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La tesi di Alessandra Steri sulla difficile vita dei camionisti, pubblicata su una rivista nazionale

Ci sono lavori e lavori. Ci sono politici che prendono migliaia di euro al mese per un giorno di presenza in parlamento, e poi ci sono gli italiani, quelli che lavorano e mandano avanti questo Paese.
Ci sono mestieri, quelli usuranti e faticosi. Quelli di cui non parla nessuno e che diamo per scontato.
Così come diamo per scontato di trovare magazzini e negozi sempre forniti delle cose che ci occorrono. Dietro ogni prodotto sullo scaffale però c’è qualcuno che quella merce l’ha fatta arrivare; con fatica, sacrificio e rischio. Sono i camionisti. Una categoria di lavoratori indispensabile per la nostra economia e il nostro vivere quotidiano. Vivono una vita spezzata in due. Da una parte con la famiglia a casa, dall’altra su strada, in giro per il mondo. I pericoli sono tanti, come ben si può immaginare. Ma oltre ai pericoli legati alla viabilità, vi sono altre particolarità legate alla professione: stress, insonnia, rapporti con la famiglia, malattie cardiovascolari, diabete, soglia di attenzione sempre al massimo. Questo e altro, è emerso dalla tesi universitaria di Alessandra Steri, 29enne di Sardara, laureata in psicologia.
La tesi, intitolata “LA QUALITÀ DELLA VITA LAVORATIVA DEI CAMIONISTI: TRA PASSIONE, VIAGGI E NOSTALGIA” è stata cosi tanto apprezzata per i suoi argomenti e approfondimenti da essere stata pubblicata nella rivista di settore dei trasporti su gomma “Camionisti Online” (leggi l’articolo).

«Quando ho scelto l’argomento per la tesi di laurea – spiega Alessandra Steri – ho pensato di condurre una ricerca che potesse approfondire le conoscenze che riguardano un mondo che io, figlia di camionista, in parte conoscevo già. Si tratta di una piccola ricerca che non ha la pretesa di spiegare tutto, ma forse può offrire spunti di riflessione e può essere solo l’inizio di una serie di ricerche sulla professione. Ho intervistato un piccolo campione di camionisti con almeno 20 anni di esperienza nel settore, che mi hanno illustrato gli aspetti positivi del viaggiare per lavoro, entrare in contatto con le persone e visitare posti nuovi, ma anche gli aspetti negativi che riguardano la nostalgia di casa, i disturbi fisici che questo lavoro può comportare e la sensazione di non essere tutelati come dovrebbero. A distanza di due anni dalla stesura della tesi qualcosa sembra essere cambiata per questa professione che oggi è riconosciuta come lavoro gravoso».

s.p.

 

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