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Sardara: Odissea per ottenere un dato pubblico

Per alcune cose, il municipio di Sardara potrebbe tranquillamente essere paragonato ad un municipio della DDR del 1978. Mancherebbe solo qualche cittadino in fila per ottenere una Trabant.

Ai fini giornalistici, lunedì 22 gennaio abbiamo chiesto al Comune di Sardara di poter avere i documenti che registrano quante persone hanno pagato per visitare i siti archeologici del paese termale, nel primo semestre del 2017. Le parti coinvolte, dipendenti e amministratori comunali, ci hanno “sballottato” da una parte all’altra, senza fornire i dati richiesti.
L’indagine era già iniziata con altri Comuni, come Barumini, Sanluri, Villanovaforru, aventi analoghi musei e aree archeologiche, i quali hanno fornito i propri dati subito e senza alcun problema.
A Sardara no.
Ecco com’è andata
Abbiamo chiesto prima al consigliere delegato ai beni culturali Roberto Ibba, ma non era al corrente del dato e ci ha esortato a contattare l’impiegata comunale.
Quindi abbiamo contattato più volte il municipio per riuscire a parlare con lei e, in un primo momento, ha chiesto di richiamare perché le occorreva l’autorizzazione da parte della responsabile del servizio. Le rispondiamo come mai non venga indicato, nel sito internet istituzionale, quanti visitatori facciano le aree archeologiche di Sardara e quanto viene incassato dai biglietti, considerato che si tratta di una gestione finanziata al 100 percento da soldi pubblici.
L’impiegata ci dice che “la legge non impone la pubblicazione di quegli atti” (come però non impone il contrario).
Nella seconda interlocuzione, ci fa sapere che non è stata autorizzata a fornire il dato e che, per averlo, avremmo dovuto fare una richiesta di accesso generalizzato, assicurando che non è come una richiesta “formale” di accesso agli atti (legge 241/90). Salvo poi appurare che il modulo prestampato dal Comune impone che vengano indicati nome e cognome, indirizzo e dati personali del richiedente. A questo punto la domanda sorge spontanea: perché il cittadino di un piccolo paese, dove ci si conosce tutti, dovrebbe far sapere ai dipendenti e agli amministratori comunali cosa va a sbirciare nel sito del Comune su qualcosa di pubblico? Ma, a loro, che cosa interessa chi va a vedere cosa, se è cosa pubblica? Roba da Unione sovietica. Mancano solo i tubi dell’acqua controllati con lo stetoscopio.
Tuttavia, non ci diamo per vinti e ricontattiamo la parte politica, nella speranza che possano intervenire. Il consigliere Ibba suggerisce di fare la richiesta di accesso generalizzato, oppure di chiedere direttamente al sindaco Roberto Montisci.
Contattiamo il sindaco che, nonostante in quel momento non fosse in municipio, ha confermato che gli uffici avrebbero dovuto darci il dato in quanto giornalisti. Dopo aver assicurato che se ne sarebbe occupato lui personalmente, all’indomani l’impiegata ha dichiarato di non saperne nulla, e abbiamo atteso altri quattro giorni solari per recarci in Comune. Nell’ufficio del sindaco, oltre a Montisci, erano presenti anche il vicesindaco Ercole Melis e l’assessore Andrea Caddeo, seduti sui divanetti. La corrispondente viene invitata dal primo cittadino a rivolgersi agli impiegati, al piano superiore, che ancora una volta hanno negato il dato richiesto.
Prima di demordere, la cronista ha pensato “ecco, questa volta però, siccome nell’edificio è presente il sindaco e altri due assessori, sicuramente riusciremo ad avere i numeri richiesti”.
Così, è ritornata dal sindaco che, anziché alzarsi dalla poltrona istituzionale per raggiungere lo sportello adiacente e chiedere i dati necessari a concludere l’articolo giornalistico, ha chiesto a noi di attendere ancora qualche giorno.
È quindi intervenuto il vicesindaco chiedendo di attendere fino alla mattina successiva. Da allora, sono trascorsi tre giorni e dei dati nessuna traccia.
Un’altra parola non mantenuta.
Una settimana di insistente richiesta, attraverso 13 telefonate effettuate a più soggetti (e due volte in cui ci si è recati a Palazzo), non è stata sufficiente a poter avere un documento che in altri Comuni abbiamo ottenuto in poche ore, senza alcun ostacolo. Anzi, con gentile e immediata disponibilità. D’altronde, come potrebbe essere il contrario, quando si chiede qualcosa di pubblico a chi lavora e amministra, con soldi pubblici, nell’interesse del pubblico?

Saimen Piroddi  (rubrica)

(Non è stato coinvolto il presidente della società che gestisce i beni culturali di Sardara, perché l’anno scorso ci aveva risposto che, per avere i dati del 2016, avremmo dovuto rivolgerci direttamente al Comune).

 

 

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