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Musei del territorio: Sanluri, Sardara e Villanovaforru a confronto

Abbiamo messo a confronto alcuni comuni del territorio che possiedono beni archeologici e culturali similari, tenendo conto di due criteri: quanto hanno percepito i gestori dai fondi regionali e comunali e quanto dai biglietti venduti durante il 2017.
È emerso un paradosso. Chi ha percepito più soldi pubblici, ha registrato un numero inferiore di visitatori e ha ricavato meno introiti dalla propria biglietteria. Viceversa, risulta che chi ha ricevuto meno soldi, ha accolto più visitatori paganti.

Villanovaforru. La società cooperativa “Turismo in Marmilla”, che gestisce il museo archeologico e i beni culturali del paese, ha ricevuto per tutto l’anno la somma di 238.675,83 euro, divisa in due trance semestrali. Nel primo semestre, da gennaio a giugno, ha ricevuto 125.251,35 euro e ha incassato 4.656,50 euro dai biglietti dei visitatori. Ossia, il 3,72 percento di quanto la cooperativa ha incassato dai finanziamenti regionali per il costo del personale e dal bilancio comunale per le spese generali. Un gap di oltre 120mila euro, relativo ai primi sei mesi dell’anno. (Il Comune non aveva ancora a disposizione i dati del secondo semestre).

Sardara. Il paese termale ha più siti da visitare: il museo, l’area archeologica di Sant’Anastasia, l’area termale, Casa Pilloni, le chiese, due centri storici, il Castello con il borgo medievale, una miniera e diverse decine di siti nuragici. Sono gestiti da oltre due decenni dalla cooperativa sociale Villa Abbas. E, da ottobre scorso, li gestiscono come Raggruppamento temporaneo di imprese (Rti), con una cooperativa culturale di Venezia Mestre.
Non è ancora possibile indicare il dato preciso del 2017, neanche parziale, perché in attesa che venga comunicato ufficialmente dal Comune (clicca qui). Ma il consigliere delegato ai beni culturali Roberto Ibba ha fatto sapere che, rispetto all’anno precedente, c’è stato un aumento e che la Regione ha finanziato le spese al 100 percento, a differenza del 2016, che aveva concesso l’85 percento, “circa 190mila euro”, aveva dichiarato il sindaco Roberto Montisci in Consiglio comunale. La restante percentuale era stata aggiunta perlopiù dal Comune (30mila) e in parte dalla cooperativa che nel 2016 ha incassato quasi 4.800 euro da 1.587 visitatori. Un approssimativo gap di 215mila euro. Quindi ha incassato circa il 2,2 percento di quanto percepito da fondi pubblici.

Sanluri. Dei paesi presi in considerazione, quello con un trend migliore lo registra Sanluri con il suo Castello.
Per il 2017, la cooperativa sociale “Il Maniero” che gestiva, fino allo scorso 31 dicembre, il polo museale di Sanluri, costituito dai tre musei nel Castello e la Casa del Pane, ha ricevuto dalla Regione circa 100mila euro e, dalla vendita dei biglietti, ha incassato 40mila euro in 12 mesi. Ossia, quasi il 40 percento di quanto incassato dai fondi regionali.

In quanto a visitatori paganti, il Comune di Sanluri risulta essere “tra i primi cinque paesi della Sardegna”, pur ricevendo meno fondi di quanto ne prendano ad esempio Sardara e Villanovaforru.
«I numeri sono sempre in crescita – ha dichiarato il sindaco Alberto Urpi –. Quest’anno abbiamo chiuso con un più 24 percento, grazie alla promozione e professionalità delle guide. Forse andrebbero rivisti i contributi che dà la Regione. Attualmente il Castello, che non chiude neanche un giorno, tranne per la messa di Pasqua, fa undicimila ingressi e prende 100mila euro all’anno da fondi regionali. Ecco perché ha solo quattro figure. Ci sono altri musei invece che fanno mille biglietti e hanno il triplo del contributo, con dieci guide. Quindi noi vorremmo invitare la Regione a rivalutare i criteri, premiando quelli che fanno più numeri. Non possiamo ricevere un terzo di quanto riceve un museo che fa un decimo degli ingressi. Noi ne facciamo undicimila e abbiamo tre guide. Altri hanno dieci guide e fanno mille ingressi. La legge va rivista».

Redazione  |  ©Riproduzione riservata

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