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I politici con l’ovetto Kinder

Spesso si pensa che i politici scorretti siano solo quelli che si vedono nelle tv nazionali.
Niente di più sbagliato. Alcuni di quelli che arrivano ai grandi Palazzi sono passati per una severa scuola di furbizia negli enti locali. A fare le magagne e peccare di trasparenza, s’inizia dai Comuni.
Ora, pensate: sindaci, assessori e consiglieri di un piccolo Comune, messi lì, votati per amministrare (che non vuol dire comandare) la cosa pubblica, la cosa di tutti. Dovrebbero essere disponibili a rispondere a qualsiasi tipo di domanda a carattere pubblico, e a chiunque ponga il quesito, proprio come facevano in campagna elettorale.
Invece no. A seconda di cosa viene chiesto e a seconda di chi lo chiede, decidono se rispondere oppure no.
Forti del loro giocattolo social, che usano a senso unico, pensano di avere in mano anche la comunicazione. Ma fa sorridere. Avete presente un bambino che, quando finisce di montare il giochino dell’ovetto Kinder, va dai genitori e esulta “ehi, guardatemi, guardatemi, l’ho fatto io. Sono stato bravo, vero?”? Ecco, cosi fan loro con i social network quando riescono a far pulire una strada, rattoppare una buca, tagliare un ramo sporgente, organizzare una sagra o inventarne una nuova.
E che bellini quando poi si gasano e accettano i complimenti come se avessero costruito l’Apple Campus coi propri soldi.
La loro trasparenza spesso si limita a questo.
Quando però un giornalista chiede qualcosa di scomodo, improvvisamente, proprio come i bambini (dato che li abbiamo citati prima), fanno i capricci. Pestano i piedi. “No. No. No. Non voglio”.
Provano a ritardare la consegna di un documento richiesto e, nel frattempo, cercano di risolvere al meglio la magagna che quel documento potrebbe provare. Arrivano ad attaccare la Stampa persino in sedute consiliari pubbliche.
Se la prendono con chi fotografa una situazione, un quadro, e non contro chi lo ha dipinto: ossia loro stessi.
Dicono di sentirsi “sotto attacco”, senza comprendere che invece non dovrebbero far altro che rispondere a delle lecite domande. Che ci vuole in fondo? Mica si chiedono informazioni su conti correnti privati.
Non hanno alcun rispetto per chi svolge una professione tutelata dalla Costituzione.
Spesso fanno i gradassi e i bulletti coi giornalisti. Minacciano tra le righe. Li sbeffeggiano ogni volta che possono. Li attaccano pubblicamente.
Pensano di avere in mano la cosa pubblica e anche l’informazione solo perché usano i social (e certi giornalisti che si fanno usare).
Ma non è proprio così: informazione non vuol dire avere un mezzo per comunicare quello che si vuole. Tutt’altro.
Vuol dire raccontare in modo imparziale soprattutto quel che altri non vorrebbero si sapesse.
Vuol dire aprire i cassetti nascosti dal potere, tirarne fuori il contenuto e mostrarlo alla gente.
Quando i politici saranno così trasparenti da non chiudere a chiave i cassetti, allora (forse) non ci sarà più bisogno dei giornali. Fino ad allora, abbiano pazienza, ma continueranno a svolgere la propria funzione perché c’è ancora molto da raccontare.

Ops, dimenticavo, è bello quando un adulto accontenta un bambino e gli dice “bravo bravo”, perché è riuscito a montare bene il suo giochino.
Ma è brutto vedere adulti che fanno la stessa cosa quando, a esultare per il gioco, è un loro coetaneo.

Saimen Piroddi

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