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40 mila euro per un teatro?

Teatri ne ho conosciuto molti. Da spettatore ma soprattutto da addetto ai lavori. E li ricordo tutti. La magia del teatro la percepisci dall’ingresso. Una volta attraversata la porta, entri nel foyer, nel ridotto, purtroppo considerato ormai semplice biglietteria e sala d'attesa. Invece è proprio lì che inizia lo spettacolo.

Ti metti in disparte, ascolti i pareri degli spettatori, le recensioni date anzitempo, le critiche, le opinioni dei semplici avventori e quelle degli intellettuali infallibili. Le porte che si aprono, per entrare in platea, in galleria. Il freddo della sala. Le poltroncine. Le panche. Gli sgabelli. Mi è capitato di lavorare anche in un teatro con le sedute costituite da balle di fieno.

Tutti i colori del buio. Il Chi è di scena, l’ordine che veniva dato dal direttore di scena per chiamare gli attori. Il teatro incanta soprattutto chi lo fa. Le ore passate sul palco, a montare i proiettori di luce sulle americane, a salire su scale altissime per regolare intensità e ampiezza dei fasci luminosi, a perfezionare in maniera maniacale la posizione della scenografia, i volumi delle casse.

Un impegno lungo diversi mesi, tra lavoro sul testo, interpretazione, memorizzazione, prove, montaggio luci, prove aperte dello spettacolo, a incantare a sua volta, per uno spicciolo di tempo, gli spettatori. Il teatro è pedagogia, educazione e abitudine al bello, all’impegno, al lavoro quotidiano.

Ed è importante, necessario, fondamentale che ci sia un teatro in ogni comunità. Deve avere la stessa importanza di un tempio, perché in teatro si officiano riti di coscienza civile, morale.

Purtroppo, però, esistono diversi paesi del nostro territorio dove questo edificio manca. Alcuni hanno risolto sistemando antichi stabili, a volte con risultati inaspettatamente positivi, altre volte discutibili. Ma una cittadina, per inciso la più grande del territorio, il capoluogo mancato della mancata provincia del Medio Campidano, un teatro non ce l’ha. Parlo ovviamente di teatro comunale, civico, e non degli apprezzabili tentativi parrocchiali di supplire a questa grave assenza.

Aveva due cinema, Villacidro. A quanto pare grandi, io purtroppo non li ho mai conosciuti. Ma del teatro è da più di dieci anni che ne sento parlare. E nel frattempo ho recitato e diretto azioni sceniche nel Mulino Cadoni, dentro e fuori, nella palestra di via Stazione, nell’aula consiliare del municipio, addirittura nella galleria del centro commerciale.

Non fa onore al paese, dover ospitare in caso di pioggia le vincitrici e i vincitori del Premio letterario Giuseppe Dessì, rassegna di importanza nazionale, nella palestra dell’istituto numero due. Non fa onore utilizzare per anni lo stesso stabile per la rassegna autunnale di teatro amatoriale organizzata dalla compagnia teatrale Sa Spendula.

Da poco mi è saltato all’occhio un annuncio visto su internet: la struttura del cinema di via Garibaldi in vendita, costo 40.000 euro. Se vi pungesse vaghezza, questo sarebbe un bel modo di investire parte dei fondi attualmente disponibili del patto di stabilità comunale.
E guadagnarvi sincera gratitudine da una discreta parte di popolazione.

Giuseppe Diana ©riproduzione riservata

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