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San Gavino Monreale: la minoranza solleva la questione sulla lotta al randagismo

A seguito di un articolo comparso su un giornale del territorio, la minoranza di San Gavino Monreale ha chiesto al sindaco Carlo Tomasi e all’assessore all’ambiente Nicola Ennas se fossero al corrente che, in un terreno privato distante circa 500 metri dal centro abitato, sia presente un “canile rifugio”. E ha chiesto se lo stesso fosse in regola con quanto previsto dalla legge regionale e dalle direttive in materia di lotta al randagismo e alla protezione degli animali d’affezione.
«Non ha le condizioni per essere definito un canile – ha precisato l’assessore Ennas – è un terreno privato che ospita una ventina di cani». Ha assicurato che sono stati effettuati i dovuti accertamenti dalla polizia municipale. «E anche dalla Asl – ha aggiunto Ennas – la quale era a conoscenza dell’esistenza dei cani ospitati lì». Ha quindi garantito che la struttura è in regola e la situazione sotto controllo.
Il consigliere Lorenzo Argiolas, primo firmatario dell’interrogazione, si è dichiarato insoddisfatto della risposta e pensa che la situazione non sia sotto controllo e che la struttura possa comportare pericolo. «Sono andato a vedere di persona – ha detto Argiolas –. La recinzione non sembra stabile e sicura. Nel momento in cui il cane potrebbe scappare, sappiamo benissimo cosa può fare. Visto che si trova in una strada rurale, alla quale si ha accesso facilmente, penso a chi fa attività fisica in quella zona e passa lì di fronte. Penso agli allevatori e agricoltori dei terreni attigui. E anche alla condizione dei cani».
Ha poi specificato: «Non colpevolizzo tanto chi li ospita, quanto chi consente tali situazioni. Anche perché, se il corpo di polizia municipale ha dovuto fare un’indagine per accertarsi della presenza del canile, vuol dire che la comunicazione al Comune non era stata fatta».
Politiche locali sulla lotta al randagismo
Il motivo per cui l’opposizione ha sollecitato la tematica è sottolineato nella seconda parte dell’interrogazione, che chiede quali politiche l’amministrazione comunale intenda attuare e proseguire in materia di lotta al randagismo, “anche di concerto con le associazioni locali che se ne occupano”.
«Abbiamo una convenzione con il canile di Assemini – ha dichiarato l’assessore Ennas – e spendiamo circa 18mila euro all’anno per otto cani che vivono lì. A ciascuna associazione partecipante al bando comunale sulla lotta al randagismo, diamo 500 euro, più altre forme di finanziamento per la sterilizzazione e l’adozione. Anche nel 2018 continueremo con un contributo di 2.000 euro da bandire per le sterilizzazioni. Se poi dovesse passare una legge regionale, il contributo potrebbe raddoppiare. La nostra speranza è che questo incentivo serva affinché queste associazioni, che si occupano anche di far adottare i cani raccolti dalla strada, si interfaccino con la struttura di Assemini per stimolare le adozioni». L’assessore ha infine ricordato che, a novembre 2016, era stato modificato il regolamento comunale per riconoscere i contributi anche alle associazioni che si occupano di randagismo.
Tuttavia anche su questo aspetto, il consigliere interrogante si è dichiarato insoddisfatto.
«Il piano economico-finanziario – ha spiegato Argiolas – viene in un secondo momento. Ritengo sia più importante esprimere interesse verso una materia spesso trascurata dai politici e dagli amministratori locali. E sollecitare i diretti interessati a prendere provvedimenti per evitare situazioni di pericolo. Dal momento in cui mi trovo a ricoprire un certo ruolo, quel ruolo devo ricoprirlo negli interessi della collettività, e non del singolo o di un’associazione».

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