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I sardi hanno umiliato la solita politica

Nei paesi dei dintorni, Medio Campidano e Marmilla, ma anche in tutta l’isola, ha vinto la voglia di cambiamento. Oltre il 40 percento ha votato il Movimento 5 Stelle. In alcuni comuni, si è arrivati addirittura fino a quasi il 48 percento, come a Pabillonis, seppur i rappresentanti pentastellati locali non fossero delle superstrar. E nonostante la buona porzione di noti candidati locali per i partiti tradizionali o derivati. Nessuno dei veterani esperti della politica territoriale, pendenti a destra o a sinistra, è stato capace di affermarsi. Non son stati capaci di persuadere il proprio popolo, nonostante i diffusi santini e le loro laute sponsorizzazioni e apparizioni sui social, durante la campagna elettorale. Si vocifera che siano apparsi persino sulla Iss, la Stazione spaziale internazionale, con grande disappunto del capitano che era impegnato a eseguire un esperimento botanico importantissimo. Hanno promesso ovvietà, si sono atteggiati come se fossero prodotti ex novo, con fare politico tradizionale, ossia nel farsi vivi e sorriderci solo quando serve, a loro.
Che il popolo sardo abbia voglia di cambiamenti e che sia davvero stanco, lo si era capito anche quando si era votato per il referendum che chiedeva di abolire le province. A seguito di quel voto, ora ne abbiamo una con capoluogo Carbonia che, con questo territorio, non c’entra nulla. La burocrazia è sempre la stessa. I costi pure.
Inoltre ci eravamo già espressi, più volte, con l’astensionismo al voto.
Ma nulla. La politichetta ha continuato ad esistere per se stessa. Per far vedere che c’è “murighingiu”, così da dare l’impressione che vi sia impegno. Ogni tanto una promessa per la riapertura di una fabbrica. Un’altra volta per la continuità di ammortizzatori sociali in questa, o quella, zona colpita da povertà. Qualche stanziamento per progetti inutili che servono momentaneamente a illudere il disperato di turno.
E tutto questo, mentre strade e infrastrutture cadono a pezzi.
Nessun programma. Nessun piano.
Nessuna direzione. Nessuna capacità d’intervento per l’economia e i problemi reali dell’isola e di chi vi abita.
Giovani e meno giovani continuano ad emigrare con rabbia e tristezza.
Le famiglie non hanno soldi. Alcuni sorridono a labbra serrate perché non possono curarsi i denti.
Numerosi cittadini si sentono in colpa perché non lavorano.
Tra essi, anche commercianti, artigiani e liberi professionisti che s’indebitano ma non chiudono le proprio attività. Perché, sennò, dopo cosa fanno?
La politica in questi anni, con le sue scelte stravanate, ha umiliato e umilia la gente.
Come può venire in mente, ad esempio, di far costruire delle circonvallazioni attorno a dei paesi già in via di spopolamento, come a Gonnoscodina?
Come si può spostare una stazione ferroviaria, come quella di San Gavino Monreale, dal centro abitato alla periferia, togliendo quindi afflusso di persone al commercio locale? Come si può consentire la chiusura di due stazioni ferroviarie come quelle di Pabillonis e Sanluri Stato?
Come può venire in mente di allontanare la strada statale a un paese come Sardara? Da quando è stata costruita la nuova 131 e si sono spostati gli ingressi del paese, il commercio sardarese è morto. Non si sarebbe potuta trovare altra soluzione, meno invasiva, per eliminare i pericolosi incroci a raso? La gente a Sardara prima entrava di passaggio, per comodità. A Sanluri invece entravano, e continuano ad entrare, almeno per i servizi istituzionali: scuole, Inps, Asl, Agenzia delle Entrate, Abbanoa, Vigili del Fuoco, Capitaneria dei Carabinieri, Polizia di Stato, Guardia di Finanza, stazione dell’Arst e uffici pubblici territoriali. Oppure a Furtei, con il suo monte spezzato in due per cercare quel famoso oro che poi nemmeno c’era. Ora, chi la ricostruisce quella montagna? E che dire dei parchi eolici, che non danno alcun beneficio né in termini di assunzione, né in termini energetici, in quanto l’isola è già ampiamente coperta per far fronte al proprio fabbisogno energetico?
E di aver tagliato fuori per tre anni un intero paese come Pabillonis per la chiusura di un ponte di appena 20 metri? Trentanni per accorgersi che non fosse collaudato e tre per effettuare un collaudo e riaprirlo solo in parte.
Del cantiere stradale sulla 131 tra Serrenti e Sanluri durato sette anni?  E quando aspettiamo 25 minuti davanti al passaggio al livello, in estate, dopo pranzo, per veder passare una locomotiva con un vagone e mezzo? O ogni volta che rischiamo la vita sulle strade Sardara – San Gavino, Sanluri – Samassi e simili? Si potrebbe scrivere un volume enciclopedico su cose che accadono in zona e che altrove sarebbero inconcepibili.
Dove stanno le amministrazioni comunali? Dove sta la Provincia? Dove sta la Regione?
C’è solo quando si tratta di votare, o quando si tratta di pagare. È questo che pensa la gente.
La gente stanca. La gente umiliata.
Stanca della vecchia politica, delle vecchie facce, delle facce nuove col vecchio fare, delle vecchie ideologie, dei vecchi partiti e dei modi di fare superati. E lo ha dimostrato.
La politica negli anni ha umiliato i sardi e il 4 marzo i sardi hanno voluto umiliare la solita politica.

S.P.

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