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Domusnovas, Comitato per la riconversione della fabbrica delle bombe: lettere ai sindacalisti Furlan e Camusso

L’impegno per la pace non si ferma.
Due membri del “Comitato per la riconversione della fabbrica di armi Rwm Italia” di Domusnovas, iscritti e militanti nei rispettivi sindacati, scrivono lettere aperte al segretario generale della Cisl Annamaria Furlan e al segretario generale della Cgil Susanna Camusso “per chiedere di intervenire autorevolmente sulla questione delle bombe all’Arabia Saudita e sulle posizioni espresse delle segreterie territoriali in alleanza con la Confindustria”.

Di seguito le due lettere integrali di Antonio Guaita e Arnaldo Scarpa:

Lettera di Antonio Guaita a Annamaria Furlan, Cisl
“Gentile Signora Annamaria Furlan, il sottoscritto è medico in pensione dal ’93, ancora iscritto Cisl dall’assunzione come ospedaliero INAIL al Centro traumatologico di Iglesias (1955).
Come Consigliere Comunale, dal ’56 ho partecipato alle battaglie per l’occupazione e le crisi nel settore minerario, d’accordo col Consiglio e le Sigle sindacali. Attualmente faccio parte di un Comitato di varie sigle nazionali e non, culturali e confessionali, pacifiste ed ecologiste, per denunciare la situazione creatasi da tempo, e ora ben chiara, della fabbrica sita a Domusnovas (RWM) che produce quelle che in fase finale diventano bombe che giungono in Arabia ad alimentare la guerra presente in Yemen. “Il Comitato ha rappresentato a vari livelli l’assurdità della situazione che viola il “ripudio della Guerra” affermato dalla Costituzione. La nostra azione , rivolta al Governo e alla Regione, chiede l’osservanza del dettato costituzionale, della legge 185/90 e della legislazione internazionale che fanno divieto di rifornimento di armi a paesi in guerra. La reazione della fabbrica è iniziata, con un comunicato dei Lavoratori e Sindacati su carta intestata della fabbrica, che rifiuta drasticamente l’ipotesi di una riconversione avanzata dal Comitato a tutela del posto di lavoro. Nei giorni scorsi, sul Quotidiano “ L’Unione Sarda” e con un nuovo Comunicato congiunto di Confindustria e dei Sindacati,Cisl compresa, si conferma il rifiuto della riconversione attribuendo demagogia all’azione del Comitato. Nella mia lunga esperienza di vita professionale e civile e politica, ho vissuto le grandi battaglie minerarie relative a migliaia di lavoratori. Ritengo, la presente, la battaglia politica più importante di quante in decenni sviluppatesi nel nostro territorio, anche se coinvolge un più limitato numero di Lavoratori e famiglie. Si tratta ancora degli interessi vitali dei lavoratori e dei valori civili e morali affermati dalla nostra Costituzione.
Spiace rilevare (anche a un democratico interclassista) la presenza di un fronte sindacale con solidale comunanza di firma con la Confindustria e soprattutto con la Fabbrica che mira ai propri specifici interessi non coincidenti con quelli globali, economici e morali, dei Lavoratori che sono anche Cittadini. Ci duole che la CISL, per le sue origini e i suoi connotati sociali civili e morali non si sia distinta, pur nella primaria legittima e doverosa tutela dei lavoratori, per affermare i valori della Pace e della Vita umana disprezzati dagli interessi economici e politici della guerra subita dagli Yemeniti. Non è venuta una parola di attenzione ai valori civili e politici- la Costituzione e la Vita- richiamati da noi congiuntamente a quelli dell’Occupazione! Continueremo la battaglia che riteniamo di civiltà.
Chiediamo il Suo autorevole intervento di solidarietà ai fini della nostra azione, e di pronta rappresentazione al Governo delle responsabilità che si assume col silenzio e l’acquiescenza sul dramma dello Yemen, cui può, speriamo non tardivamente, rimediare astenendosi dalla partecipazione di fatto al conflitto (le componenti delle bombe sono di fabbricazione italiana, Sardegna, e dall’Arabia Saudita esplodono in Yemen!) e promuovendo le modalità organizzative per l’avvio del processo di riconversione della Fabbrica. Nelle non meno dure battaglie del passato del Sulcis Iglesiente, il rapporto dialettico (Comuni-Sindacati e Rappresentanze politiche) col Governo, è stato democratico, civilmente e politicamente produttivo. Speriamo anche stavolta. Sarebbe confortevole che la soluzione di questo dramma avesse anche e soprattutto la firma di una grande Istituzione quale è, nei suoi principi ispiratori, la CISL!
La ringrazio e resto a disposizione per ogni eventuale ulteriore chiarimento.
Cordialmente
Iglesias, 26 gennaio 2018
Antonio Guaita”

