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Inquinamento 131: intervista a Luigi Pilloni, portavoce del M5S

In qualità di portavoce del Movimento 5 Stelle, il consigliere comunale di Sanluri Luigi Pilloni ha rilasciato un’intervista sulle ultime novità riguardanti l’inquinamento nel tratto stradale Sardara – Sanluri della 131. Gli abbiamo posto alcune domande in virtù del fatto che, da oltre cinque anni, i pentastellati del territorio si sono interessati in modo attivo dei liquidi che colano dalle caditoie della statale.
Nel 2013 hanno commissionato prelievi e analisi, che risultarono “contenere sostanze velenose”. Hanno smosso l’opinione pubblica e il Consiglio comunale di Sardara con una petizione popolare. Sollecitato gli enti preposti con il coinvolgimento dei responsabili dell’Arpas, dell’Anas e dell’Igea e di parlamentari nazionali e europei. E con sit in e incontri pubblici, l’ultimo dei quali a ottobre scorso per costituire un comitato spontaneo sul tema.
A differenza di altri soggetti interessati all’argomento, il consigliere Pilloni non è sembrato del tutto sorpreso nell’apprendere la notizia, emersa in Consiglio comunale a Sardara, secondo cui i termini del procedimento legale per danno ambientale sono decorsi dal 2015 all’insaputa dell’opinione pubblica. Pilloni, in una delle risposte, afferma che “della prescrizione, pur non avendo atti certi, si era già a conoscenza”.

Cosa pensa riguardo a quanto dichiarato dal sindaco di Sardara Roberto Montisci in Consiglio comunale?
«Sono trascorsi circa tredici anni dall’avvio del procedimento penale, pertanto non sorprende che risulti prescritto già nel 2015. Il fatto che nessuna azione concreta sia stata avviata dagli amministratori e che i cittadini non siano stati informati, ad esempio con un’assemblea pubblica, la dice lunga sulla blanda azione praticata e sulla, più o meno, espressa volontà affinché il tutto passasse nel dimenticatoio. Al di là della questione meramente giudiziaria, di fatto rimane la questione ambientale compromessa che non potrà mai andare in prescrizione e per la quale si ritiene di fondamentale importanza sollecitare gli enti coinvolti affinché si proceda con opportune azioni finalizzate a definire e circoscrivere l’entità del problema».

Sardara e Sanluri non erano parti in causa, ma erano comunque parti interessate. Tant’è che si apprende che volessero costituirsi parte civile. Com’è possibile che, dal 2015 ad ora, nessuno sapesse nulla?
«Certo che dovrebbero essere parti interessate, ma così non è! Per esempio, con riferimento al Comune di Sanluri, non risulta vera l’affermazione ”si apprende che volessero costituirsi parte civile”. L’amministrazione sanlurese ha votato contro la mia mozione “Inquinamento dovuto ai lavori effettuati sulla SS 131 tratto Sanluri-Sardara” (vedasi Albo pretorio atto 69 del 20.9.2017), nella quale chiedevo che il Comune si costituisse parte civile, lasciandomi in completa solitudine.

In merito alla seconda parte della domanda (che nessuno sapesse nulla), la circostanza appare singolare: infatti, siamo a conoscenza di un incarico affidato ad un legale di fiducia dell’amministrazione comunale di Sardara, anch’esso sollecitato dal M5S, ma il risultato ottenuto, a parte i costi economici dell’operazione, pare non sia andato oltre un accesso agli atti ed il relativo fascicolo di documenti confinato nei cassetti degli amministratori».

Chi parla della problematica viene spesso additato, da alcuni amministratori pubblici, come colui che “parla male del paese”. Quasi come se “il danno lo avesse generato” chi ne parla.
Non pensa che, per via di questi meccanismi, i cittadini possano non sentirsi abbastanza liberi di affrontare l’argomento?
«Questa domanda appare provocatoria, mi porta a pensare ad atteggiamenti poco trasparenti. Non è con la “politica del Silenzio” (secondo gli attivisti sardaresi del M5S) che si risolvono i problemi. Certamente la colpa è di chi avrebbe commesso il reato ma anche di chi non si è adoperato per tempo a fare la necessaria chiarezza sui pericoli o meno di conseguenze gravi per la salute dei cittadini.
Sinteticamente, “a far parlare male del paese, è proprio chi non ne parla”.
Ancora: è l’intera politica sarda a essere pesantemente coinvolta in questa vicenda a più livelli. Non dimentichiamo che Cappellacci fu presidente della “Sardinia Gold Mining” e che, all’epoca, la Regione Sardegna era amministrata da giunte di centrosinistra: Palomba e compagni».

Il sindaco Montisci, rispondendo all’interrogazione consiliare presentata dall’opposizione, ha lasciato intendere che la situazione non sarebbe troppo preoccupante visto che dalle ultime analisi, effettuate nove anni fa dall’Anas e dal Comune, i punti di prelievo non risulterebbero inquinati da metalli, ma solo da valori di solfati fuori norma. Mentre dalle analisi fatte effettuare in laboratori privati, dal gruppo “Sardara in Movimento ad esempio, o dal leader di Liberu Pier Franco Devias, risulta invece una situazione preoccupante. Da maggio scorso l’Anas sta effettuando nuovi controlli. A prescindere dagli esiti, la politica locale avrebbe potuto tenere conto anche delle analisi di soggetti terzi?
«Gli amministratori non possono girarsi dall’altra parte quando i cittadini lamentano delle legittime preoccupazioni. Il fatto che il problema sia ben evidente è noto a tutti e sarebbe dovuto essere da stimolo per coinvolgere fattivamente gli enti e gli uffici competenti. I cittadini sono andati oltre i partiti e hanno attivato azioni, contatti, chiesto e in parte ottenuto risultati. Rimaniamo in attesa di indagini più precise ed approfondite, ma sarebbe stato di fondamentale importanza il supporto dell’organo di governo locale. Un’istanza presentata dal sindaco di una comunità è sicuramente più incisiva di altre azioni isolate. Probabilmente come precedentemente accennato, si ha paura di pubblicità negative per il territorio. Ma l’inerzia dimostrata crea paradossalmente incertezza e rischia, a mio parere, di determinare un risultato opposto rispetto a quello auspicato».

