Home / ABC / San Gavino Monreale: tra i primi comuni europei ad aver ideato il Pums (Piano urbano di mobilità sostenibile) e secondo nell’isola

San Gavino Monreale: tra i primi comuni europei ad aver ideato il Pums (Piano urbano di mobilità sostenibile) e secondo nell’isola

San Gavino Monreale cambierà volto con il Pums, il Piano urbano di mobilità sostenibile pensato dall’amministrazione comunale per ridurre la velocità delle macchine, migliorare la sicurezza delle strade e “restituire una vivibilità del territorio a misura d’uomo” per chi si muove a piedi e in bici.
Presentato in Consiglio comunale dall’assessore Stefano Musanti e dal professore universitario Italo Meloni, attraverso diapositive illustrative, il progetto è stato condiviso e approvato all’unanimità.
«Va considerato come una guida, un manuale, per trasformare gli spazi urbani – ha detto Musanti – in modo che siano vivibili e che la gente possa muoversi come se si muovesse nel cortile della propria casa».
Frutto di indagini, rilievi e controlli del traffico, il documento contiene immagini di come il paese si presenta oggi e di come si presenterà domani. E soluzioni da adottare, tra cui: migliorare l’arredo urbano nel centro storico, “quadruplicare” le piste ciclabili, e far diventare San Gavino “porto di interscambio” nel progetto di mobilità ciclabile regionale e in quello dei percorsi ciclabili extraurbani per collegare i sei paesi dell’Unione dei Comuni “Terre del Campidano” (San Gavino, Pabillonis, Sardara, Samassi, Serrenti e Serramanna).
In Sardegna, soltanto un altro comune possiede un Pums: Porto Torres. E, pur non essendo obbligatorio per i comuni con meno di 100mila abitanti, il Comune di San Gavino ne aveva ideato uno ancor prima che Copenaghen (Danimarca) venisse premiata come Capitale Verde d’Europa (2014). «Non occorre essere obbligati a fare qualcosa di positivo per un territorio come il nostro, che merita», ha dichiarato l’assessore Musanti.
Poi ha aggiunto: «Avevamo una visione di pianificazione, un piano volto alla mobilità sostenibile, già nel 2005 quando avevamo aderito all’associazione ‘Focus Europe’ che consente di comunicare direttamente coi commissari europei. Per tre anni ci siamo recati a Bruxelles con l’intento di far finanziare i nostri progetti. Quando nel 2009 hanno finanziato due progetti di mobilità urbana, tra cui quello di Copenaghen, non siamo stati inclusi perché, assieme all’università di Cagliari, lo avevamo denominato “laboratorio”, anziché progetto. A noi piace il modello danese, ma è corretto precisare che lo avevamo pensato prima noi. Abbiamo avuto qualche difficoltà a realizzarlo, per mancanza di fondi, e anche per via della nostra paura di cambiamento. Tuttavia ora, anche se in ritardo di dieci anni rispetto alla Danimarca, stiamo cercando di portarlo a termine, anche con nostre risorse e con interventi graduali ma costanti».

m.p. ©riproduzione riservata

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi