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Dodici domande alla fotografa Stefania Porcu

In un’era veloce, frenetica dove, a causa dell’informatizzazione, a tutti par essere permesso di fare tutto, esistono ancora persone che si distinguono per la loro professionalità. La fotografia, ad esempio, è uno di quei settori che ha subito maggiori mutamenti. Da analogica a digitale, fino a quando ci siamo ritrovati la telecamerina nei cellulari, con social-media fotografici come Instagram e Snapchat.
Abbiamo intervistato la fotografa Stefania Porcu, classe 1988 di San Sperate, paese, tra le altre, già noto per il celebre artista Pinuccio Sciola, per capire che aria tira nel mondo della fotografia sarda.
Stefania ha un master in Fotografia ottenuto allo Ied di Milano, ha lavorato ai negativi fotografici al Norman Parkinson Archive di Londra. Ha diverse mostre all’attivo, ama fotografare sottolineando il rapporto uomo-natura.

Quando è cominciata la sua passione per la fotografia ?
La mia passione per la fotografia è sempre stata presente. Infatti sin dalla più tenera età mi piaceva giocare con una vecchia macchina fotografica. La svolta è avvenuta nel 2007 con la mia prima compatta digitale, che mi permise di scoprire quotidianamente me stessa e la fotografia. Ed è andata evolvendosi in seguito al corso base di fotografia che seguii alla Facoltà di Architettura di Cagliari, il quale mi diede i primi strumenti tecnici per esplorarla liberamente.
Quale scuola di fotografia ha seguito ?
Ho studiato fotografia presso lo IED di Milano.
Qual è il suo soggetto fotografico preferito?
Il mio soggetto fotografico preferito sono le persone e la loro relazione con l’ambiente che le circonda.
Bianco e nero o colore ? Digitale o analogico ?
Il bianco e nero mi ha sempre affascinato, ma preferisco il colore. Il mondo intorno a noi è ricco di colori e sfumature meravigliose che vale la pena catturare.
Lavoro con il digitale per una questione pratica e per i costi ridotti d’utilizzo, ma mi piacerebbe potermi dedicare anche con l’analogico. Ritengo che quest’ultimo potrebbe permettermi di esprimermi pienamente, dandomi la possibilità di dare maggiore enfasi alle mie fotografie che presentano sempre una nota di nostalgico e un legame con il passato. Vorrei poter stampare personalmente le mie immagini e renderle delle opere uniche come veniva fatto agli albori della fotografia.
Che attrezzatura usa ?
Utilizzo principalmente una Canon 6D.
La Fotografia è considerata ormai universalmente Arte. È d’accordo? Che qualità deve possedere una fotografia, secondo lei, per essere considerata artistica?
Si, sono d’accordo, tenendo ovviamente conto che non tutta la produzione fotografica possa essere ritenuta Arte. E’ stato realizzato talmente tanto nel corso del tempo, che non ritengo sia quasi impossibile realizzare un’opera d’arte completamente originale. Il creare un’opera d’arte, di qualsiasi tipo essa sia, è un attingere costante al mondo esterno e alle opere create in precedenza. La qualità che rende una fotografia artistica è l’essenza del fotografo stesso, come lui sia in grado di trasmettere quello che prova nel momento in cui fotografa; il mostrare qualcosa che solo la sua percezione riesce a vedere o vuole mostrare; le sue scelte di luce, colori, taglio; l’inserire un dettaglio che rende l’immagine sua.
Siamo la società delle immagini. Pensi che questa inflazione d’immagini sul web e in tutti i media tolga qualcosa a chi si dedica con passione e serietà alla fotografia?
Ritengo che questa inflazione di immagini sia un incentivo ad appassionare sempre più persone al mezzo fotografico e questo non può che essere un piacere.
Il fattore che non incentiva chi si dedica realmente alla fotografia è la disinformazione sull’utilizzo del mezzo fotografico, il fatto che molti avendo uno smartphone o una fotocamera in mano ritengano che ciò sia sufficiente per realizzare un’immagine di qualità. Se ci fosse la possibilità di far comprendere a tutti l’impegno e la dedizione che sta dietro il lavoro di un fotografo non si porrebbe più questo problema.
Quali sue foto la rappresentano meglio e quali non farebbe più ?
Le foto che mi rappresentano al meglio sono gli autoritratti nei quali riesco a esprimermi liberamente, senza filtri. Sono solo io e la mia macchina fotografica. Questo mi permette di conoscermi volta per volta, di esternare sentimenti spesso inconsci che altrimenti non sarei in grado di rappresentare. Si tratta quasi sempre di un’urgenza, un desiderio di espressione imminente. Spesso metto da parte le immagini realizzate, post-producendole dopo mesi. Questo mi permette di scoprire cosa volevo esprimere nel momento in cui ho scattato l’immagine.
Nei lavori pensati, disegnati e costruiti si perde la vera necessità d’espressione, la sincerità, la fragilità.
Mi piace spaziare e non mettere limiti di genere alle mie fotografie. Spero che la mia creazione fotografica cresca e cambi con me durante la mia vita, quindi non mi sento di dire non farei più tali foto, fanno tutte parte della mia storia e magari tornerò su quei passi in futuro.
Si può vivere di fotografia ( intendendolo come mestiere) oggi? Quali, secondo lei, sono i mezzi e le strade per farlo?
Personalmente non riesco a vivere di fotografia al momento, ma spero di poterlo fare un giorno. La competizione è molto ampia, quindi l’obiettivo principale dovrebbe essere quello di imparare il più possibile e crescere professionalmente tanto da raggiungere una maturità artistica tale da poter entrare a far parte di questo ambito al meglio delle proprie possibilità. Tutto ciò richiede assolutamente dedizione e forza d’animo ma sicuramente un pizzico di fortuna non guasta. Infatti il problema maggiore che ho riscontrato in questo processo è di tipo economico. La fotografia costa. Le attrezzature adeguate per essere un professionista sono costosissime, per crearsi una clientela è auspicabile avere uno studio, è essenziale viaggiare per poter imparare dai più grandi fotografi. Per quanto ci si impegni e si possa avere talento, è difficilissimo per un giovane al giorno d’oggi, trovare un lavoro qualsiasi che gli permetta di mantenersi, ancora più difficile riuscire a realizzare le cose succitate nel proprio campo. Dovrebbero esserci più possibilità per i giovani che hanno voglia di fare. Il mondo del lavoro richiede persone con esperienza, ma come si può raggiungere l’esperienza se non ti viene offerta la possibilità di iniziare a lavorare? I tirocini sono essenziali per questa crescita, e all’estero sono riuscita a trovare diverse opportunità importanti non retribuite che mi hanno permesso di crescere; ma si torna al circolo vizioso, se non hai dei risparmi, che inoltre non dureranno per sempre, non puoi permetterti di lavorare gratuitamente.
“Ci sono scuole per qualsiasi cosa, dove s’impara di tutto e alla fine non si sa niente, non si sa niente di niente. Non esiste una scuola per la sensibilità. Non esiste, è impensabile.” Lo ha detto Cartier Bresson . È d’accordo ?
La sensibilità non s’impara, è qualcosa che fa parte di noi. Si può incontrare quella persona che sia in grado di mostrartela ma se non fa già parte di te non credo sia possibile acquisirla. E’ un bene prezioso ed essenziale per un artista.
Quanto c’è, oggi, di autoreferenziale nelle mostre e nei libri fotografici? Quanto è importante l’umiltà in un mondo ‘social’ dove ognuno può promuovere se stesso senza l’aiuto dell’altro? Vede umiltà nell’ambiente dell’arte e dei fotografi?
Penso che sia raro trovare dell’autoreferenziale nelle mostre e nei libri fotografici, c’è quasi sempre una tendenza a pensare commercialmente cosa sarebbe più interessante per i possibili acquirenti, tralasciando la vera essenza dell’opera di un fotografo.
L’umiltà è importantissima per poter esporre i propri lavori su così vasta scala. Permette di apprendere dal lavoro dei maestri, ascoltare le opinioni altrui, e di mantenere il proprio equilibrio davanti ai lavori non apprezzati, portando a una conseguente crescita.
Si, ho notato particolare umiltà soprattutto negli artisti con più esperienza, che lavorano a lungo nel campo. Sono quelli disposti a dispensare consigli, a parlare dei propri lavori con umiltà, sono quelli che dicono che non si smette mai d’imparare e di reinventarsi.
Progetti fotografici futuri ?
Ci sono tanti progetti fotografici che brulicano nella mia mente, i quali spero di poter realizzare al più presto in giro per il mondo. Nell’immediato sto traendo ispirazione dalle bellezze paesaggistiche della Sardegna per i miei prossimi lavori.

Intervista a cura di Paola Congia

© Riproduzione Riservata

Nell’ultima foto, Stefania Porcu

 

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