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In ottimo Stato [L’occhio]

Così, a leggere dei 25 milioni circa dati a Cattaneo, l’ad di Telecom, per un anno e mezzo di lavoro, ti viene un mal di pancia incontrollabile. 25 milioni, lo stipendio di un anno per un impiegato di medio livello di vent’anni fa però espresso in lire, mica in euro. Poi ti guardi attorno e ti chiedi quanti tuoi conoscenti darebbero l’anima per guadagnare ora, nel 2017, col proprio lavoro, 25.000 euro l’anno. Quelli di Cattaneo sono mille volte tanto, cioè la paga annuale di mille fortunati che hanno un lavoro retribuito decorosamente. A parte i meriti dell’amministratore delegato, a noi pare che non si trovi qualche senso morale, di rispetto o di equità in storie come queste o in altre simili. Nessun paragone con Daria Bignardi, che lascia la Rai rinunciando a qualsiasi buonuscita. E lo Stato è presente, riesce a far qualcosa, magari a mettere un argine a certe retribuzioni visto che quando sono esagerate chi ne paga le conseguenze è sempre il solito contribuente?
Lo Stato è quello che è, e alle volte improvvisa. Pensiamo ai 500 euro messi a disposizione degli studenti per aiutarli a crescere in cultura, e poi magari utilizzati per ben altri scopi o ceduti a persone terze in cambio di qualcosa che con la cultura non ha niente a che fare. Un regalo fatto a tutti muove qualche senso di simpatia o di interesse verso chi lo fa? Forse. Ma chi lo riceve è conscio di averlo meritato? Forse, o forse proprio no. Ma se lo Stato, per esempio, avesse detto agli studenti che ai più meritevoli avrebbe fatto quel regalo, l’interesse sarebbe stato maggiore? Gli studenti avrebbero reagito impegnandosi maggiormente nello studio? Forse, salvo quelli per i quali i 500 euro sono un’elemosina perché dispongono di molto di più.
E i 500 per gli insegnanti? Premiare il loro maggiore impegno con la mancetta, o magari assicurargli una vita più serena rivedendo certe graduatorie per dargli la possibilità di trovare più vicino a casa la scuola dove insegnare?
Lo Stato è buono, elargisce soldi secondo certi fini, come per esempio ai proprietari di campi tenuti incolti, a chi insegna religioni anziché storia delle religioni e senso civico, come a qualche giornale, non importa se cartaceo o del web e via dicendo. E, visto che abbiamo parlato di giornali e che chi ne avvia uno deve comunque iscriversi all’Ordine dei giornalisti e registrarlo in Tribunale, e spendere più soldini di quanto ne potrà guadagnare con i suoi articoli, che spesso danno notizie di verità nascoste, non importa che si tratti di cattiva amministrazione o di costume, lo Stato, sì, appunto, proprio lui, non potrebbe per esempio dare uno sguardo al loro operare, capire quanto sono utili all’informazione e disporre perché siano esentati da quei costi d’iscrizione facilitando il loro lavoro? I giovani, anzi i lavoratori, specialmente quelli al servizio della comunità, non vogliono regali, ma un serio incoraggiamento a procedere verso il futuro senza ostacoli inutili.

Poli Femo

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