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Olio di palma: a tu per tu con una nutrizionista sarda

Se ne parla da tempo, ma il dibattito sull’olio di palma resta acceso. Tra chi lo ritiene altamente dannoso per la salute e l’ambiente e chi lo difende ritenendo non sia giusto demonizzarlo. In una lettera dello scorso 23 dicembre, il presidente dell’Unione Italiana Olio di Palma sostenibile, Giuseppe Allocca, evidenzia l’eccessivo accanimento mediatico e ne difende l’utilizzo, prevedendo un ridimensionamento dell’allarmismo creato in passato. Per contro, una settimana dopo il sito “Il fatto alimentare” ha pubblicato un post che nomina l’Italia primo Paese europeo libero dall’olio di palma, e pone l’accento sulla sconfitta della lobby industriale. Ancora confusione e notizie contrastanti. Noi abbiamo affrontato l’argomento con la biologa nutrizionista Francesca Spiga di San Gavino Monreale.
Qual è la differenza tra olio di palma integrale e raffinato? E quale dei due viene utilizzato dall’industria alimentare? <<Innanzitutto – spiega Spiga – l’olio di palma integrale è estratto mediante la spremitura dei frutti e contiene delle sostanze benefiche: polifenoli (antiossidanti naturali), vitamina A e E, è di colore rosso acceso e ha un odore molto intenso. È consumato abitualmente dalle popolazioni dei Paesi produttori allo stesso modo del nostro olio d’oliva. Il colore e l’odore tipici lo rendono inadatto all’utilizzo nell’industria alimentare, necessita quindi di essere sottoposto a raffinazione che lo rende inodore e incolore, ma contemporaneamente lo priva di ogni sostanza benefica>>.
Quali sono le conseguenze sulla salute? << Certamente l’olio di palma contiene un’alta percentuale di acidi grassi saturi (circa il 50% del totale) che sono dannosi perché incrementano il livello di colesterolo nel sangue e favoriscono la formazione di placche nelle arterie. Ma allo stesso modo lo contengono il burro, la panna e altri oli vegetali (cocco, colza, palmisti) e oli idrogenati spesso in percentuali anche superiori. Altro punto negativo, messo in evidenza da studi condotti negli ultimi anni in Belgio e in altri paesi europei, è che la spremitura a caldo e la raffinazione ad alte temperature, oltre a privarlo delle sostanze benefiche ne generano altre potenzialmente cancerogene. Obiettivamente non è un componente alimentare benefico, come non lo sono molti altri che assumiamo ogni giorno. Demonizzarlo è inutile. L’importante è prediligere il consumo di alimenti naturali: pane fresco, torte e biscotti casalinghi, ecc., e limitare quello dei prodotti alimentari confezionati e tecnologicamente modificati come merendine, pane confezionato, cracker, grissini e via discorrendo. Vale sempre la regola, secondo cui qualsiasi sostanza di cui si abusi diventa dannosa, anche se naturale>>.
Negli ultimi anni abbiamo assistito a un’inversione di rotta sul suo utilizzo. Esistono davvero alternative migliori a questo ingrediente? << La scelta di utilizzare l’olio di palma è stata influenzata da molti fattori. I principali sono: la sua composizione, molto simile a quella del burro, che gli garantisce un livello emulsionante quasi identico e rende i prodotti friabili e croccanti; il fatto che, una volta raffinato, sia inodore e incolore; e il suo basso costo di mercato. La nuova legge europea sulle etichettature obbliga, giustamente, le aziende produttrici a indicare ogni singolo ingrediente contenuto. Questo, insieme alla diffusione mediatica dei suoi potenziali effetti dannosi sulla salute, ha portato a una forte diminuzione del suo impiego. Sempre più spesso sulle confezioni troviamo la dicitura che indica la sua assenza. Continua comunque a essere utilizzato e difeso da svariati marchi produttori che ne difendono la sostenibilità e la non elevata pericolosità. Oggettivamente ingredienti migliori che possano sostituirlo non esistono. Altri oli vegetali o animali contengono comunque una percentuale elevata di acidi grassi saturi e non garantiscono la stessa resa del prodotto. La soluzione è cercare di trovare, tramite studi di tecnologia alimentare, tecniche di raffinazione alternative a quella ad alte temperature in modo da limitare perlomeno la formazione di sostanze cancerogene>>.
Alimentazione e salute vanno di pari passo. Noi siamo, come si dice, quello che mangiamo. Considerando che, da dicembre 2014, un cambiamento della legislazione europea obbliga l’industria alimentare ad indicare l’origine dell’olio utilizzato, con la completa tracciabilità del prodotto, la scelta del suo uso rimane ai consumatori.

A cura di Simona Manca

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