Lettera di Arnaldo Scarpa a Susanna Camusso, Cgil
“Compagna Susanna, sono Arnaldo Scarpa, iscritto da lunga data alla CGIL, insegnante, da oltre 10 anni membro della RSU del mio Istituto, già componente del direttivo provinciale FLC del Sulcis-Iglesiente e del direttivo regionale della Sardegna.
Dal maggio scorso sono uno dei 2 portavoce del Comitato per la riconversione della RWM di Domusnovas-Iglesias, la fabbrica tristemente nota per produrre le bombe d’aereo che la coalizione saudita, dal 2015, sgancia sulle teste del popolo yemenita in una guerra che ha causato oltre 10.000 morti tra i civili ed una catastrofe umanitaria complicata da carestie e pestilenze, tanto da far affermare all’ONU che si tratta della maggiore emergenza verificatasi dal 1946 ad oggi.
Di tutto questo dolore siamo responsabili anche noi cittadini della Sardegna e dell’Italia, a causa delle scelte scellerate del governo che autorizza tali esportazioni mortifere e delle connivenze di parte delle forze politiche e sindacali.
Mi sconcerta assai e perciò chiedo il tuo autorevole intervento la posizione sull’argomento del mio Segretario generale territoriale e della segreteria FILCTEM in particolare. Il primo rifiuta ogni tentativo di dialogo sul tema della riconversione. La seconda ha, addirittura, firmato due comunicati insieme alla CONFINDUSTRIA (udite, udite!) ed alla CISL (non era di ispirazione cristiana?) nei quali si afferma che la produzione della RWM va tutelata in ogni modo in quanto perfettamente legale e necessaria per non deprimere ulteriormente i livelli occupativi del territorio.
Di fronte al comunicato stampa (che allego), mi chiedo e chiedo a te, Susanna, se il nostro Statuto valga ancora qualcosa. In particolare se l’articolo 2 che dichiara la “pace tra i popoli bene supremo dell’umanità”, la “conquista di rapporti internazionali in cui tutti i popoli vivano insieme nella sicurezza e in pace” ispiratrice dell’azione sindacale, la “solidarietà attiva tra i lavoratori di tutti i Paesi” … “fattore decisivo per la pace”, sia diventato solo carta straccia o un paravento che maschera ben altre pratiche.
Chi glielo dice agli yemeniti che muoiono sotto le nostre bombe, fatte ed esportate in barba alla Costituzione (cfr. art.11 e art.41) ed alla legge 185/90, che vogliamo essere solidali con loro? Che crediamo nella pace tra i popoli come bene supremo? Che siamo compagni, perché dividiamo il nostro pane, non solo tra di noi ma con tutti i lavoratori del mondo?
Non ritieni che sia il caso di iniziare all’interno del sindacato un urgente lavoro di revisione delle posizioni fin qui assunte dalle strutture territoriali ed anche dei silenzi del nazionale per recuperare quel minimo di coerenza senza la quale si perde in credibilità ma anche, in fin dei conti, in sostanza sindacale. Se il sindacato smette di perseguire il principio della tutela della dignità dell’uomo e si allea con chi, pur di fare del profitto, passa sopra ai più elementari principi etici, che cosa ci sta a fare? Da cosa si distingue rispetto a qualsiasi altra organizzazione lobbistica?
Nessun lavoratore della RWM si è mai espresso pubblicamente sulle scelte aziendali. Sono tutti “orgogliosi di lavorare nel settore della difesa”, come gli hanno fatto sottoscrivere su carta intestata della ditta? In che senso poi intendano la “difesa” sarebbe da spiegare ai compagni yemeniti.
Oppure siamo di fronte a persone tenute sotto ricatto dal padrone tedesco (in questo caso)? Che cosa ne pensa la RSU? E’ normale che nessuno si esprima personalmente o in gruppo? Che nessuno accetti di dialogare con noi che, prima che RWM delocalizzi, vorremmo che si creassero alternative valide per tutti i dipendenti.
Inoltre, da quale parte sta la CGIL rispetto alla questione degli armamenti esportati dall’Italia in tutto il mondo, perfino negli Stati dove sono più evidenti le violazioni dei diritti umani e, fra l’altro, prodotti, in larga misura, da società partecipate dallo Stato?
Ti sarei grato e ti saremmo grati in tanti iscritti – pronti anche a ritirare la delega se dovesse perdurare questa latitanza rispetto ad un punto fondante dello Statuto – se potessi rispondere fattivamente quanto prima.
Arnaldo Scarpa – portavoce Comitato Riconversione RWM”

r.isp

foto autorizzata

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