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Sardara: alla presentazione di due libri si è discusso di doppio standard per lingua sarda

Venerdì scorso, 18 maggio, al Centro di aggregazione sociale di Sardara, si è discusso di lingua sarda con Stèvini Cherchi e Giampaolo Pisu dell’associazione ”Acadèmia de su Sardu”.
Alla presentazione dei due libri, “Su Sardu – Proposta de Ortografia”, e “Regole per ortografia, fonetica morfologia e vocabolario della Norma Campidanese della Lingua Sarda”, moderato da Ilenia Cilloco, oltre ad aver discusso di alcune regole grammaticali, lessicali e fonetiche, si è disquisito anche delle problematiche che riguardano la lingua sarda in termini di divulgazione nelle diverse aree dell’isola.
In particolare si è cercato di spiegare perché la Lsc (Lingua sarda comune), “nata a tavolino” allo scopo di creare un’unica forma linguistica, non possa funzionare. E perché invece la proposta del “doppio standard linguistico” (campidanese e logudorese) potrebbe funzionare.

Ha aperto le danze il sindaco Roberto Montisci che, ricordando la sua infanzia all’estero, ha evidenziato quanto proprio la lingua sarda, in quegli anni di lontananza, sia stata per la sua famiglia di grande importanza al fine di tenere ben saldo il legame con la terra natia. Il primo cittadino si è, tra le altre, dichiarato contro la Lsc e ha affermato: «La Regione ha fatto una legge per inventare una lingua comune. Non sono mai stato favorevole. Ho sempre pensato che non fosse possibile perché si tratta di creare qualcosa che non esiste. Io, che sono sardarese e ho sempre parlato il sardo appreso dai miei genitori, mi sarei dovuto adattare ad una specie di esperanto? Non può essere».
Contro la “lingua creata a tavolino” e contro le diatribe che la stessa genera, Pisu ha detto: «È ora di finirla con questi litigi tra di noi. È sbagliato imporre una lingua che vada bene ad alcuni, e non ad altri. Tutte le parlate sono degne d’esistere. Nessuna è minore di un’altra». A conferma di tale veduta, anche Cherchi sostiene che sia una lingua, non solo nata dal volere di pochi, ma anche squilibrata: «Nei miei studi mi ero preso la briga di esaminare un tot di vocaboli per scoprire, in termini percentuali, come è composta la Lsc. Ebbene, è emerso che solo il 20 percento circa è campidanese». Cherchi si è domandato come sarebbe mai potuto decollare un progetto del genere, visto che la maggior parte dei sardi parla campidanese.
A tal proposito, è intervenuta dal pubblico Maddalena Manunza, chiedendo in logudorese: «Non siete d’accordo sulla Lsc perché è filo-logudorese, o perché il campidanese è la lingua più parlata nell’isola? Il pregiudizio chi ce l’ha?».
Per rispondere alla domanda retorica, Pisu e Cherchi hanno spiegato che, proprio per evitare questi fraintendimenti e disguidi e per una questione di democrazia, si sta cercando di proporre il “doppio standard”.
A dimostrazione che le differenze linguistiche non sono un ostacolo ma un arricchimento, il musicista trombettista Riccardo Pittau ha testimoniato di utilizzare vocaboli di diverse varianti sarde e d’inglese, nei suoi progetti e nelle esibizioni musicali.
Ha coinvolto il pubblico, l’intervento della studentessa inglese Daniela Morgan che si è espressa con un ottimo campidanese, nonostante abbia iniziato gli studi sardi da neanche un anno.

Momento di grande valore quando le parole di un commosso Giampaolo Pisu hanno ricordato l’amico Oreste Pili, scomparso pochi mesi fa. Oreste Pili è stato uno dei fondatori dell’”Acadèmia de su Sardu”, nonché anima dei libri presentati all’evento. Professore e virtuoso della lingua sarda, promotore di mille iniziative, ha dato un grande e indimenticabile contributo alla crescita della coscienza del popolo di Sardegna. Un gentiluomo di rara cultura vissuto al servizio del popolo sardo.

L’evento è stato organizzato dalla Consulta Cultura e Lingua sarda di Sardara, dalla Proloco, dalla Onlus ”Acadèmia de su Sardu” e dal Comune.

s.p. | ©Riproduzione riservata

One comment

  1. Saludi, depu pretzisai su chi apu nau po su chi pertocat sa percentuali de is fueddus campidanesus chi torrant cun sa LSC; a nai sa beridadi deu apu nau ca po mudai a LSC unu calisisiat scritu in campidanesu tocàt a mudai s’80% de is fueddus; depu nai ca sa memòria m’at collionau: s’ 80 chi m’arregordàt no fut sa percentuali de fueddus chi depit essi mudau po torrai a sa LSC, ma su nùmeru mìnimu de fueddus (asuba de is 300 analisaus) chi depint mudai sceti po sa morfologia, est a nai is desinèntzias de is fueddus chi tenint sentidu semànticu (nòminis, agetivus, pronòminis, verbus), bogaus is fueddus cun sentidu gramaticali (artìculus, prepositzionis, congiuntzionis, escramaduras) chi medas bortas funt ogualis in totu su sardu; e sa mèdia totali de fueddus campidanesus mudaus est de 96 (de 300), chi iat a essi su 32% de totu is fueddus de is scritus, contras a su 6.6% sceti de is fueddus de scritus logudoresus. Sa diferèntzia duncas est prus pitica de su chi parit ligendi s’artìculu ma est sèmpiri 5 bortas tanti, faci a su logudoresu.
    Custu est s’acàpiu a su traballu, po chini tenessit gana de si-ddu ligi: https://stevinicherchi.files.wordpress.com/2010/12/anc3a0lisi-compudadc3b2ria-de-sa-lsc1.pdf

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