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Intervista al creatore di Sardu

Davide Costa il sardo di Sanluri che inventò il Sardu a Sanluri. Davide Costa, sardo e sanlurese doc, è l’inventore di “Sardu” ( Shardana antivirus rescue disk utility), una ‘pendrive multiboot’ che contiene tutto ciò che serve a salvare i nostri computer, a testarli e a recuperare dati. Ed è protagonista di una bella storia, quelle che abbiamo bisogno di sentire per riacquistare buonumore in tempi di crisi e pessimismo. Davide è decisamente una persona positiva. Non si risparmia, è spontaneo, semplice, propositivo, e… tetragono come un vero sardo doc. Si racconta con una naturalezza disarmante, con entusiasmo ed energia coinvolgenti. Lo stesso entusiasmo speciale che mette nel suo lavoro-passione e nel suo hobby (la corsa). Eppure un po’ di spocchia se la potrebbe permettere. Soprattutto quando riviste prestigiose di informatica parlano di lui e del suo Sardu, e diversi quotidiani ne pubblicano interviste. Quando può, soprattutto, affermare senza paura di smentite, di aver cominciato da zero, con tanta voglia di imparare, con forza e tenacia invidiabili. Ho provato a fargli qualche domanda. Da ignorante quale sono in materia Informatica, ero interessata più alla parte umana della sua storia che ai dati tecnici della sua invenzione (me la potrebbe spiegare mille volte e non ne verrei mai a capo). Gli ho chiesto dunque come ha cominciato. Mi racconta che la sua passione per l’informatica arrivò tardi, quando il suo lavoro di agente di commercio gli permise di acquistare il primo computer 66 megahertz con MsDos 6.22 e Windows 3.1. «Ero decisamente negato – confessa Davide Costa – facevo a gara con i miei amici: io a rovinare l’installazione e loro a riparare i danni che facevo». Una battuta-provocazione degli amici riguardo ai danni che combinava lo spinse a sfidare se stesso e una sera, tornando a casa, riuscì ad aggiustare il suo pc da solo. Da lì in poi fu una continua ricerca in completa autosufficienza. Comprò decine di riviste informatiche e, con l’avvento di internet, partecipò ai vari forum sull’argomento. «Ero sempre alla ricerca della novità – continua Costa – della soluzione e… proprio così mi imbattei, nel 2008, in un blog che vantava la tecnologia dei Rescue CD e cercava una soluzione per il fatto che ognuno occupava un cd. Per me fu una sfida che sfociò nel progetto “Sardu”: il primo software al mondo ad automatizzare la creazione di un cd/dvd/usb dotati di un pratico menu che avviava più sistemi. Avevo tanta voglia di fare, ma non avevo mai programmato in vita mia, non avevo molti computer sui quali fare prove. Avevo bisogno dell’aiuto degli amici, delle persone del forum. In quel periodo solo uno mi aiutava ma, per un progetto così ambizioso, era veramente poco. Elemosinavo un parere, continuavo ad aggiungere codici, migliorare. Realmente però non capivo se quello che stavo facendo servisse a qualcuno. Ero convinto che fosse una cosa grande, ma l’ambiente che mi circondava era decisamente freddo. Poi arrivò la svolta. Una mail ad un blog malese. La risposta: “It’s fantastic!”, una recensione e …il successo internazionale arrivò in una mattinata. Decine di email positive, suggerimenti, ma le difficoltà non erano ancora finite. Nessuno, qui, con cui poter collaborare, nessuno di cui fidarsi veramente per un aiuto». Così, rimboccate le maniche, Davide mette su il suo sito a tempo di record. «Non sono uno che si arrende, pochi giorni e avevo il mio sito, bruttissimo per gli esseri umani, ottimizzato al massimo per i motori di ricerca che iniziano a indicizzarlo e a posizionarlo nei risultati degli utenti disperati alla ricerca di una soluzione. I primi anni di Sardu li ho affrontati tutti da solo. Un amico tedesco (conosciuto nel web) seguiva la parte del forum nella sua lingua. Poi Sardu è diventata un’azienda. Il progetto di una versione Professional (a pagamento). Iniziano le prime collaborazioni esterne, qualcuna finisce. Esce una versione Pro “craccata” dopo poco più di un mese, ma come sempre non mi arrendo. Oggi c’è una persona che fa il 100 percento della parte web dell’azienda e io faccio il resto. Alcuni amici mi aiutano ad aggiornare il sito, a studiare novità ma non in modo continuativo». Molti giovanissimi “nativi digitali”, purtroppo, usano la tecnologia per digitare a velocità supersonica messaggini su whatsapp o per farsi i selfie. Ritengo invece che l’informatica, la tecnologia in genere, possano costituire, se usati con competenza, una possibilità creativa e di sbocco lavorativo per molti giovani. Ho chiesto a Davide se abbia in mente qualche progetto a questo proposito. «L’essere nativi digitali – ha risposto – non porta per forza ad avere conoscenze informatiche, magari viene spontaneo avere un approccio diverso da quello della nostra generazione. Usare whatsapp non vuol dire sapere usare il pc, vuol dire conoscere un applicativo di un telefono. Farsi i selfie non vuol dire saper fotografare ma usare una periferica del telefono. L’informatica è altra cosa. Per il mio carattere conoscere l’informatica vuol dire gestirla, far fare al computer quello che mi serve. Gestire il pc e non essere gestito. Non nascondo che questo non accade con lo smartphone. Da padre mi sono sempre chiesto se esistesse un modo soft e sicuro per avvicinare i bambini all’informatica. Anni fa avevo trovato delle distribuzioni Linux ad hoc. In seguito ho usato queste durante dei percorsi ideati nella scuola dell’infanzia frequentata da mia figlia. Col crescere della bambina questi prodotti sono diventati obsoleti e non all’altezza del nuovo obiettivo: essere complementare alla formazione scolastica. Nasce quindi il mio secondo progetto che ho voluto chiamare SARDUx, una distribuzione Linux Educational semplificata per essere usata da bambini di due anni e mezzo ma nello stesso tempo completa per essere usata da un insegnante della scuola primaria». Ci salutiamo. Anche il saluto di Davide è da sardo doc: “A si biri sempri sanus, a si biri sempri sardus. A mentzus bidere e…forza paris”.

-A cura di Paola Congia-

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