che questo sistema forse va un po’ meglio affinato. Credo che la prossima volta ci sia qualche accorgimento, per evitare che l’utenza abbia problemi, o possa fraintendere, o essere distratta». Poi, nel suo ruolo di dipendente del Cpi di San Gavino, ha aggiunto: «Anche noi operatori, funzionari del centro per l’impiego, ne terremo conto in modo che il messaggio giunga a destinazione».

m.p. ©riproduzione riservata

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