Quando sono stati usati gli scarti della miniera di Furtei come riempitivo, il cantiere della 131 non era di competenza comunale. Per questa ragione, si dice, “non ci siano responsabilità politiche locali”. È cosi?
«Non è possibile semplificare tutto. Certo i responsabili rimarranno, forse per sempre, impuniti. Non spetta a noi stabilire chi è colpevole e chi non lo è. Questo avrebbe dovuto stabilirlo la magistratura. Evidentemente non si è avuta la volontà politica di giungere a compimento di un processo che avrebbe potuto rendere giustizia ad un intero territorio e ai cittadini che ne fanno parte integrante».

È risaputo che gli scarti di miniera siano fonte di inquinamento. Come è stato possibile pensare di poter usare quei materiali come riempitivo senza alcun controllo da parte degli enti preposti come se fosse humus per giardino?
«Occorre una precisazione: i materiali utilizzati non hanno subito alcun trattamento chimico finalizzato all’estrazione dei minerali ricercati. Ciò che si contesta è la composizione chimica naturale di quei materiali di scavo. Nei verbali giudiziari, come si è appreso tramite stampa, risulterebbe che le analisi chimico-fisiche di questi materiali siano andate misteriosamente perse. Se è vero questo, trovo lecito e plausibile domandarsi se queste analisi siano mai state richieste o realmente prodotte».

Alcuni tecnici hanno dichiarato che un’eventuale bonifica, per via di come è strutturata la problematica, sarebbe impossibile e che quindi l’unica soluzione sarebbe quella di smantellare il tratto di strada. È vero? Esistono altre soluzioni? Come andrà a finire? E come sarà la situazione tra 20anni?
«Intanto serve la “caratterizzazione del sito” per determinare l’entità dell’inquinamento e la sua effettiva pericolosità. Smantellare tutta la struttura sarebbe “stupido” e servirebbe solo a spostare da un’altra parte il problema, creando una discarica di rifiuti pericolosi ad hoc. Il materiale incriminato, per essere “inertizzato”, non deve risultare a contatto con l’aria ma soprattutto con l’acqua (finché non viene movimentato e sta sottoterra non arreca alcun danno). Pertanto un intervento possibile potrebbe essere quello di isolare con strati d’argilla l’intero rilevato stradale e captare l’eventuale percolato residuo con apposite canalette da collegarsi a dei pozzetti di raccolta, che adeguatamente monitorati, permetteranno di prelevare il percolato e portarlo a trattamento. Altra soluzione ipotizzabile è quella dell’impianto di essenze vegetali capaci di assorbire e trasformare le sostanze chimiche inquinanti in modo naturale».

All’incontro pubblico, tenutosi a ottobre scorso nel paese termale, per costituire un comitato sulla tematica, il presidente della Proloco di Sardara Giampaolo Pisu aveva affermato che il comitato sarebbe potuto essere utile anche “a capire a che punto erano le indagini”. Ora, in qualità di portavoce del Movimento 5 Stelle che, assieme a Liberu, si è maggiormente interessato della questione, anche con sit in e manifestazioni, come si sente nell’apprendere che, mentre si ideava un comitato contro l’inquinamento nella 131, due anni prima era già stato archiviato il caso?
«Le risposte a questa domanda sono in parte già state date. In realtà, della prescrizione, pur non avendo atti certi, si era già a conoscenza, tant’è che il nostro impegno è proiettato verso le indagini approfondite mediante caratterizzazione del sito e relativi interventi di messa in sicurezza e bonifica. La questione giudiziaria rimane importante per i cittadini ma secondaria rispetto alla tutela del territorio e della salute pubblica».

Breve commento libero
«Abbiamo visto quanto sono grandi le responsabilità trasversali della vecchia politica che tende a estendere e rinchiudere dentro il concetto di “sarcofago dei veleni” oltre che il tratto interessato dall’inquinamento della 131 anche a se stessi e il loro operato. Ma i cittadini hanno il diritto di sapere come stanno realmente le cose e quali pericoli corrono: noi del M5S sapremo dare loro le giuste e puntuali risposte.
Per questo, a suo tempo, il gruppo “Sardara in Movimento” ha raccolto e fatto proprie le preoccupazioni diffuse tra i cittadini e la mobilitazione è stata ampia: dalla raccolta firme accompagnata da un documento illustrato in Consiglio Comunale al prelievo e analisi dei materiali incriminati. Molte azioni sono state concretizzate grazie al supporto di alcuni parlamentari. Grazie al loro impegno è stato possibile scomodare l’ex presidente dell’ANAS, il Direttore generale di ARPAS e la dirigenza di IGEA che gestisce il sito minerario dismesso di Furtei».

Redazione ©Riproduzione riservata

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