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I Verdi in Assia, al verde il Medio Campidano

Tolta la piccola parentesi del partito FDP nel 1974, i partiti dei socialdemocratici SPD (uno dei partiti più longevi al mondo con i suoi oltre 150 anni di storia), e dei cristianodemocratici CDU (il partito della Merkel, nato nel primo dopoguerra), hanno sempre dominato la scena politica teutonica.
In Assia il risultato delle ultime elezioni ha sconvolto la Germania.
SPD e CDU hanno perduto entrambi oltre il 10 percento.
Al pari del partito socialdemocratico, sul podio, a sorpresa ma non troppo, sono saliti i Verdi, seguiti da AFD (Alternative für Deutschland).
Questi risultati dicono molto su come il mondo stia cambiando e su come a volte il popolo sia più avanti dei propri leader.
Un risultato scaturito da una politica, percepita debole in fatto di immigrazione, sicurezza e rapporti con l’Europa, che non ha più difeso e rappresentato il proprio elettorato persino in una nazione messa meglio della nostra.
Un grande cambiamento. Un popolo che si è rivelato più consapevole dei politici, che ha preso seriamente in considerazione tematiche quali l’ecologia, i cambiamenti climatici e demografici. E che sostiene non possa esistere un’economia scollegata a questi temi.

Già tre anni fa, in occasione di una visita in una città tedesca del Nord Reno-Westfalia, si poteva osservare una certa quantità di automobili, 100 percento elettriche, e le colonnine di ricarica per poterle rifornire, installate nelle piazze, nei parcheggi, davanti ai negozi, bar e ristoranti.

E qui? Se anche qualcuno volesse comperare un’automobile elettrica, non potrebbe andare da nessuna parte perché non saprebbe dove fare rifornimento al di fuori del garage di casa.
Sarebbe un po’ come se si decidesse di acquistare un telefono cellulare in un territorio privo di ripetitori.
Dunque, ancora una volta, nonostante internet e i voli low-cost (necessari soprattutto a quelle centinaia di sardi che, ogni anno, sono costretti a emigrare per bisogno), siamo indietro anni luce dal resto del mondo cosiddetto “evoluto”.

Siamo indietro anche perché non riusciamo ad avviare in tempi celeri, o almeno accettabili, la costruzione di un ospedale. E siamo indietro perché quello che abbiamo, nel frattempo, versa in condizioni pietose.
Lo siamo perché sta nascendo un altro parco eolico tra San Gavino Monreale e Villacidro, nonostante il parere non troppo favorevole della popolazione del Medio Campidano e nonostante l’Isola non abbia bisogno di un surplus al surplus energetico.
Siamo indietro perché le nostre strade provinciali sono dei colabrodo vergognosi sulle quali ogni giorno la gente rischia l’osso del collo.
Siamo indietro perché sindaci e assessori fanno credere che, attraverso le sagre e le feste, si risolleverà il territorio, ormai “godibile” quasi solo da dipendenti pubblici, pensionati e politicanti.
Siamo indietro nel modo di realizzare opere pubbliche. In via Pascoli a San Gavino, ad esempio, dove recentemente è stato riabilitato il doppio senso di circolazione, tra una striscia pedonale (due in tutto), un lampione a led e un annuncio in pompa magna, non si è tenuto conto di chi attraversa la strada su sedia a rotelle. Alle estremità delle nuove e “spiricocanti” strisce pedonali rialzate, infatti, al posto della rampa per disabili, c’è un bel gradino (le uniche rampe presenti sono quelle adiacenti ad alcune abitazioni per evitare scossoni alle auto che vi escono e entrano). In una qualunque realtà del nord Europa, la strada non sarebbe stata considerata fruibile se prima di tutto gli attraversamenti pedonali non avessero tenuto conto dei più deboli.
Lo siamo anche perché, in nome della cultura, le amministrazioni comunali pagano, coi nostri soldi, presentazioni di libri, anche mille euro ad evento. Sul pianeta di mister Spock si chiama illogicità. Qui, cultura. Non dovrebbero essere infatti l’autore e l’editore del libro (interessati a pubblicizzarlo) a pagare, a proprie spese, il Comune che mette a disposizione uno dei suoi locali, la corrente elettrica e spesso gli operatori pubblici?

Si vede di tutto. Persino amministratori che deliberano disposizioni regolamentari per i consigli comunali in disaccordo con la Costituzione. A Pabillonis, per esempio, a meno che non abbiano cambiato il documento, hanno disposto che non si possa filmare o fare foto durante le sedute consiliari se non autorizzati dal primo cittadino. E la delibera include anche gli organi di stampa, nonostante l’articolo 21 della Costituzione sancisca che “la stampa non può essere soggetta a autorizzazioni o censure”.
È normale regolamentare contro i principi costituzionali?

Sembra fatto tutto un po’ alla carlona e lo si capisce pure da come si presentano alcune aule consiliari (il luogo più rappresentativo di una comunità), come quella di Sardara, che da mesi, forse anni, è priva della foto del Capo dello Stato Sergio Mattarella. A nessuno, è ancora saltato in mente di piantare un chiodo per riappenderla.
Ma che volete che sia un chiodo sulla parete dell’aula istituzionale, se dopo anni non si è ancora riusciti a levare un pericoloso moncone di guardrail dalla ex statale 131, di proprietà comunale, per mettere in sicurezza la viabilità?

Tornando a bomba, chi volesse comperare una Tesla per essere avanti, e non inquinare con un orribile motore a scoppio, non potrebbe farlo perché la politica, di fatto, non lo permette. Non fornisce e non agevola le adeguate infrastrutture per le quali i cittadini pagano le tasse.

E così, mentre in Germania vincono i verdi, qui siamo al verde, e non solo in termini economici.
Niente panico però: l’anno venturo si voterà per una nuova gestione dell’Isola e, tra una zona franca, una limba sarda, un trenino verde, una continuità territoriale, un rilancio del turismo e un’infallibile soluzione per il rilancio di qualche fabbrica irrecuperabile, sono già iniziati gli slogan vecchi di 50anni.

Saimen Piroddi  © riproduzione riservata

 

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