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Villacidro, Odg e Assostampa sarda in Consiglio comunale: “Nessun nesso tra stampa e criminalità organizzata”

Hanno assistito anche il presidente regionale dell’Ordine dei giornalisti Francesco Birocchi e il presidente dell’Associazione Stampa Sarda Celestino Tabasso al Consiglio comunale di Villacidro dello scorso 20 luglio, per ascoltare dal vivo la posizione della sindaca Marta Cabriolu sulle motivazioni della Menzione Speciale, assegnatale il 26 giugno a Milano, in occasione della sesta edizione del Premio Ambrosoli. Le motivazioni indicate hanno indotto “qualcuno a interpretare” una correlazione tra i termini “stampa” e “associazioni criminali, anche di stampo mafioso”.

Nel riconoscimento infatti si legge testualmente: “Alla luce della documentazione e dei pareri acquisiti, è assegnata una Menzione Speciale Giorgio Ambrosoli alla Sig.ra Marta Cabriolu poiché, nella veste di sindaco di Villacidro, è stata oggetto sia di due gravi intimidazioni, sia di sistematica e ripetuta delegittimazione locale a mezzo stampa (anche con riferimenti lesivi della sua dignità di persona e di donna), con correlate attività di indagine. Ciò in presenza sia di possibili interessi non dichiarati e illegittimi, sia di seri rischi di associazioni criminali miranti a turbare e influenzare il normale operato della pubblica amministrazione locale nel suo complesso, anche di stampo mafioso, sussistendo al riguardo tutti gli indizi tipologici”.

Supporre che il paese d’ombre e la “stampa” possano avere una qualsiasi attinenza ad “associazioni criminali, anche di stampo mafioso” ha suscitato scalpore e malcontento nella comunità villacidrese e nel mondo del giornalismo sardo. Tanto da indurre la minoranza a proporre una mozione consiliare per chiedere alla maggioranza di sollecitare l’associazione Premio Giorgio Ambrosoli a rivedere le motivazioni trascritte nella Menzione. E tanto da far intervenire l’Odg e l’Assostampa sarda che, nei giorni precedenti alla seduta consiliare, aveva sollecitato l’amministrazione comunale a prendere una netta posizione al riguardo.

Così, davanti a una decina di giornalisti seduti in aula, la sindaca Cabriolu ha preso la parola per confermare che “non esiste neanche un nesso lontano tra gli organi di informazione locali e regionali e la criminalità organizzata”.

«Nessuno ha mai detto che Villacidro è un paese mafioso – ha dichiarato la prima cittadina – o che ci siano atteggiamenti di stampo mafioso. Nemmeno nella Menzione del Premio, si legge che a Villacidro c’è la mafia. L’interpretazione data ha suscitato indignazione generale. Noi della maggioranza però abbiamo dato un’altra interpretazione».

I presidenti Birocchi e Tabasso hanno manifestato soddisfazione: «Benissimo ha fatto la sindaca a chiarire in Consiglio comunale. La mafia è una cosa tragicamente seria. L’idea che possano esserci punti di contatto tra la stampa locale campidanese e Cosa Nostra, e viceversa, è una buffonata grottesca, che offende il buonsenso ma soprattutto la memoria dei cronisti abbattuti a fucilate per aver fatto il loro dovere. Auspichiamo che da domani la stampa sia al centro di un dibattito orientato su temi più seri: il precariato nelle redazioni, le querele bavaglio, il pluralismo in estinzione».

I consiglieri di opposizione e il pubblico invece non sono rimasti affatto soddisfatti quando il capogruppo di maggioranza Marco Deidda ha iniziato a leggere la dichiarazione di voto, annunciando che avrebbero respinto la proposta, presentata dai consiglieri Federico Sollai, Maura Aru, Gian Carlo Carboni, Dario Piras e Stefano Mais.

Dichiarazione di voto che, in un passaggio, attribuisce proprio agli organi di informazione locale e regionale la responsabilità di “aver dato particolare risalto alla terminologia utilizzata – si legge –, soffermandosi sulle espressioni ‘mafia e stampo mafioso’, contribuendo a ingenerare nell’opinione pubblica la più viva e giustificata indignazione e la possibile convinzione che il Sindaco Cabriolu avesse, in qualche modo, contribuito ad ‘etichettare’ il proprio paese come “Mafioso”.

Ne è scaturita una discussione accesa anche in merito alla stampa, seppur non fosse oggetto di dibattito.

«Quali sono i giornali, chi sono i giornalisti, chi sono eventualmente le persone che hanno rilasciato dichiarazioni a mezzo stampa per capire dov’è la diffamazione? Quali sono le offese anche sotto la sfera personale e di donna? Vorremmo sapere chi è stato», ha affermato Sollai, primo firmatario della mozione, seguito dal collega Marco Erbì che chiede i nomi “in modo da isolare queste persone”.

Poi, approfittando della presenza dell’Odg, dell’Assostampa e dei giornalisti in aula, il consigliere Carboni ha precisato: «La diffamazione a mezzo stampa avviene da giornalisti iscritti a un albo professionale, che scrivono o dicono cose attraverso mezzi di informazione: carta stampata, radio, tv e internet. E se ne assumono la piena responsabilità. Quando si parla di diffamazione a mezzo stampa non si parla di persone qualunque come chi si esprime sui social network. Ma di giornalisti che hanno la delega da parte dello Stato per poter svolgere quella professione. Altrimenti non lo possono fare. E sono soggetti a controlli, norme e discipline ferree. Se il giornalista scrive cose sbagliate e non vuole rettificare, può intervenire l’albo nei confronti di segnalazioni e sospenderlo per un determinato arco di tempo. Chi diffama e svolge il suo ruolo in maniera illegittima, può essere disciplinato direttamente dall’Ordine. Quindi quando si parla di diffamazione a mezzo stampa è doveroso far circostanziare e segnalare chi ha diffamato a mezzo stampa».

Sentir dire dalla sindaca e dalla maggioranza che “a Villacidro non c’è la mafia” non è bastato all’opposizione e al pubblico, a cui non vanno proprio giù quelle parole scolpite sulla Menzione. Per i consiglieri proponenti, accettare un premio che ha come presupposto quelle motivazioni, è come se di fatto si accettassero.

«Non dobbiamo accettare – ha detto Sollai – che, chi non conosce il popolo, la comunità, le tradizioni, le persone, i lavoratori di Villacidro, si permetta di dire nulla che possa accostare questa comunità alla mafia. Qui non esistono associazioni criminali, associazioni di stampo mafioso. Esistono delinquenti. E la delinquenza va combattuta in tutti i modi. Ma non ci sono organizzazioni criminali. Per la serenità della propria comunità, si sarebbe dovuta fare una conferenza stampa per dichiarare: “Non sono disposto ad accettare una menzione che abbia quelle motivazioni come base motivazionale”».

Con il voto contrario della maggioranza, la mozione è stata bocciata.

Redazione ©Riproduzione riservata

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