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“Il contrabbasso” di Patrick Süskind

Scrittore, sceneggiatore e drammaturgo tedesco, Süskind è l’ autore de “Il profumo”, fenomeno letterario da cui è stato tratto il film “Il profumo-Storia di un assassino” del 2006. “Il contrabbasso” è un monologo teatrale, a tratti ironico, a tratti crudele, basato sulla fragilità di un musicista e l’amore-odio che prova per il suo strumento. “Se c’è una cosa inconcepibile è un’orchestra senza contrabbasso. Si può quasi dire che l’orchestra – siamo alla definizione – comincia ad esistere soltanto quando c’è un contrabbasso. Ci sono orchestre senza primo violino, senza fiati, senza timpani e trombe, senza tutto. Ma non senza contrabbasso”. Ciò che l’autore vuole dimostrare è che il contrabbasso è di gran lunga lo strumento più importante dell’orchestra, anche se non sembra. Contrabbassista di fila in un’orchestra berlinese, penalizzato dall’invadenza del gigantesco strumento, reso quasi invisibile da questo agli occhi dell’amata Sarah, soprano con cui non riesce a concretizzare un rapporto. Non esistono quasi musiche scritte per loro due: “Sono andato alla Biblioteca musicale a cercare se ci sarebbe qualcosa per noi. Due arie in tutto per soprano e contrabbasso obbligato…Due arie!!!…poi c’è ancora un nonetto di Bach, cantata 152, ma un nonetto è già quasi un’orchestra. Questa non è certo una buona base. Mi permetta di bere ancora un’altra birra”. L’estrema solitudine lo induce a indirizzare la sua rabbia nei confronti del suo strumento: il più femminile degli strumenti, così pieno di curve e bisognoso di abbracci, invadente e autoritario persino dentro le mura domestiche insonorizzate, e a scagliarsi contro la gerarchia orchestrale. Un testo che mescola poesia, musica e psicologia, realtà e assurdo, momenti perfetti di sospensione, come i silenzi e la concentrazione che precedono l’inizio di un concerto. “No, in realtà non si è nati per il contrabbasso. Ci si arriva per vie traverse, per caso e per delusioni. Posso affermare che da noi, nell’orchestra di Stato, su otto contrabbassi non ce n’è uno che non sia stato maltrattato dalla vita e al quale non si leggano in faccia ancora oggi i colpi ricevuti. Un tipico destino da contrabbassista è ad esempio il mio: padre dominante, statale, non amante dell’arte; madre debole, flautista, persa nell’arte; io da bambino idolatro la madre; la madre ama il padre; il padre ama la mia sorellina; nessuno ama me. Così, per odio nei confronti del padre decido di diventare un artista; ma per vendetta nei confronti della madre mi dedico allo strumento più grosso, meno maneggevole, meno da solista che ci sia; e infine per offendere quasi a morte mia madre e nel contempo appioppare a mio padre una pedata nell’al di là, divento proprio un impiegato: contrabbassista nell’orchestra di stato, terzo leggìo”. Riuscirà il contrabbassista a suonare le due sole arie scritte per soprano e contrabbasso? Buona lettura.

-A cura di Paola Congia-

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One comment

  1. Il monologo teatrale, mi manca… Sarà interessante leggerlo! “Il profumo”, un’opera impareggiabile, ma se tanto mi dà tanto, anche questo non mi deluderà…

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